ELISA
SALA

BREVI NOTE
La sezione
dell'associazione Anpi di Macherio e Sovico è intitolata ad Elisa
Sala.
La giovane era una
staffetta partigiana che, da quanto si è potuto ricostruire, fu
torturata nella città di Monza fino a causarne la morte, il corpo
senza vita della coraggiosa giovane donna, fu ritrovato al confine tra
Macherio e Sovico.
La volontà di
intitolare ad Elisa Sala la sezione di Macherio e Sovico è un gesto
di riconoscenza verso quella giovane donna cui è stata tolta la vita
a causa dei propri ideali.
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| ELISA LA
PARTIGIANA DI MONZA |
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Biografia
di Elisa Sala Tratta dal libro di Riccardo Vinciguerra
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Elisa aveva un viso leggermente ovale con lineamenti fini e delicati
ed una corretta dialettica con la quale era piacevole conversare.
Più volte fermata da pattuglie
nazifasciste, con la sua sicurezza, riusciva a evadere le domande
rivoltegli e a far sparire le prove dei suoi compagni partigiani alla
macchia. L'attività di staffetta di questa ragazza, (in città e nei
dintorni di Monza), era conosciuta solo da pochi compagni con cui era
in contatto, la clandestinità voleva dire segretezza e sicurezza per
lei ed i suoi compagni.
Ogni gappista, ogni sappista, ogni
partigiano ed ogni staffetta avevano assunto un nome di battaglia,
Elisa Sala era conosciuta con il nome di Anna.
Si occupava di mantenere i contatti
con le formazioni partigiane dislocate sul territorio della Brianza e
anche del Bergamasco, ci sono testimonianze di coloro che l’hanno
conosciuta e vista molte volte partire da Monza per avventurarsi in
bicicletta verso Lecco e le alture sovrastanti, a volte prendere la
strada verso Trezzo sul¬l'Adda per recarsi a Osio Sotto dove era in
contatto con i partigiani della zona e verso la Val Brembana dove
portava gli ordini e le notizie dei vari gruppi partigiani e gappisti
con cui era in continuo contatto.
La lotta armata partigiana aveva
bisogno della collaborazione, del sostegno morale, materiale, della
popolazione ma soprattutto aveva bisogno delle staffette. Le staffette
partigiane erano mal viste dalle persone di idee contrarie ed
apostrofate con parole poco ortodosse per aver vissuto giorno e notte
con i partigiani. Molte di queste giovani staffette sono cadute nelle
mani dei nazifascisti, vennero torturate, seviziate, fucilate, o
mandate a morire nei campi di sterminio nazisti.
Dopo la liberazione sono state
pienamente e degnamente riabilitate, hanno potuto finalmente svelare
il vero motivo per cui non potevano parlare, non potevano svelare il
loro lavoro di staffette per non tradire i loro compagni e la
resistenza.
L'arresto di Elisa
Sala
Elisa
mentre si trovava nel distaccamento partigiano montano di San Giovanni
Bianco, dove si nascondeva, apprese la notizia della fucilazione dei
compagni di Vimercate da una sua amica staffetta di ritorno da una
missione nei dintorni di Trezzo sull’Adda, questo avvenimento
tragico la indusse a voler tornare a Monza, per riabbracciare la
madre, in ansia per il lungo tempo in silenzio senza avere sue
notizie.
Convinta
di essere stata dimenticata ormai dai suoi pedinatori fascisti l’11
Febbraio del 1945 decise di tornare a Monza si
fermò a Osio Sotto (Bg) per una commissione e di lì partì nel
pomeriggio in bicicletta raggiungendo nella sera stessa Vimercate,
dove passò la notte in casa di una famiglia del luogo.
All'alba
del giorno 13-2-1945 partì da Vimercate raggiungendo la sua
abitazione e finalmente potè riabbracciare la mamma e i familiari.
Non
uscì di casa per qualche giorno, per convincersi che il suo ritorno
non fosse stato notato, e per non farsi scoprire da qualche spia
fascista. Ma quella vita di clausura non gli si addiceva, e il
16-2-1945 decise di ripartire verso le montagne fra i suoi partigiani,
salutò la madre ed avvolta nel suo cappotto uscì di casa dicendo che
si sarebbe recata al cimitero a far visita alla tomba di suo padre
morto qualche anno prima. Credendo di non essere stata notata, si
diresse verso largo Mazzini, oltrepassò il cavalcavia dirigendosi
verso il cimitero, incurante di un'auto che a breve distanza la
seguiva, giunta in via Mentana appena attraversato il fiume Lambro la
macchina nera la sorpassò tagliandole
la strada e fu bloccata.
Due
militi scesi di corsa la fermarono prendendola per le braccia e sotto
lo sguardo atterrito dei passanti fu brutalmente gettata nella
macchina che fece retromarcia, girò su se stessa, avviandosi verso il
centro città, erano i militi fascisti dell'ufficio politico della
polizia investigativa.
Fu
condotta alla casa del fascio che si trovava in piazza Trento Trieste
dove subì il primo interrogatorio, ma visto il vano tentativo di
farla parlare, i carnefici fascisti decisero di condurla alla Villa
Reale di Monza nella camera della tortura, dove nessuno riusciva a
sopravvivere alle inumane ed atroci sevizie.
Fu
sottoposta alle più atroci torture e ridotta in fin di vita fu uccisa
con quattro colpi di pistola alla tempia destra e poi abbandonata
sulla strada fra Macherio e Sovico.
Fu
trovata all'alba del 17-2-1945 da un giovane di passaggio che avvisò
gli abitanti di Sovico, questi trovarono il corpo martoriato con
evidenti segni di torture, aveva le dita spezzate e gonfie, presentava
quattro fori di pallottole alla tempia destra senza fori di uscita
segno che è stata uccisa con un’arma di piccolo calibro 6,55 oppure
7,65.
Gli
abitanti di Sovico la portarono in paese e fu riconosciuta dai suoi
compagni di lotta i quali avvisarono i suoi familiari che accorsero
immediatamente per il riconoscimento della salma.
Lo
strazio della madre fu commovente e al suo dolore parteciparono tutti
gli abitanti di Sovico, Monza e dintorni.
Per
la perdita di questa coraggiosa ragazza, al dolore dei familiari si unì
quello di tutto l'apparato della Resistenza della Brianza, della Val
Sassina e della Val Brembana, con i quali Elisa collaborò con stima e
fedeltà. La pietà per quella giovane ragazza fu unanime i funerali
si svolsero in Sovico alla presenza di tutta la popolazione dei paesi
vicini.
Quel
giorno tutti i compagni Gappisti, Sappisti e partigiani resero omaggio
alla salma unendosi al dolore della famiglia.
Elisa
Sala
(Anna nome di battaglia)
Da borghi scuri a valli, collina e montagna,
giovane Monzese coraggiosa ‘Anna’,
portasti il soffio, di quella primavera,
vita, per quella libertà vera.
Tristi i tuoi giorni ti parean tanti,
ombra della notte d'agguati,
tempo di guerra, morte e distruzione,
attiva, compagna in missione.
Fratelli in nero e grigioverde,
la luce spenger dei compagni in macchia,
colpir, la stella che nella notte splende,
la forza di un sogno, di libertà e di gioia.
Destino ti fù, a breve vita,
vent'anni morir,
abbandono, nefasti in tortura,
l'ombra nera il fratel, la tua gioventù finir.
Ancor le tue carni non sciolte al martirio,
sulle tue strade tracciate dal tuo sudor,
irrompean, i tuoi compagni contro il nemico in delirio,
da contrade, colline e montagne, alla riscossa del tuo dolor.
Anna, oh! dolce Anna,
ricordo di grande fratellanza,
di sacrificio, di tanta sofferenza,
di una battaglia e di tanta speranza.
Vinciguerra Riccardo