a cura di Andrea Sironi - Direttore Responsabile Progetto e-Macherio

www.macherio.net - Testata Giornalistica Registrata - Tribunale di Monza n.1849/07042006

 

ARCHIVIO PUBBLICAZIONI ANNO 2007


I "corsivi" di e-Macherio

Macherio, lì 07 Dicembre 2007

Sempre più difficile "tirare" fine mese

Gli stipendi degli italiani sono stati erosi considerevolmente nel corso degli ultimi cinque anni e sono in coda a quelli dei Paesi industrializzati. Dal 2002 al 2007 i lavoratori hanno perso ben 1.900 euro!

La "rincorsa salariale" è determinata da una crescita delle retribuzioni inferiore all'inflazione reale e nasconde un effetto di trascinamento della perdita di potere d'acquisto: un lavoratore dipendente oltre alla perdita dell'anno in corso non recupera la diminuzione del potere d'acquisto nemmeno dell'anno precedente.

A fine anno, con le dinamiche connesse all'aumento di prezzo del greggio e i mancati rinnovi contrattuali, le stime su inflazione e retribuzioni restano sostanzialmente immobili, nonostante una crescita della produttività pari a circa 1 punto percentuale. Le retribuzioni contrattuali registrano una crescita media annua solamente del 2,7%, a fronte di un'inflazione del 3,2%.

Da notare inoltre la significativa differenza del potere d'acquisto dei redditi familiari di imprenditori e liberi professionisti con quello di impiegati e operai: per i primi è cresciuto, per i secondi e terzi "stranamente" è calato.

La bassa crescita delle retribuzioni si rende ancor più evidente se confrontata con quella dei maggiori paesi europei che hanno sempre registrato tassi di crescita nettamente superiori.

Le piattaforme rivendicative presentate da tutte le categorie in lotta per i rinnovi contrattuali non superano i settanta/ottanta euro netti mensili, ed il loro accoglimento non modificherà la condizione economica dal momento che si tratta di due o tre euro al giorno che saranno subito "mangiati" dall'inflazione strisciante.

Come si conciliano queste piattaforme rivendicative con la difficile condizione economica dei lavoratori? Chiedendo anche il triplo di quanto è stato rivendicato, saremo comunque sempre i fanalini di coda delle retribuzioni europee!

Che fare allora? Questo pseudo governo di centro-sinistra, se così si può definire, cosa avrà intenzione di fare per migliorare la vita delle famiglie italiane? Alla luce dei fatti cosa è effettivamente cambiato per una famiglia italiana fra essere governata da una coalizione di destra o di sinistra? Qualcuno si è accorto? Quanto devono ancora aspettare gli italiani per essere governati da persone che realmente antepongono gli interessi collettivi a quelli personali o di una certa casta? Dicono che la speranza è l'ultima a morire. Speriamo!

                                               


Macherio, lì 03 Novembre 2007

Forme di incertezza

Essere un umano equivale a essere capace di darsi un proprio mondo senza fermarsi a subire ciò che già esiste. Questo presuppone la possibilità di poter progettare un futuro, in altre parole, essere umani esige di non essere solo il risultato o lo schiavo di una situazione imposta dall’ambiente in cui viviamo.

E' sotto gli occhi di tutti il crescente squilibrio del pianeta, l’impatto sempre più evidente che esso ha sulla nostra vita quotidiana ma anche l’incertezza che grava su di noi rispetto a un possibile futuro; Sperimentiamo ogni giorno fino a quale punto il contesto economico-sociale in cui viviamo è sempre più difficile e precario.

E la maggior parte di noi non si fida più di valori che l’hanno ingannata e che, d’altronde, non corrispondono alla nostra esistenza e alle nostre esigenze presenti; Come dunque progettare un futuro senza certezze al livello della stessa vita, degli affetti, delle convinzioni?

Non c’è da stupirsi che ormai la gente sia così violenta contro di sè, contro gli altri o contro il mondo. Non ha più la possibilità di progettarsi un futuro e questo la lascia sempre meno capace di trasformare le sue energie in progetti per la realizzazione di opere umane. Questa impossibilità pesa in modo più inesorabile sui giovani perché hanno allo stesso tempo più energia vitale e sempre meno futuro. Si trovano dunque costretti a spendere, e perfino a distruggere la loro energia in tutti i modi possibili, perché non possono coltivarla attraverso la costruzione di un futuro.

L’incertezza economica è spesso evidenziata come quella che rovina la vita, anzitutto dei giovani, anche se non è l’unica e spesso si parla dei suoi aspetti immediati senza interrogare a sufficienza le cause che l'hanno generata.

Ad esempio, qualunque sia la sua parte di responsabilità, è raro oggi che una azienda possa essere considerata l’unica responsabile della precarietà della vita di coloro che ci lavorano. Anche lei è vittima dell’incertezza di un mercato che, in realtà, nessuno domina più.

Molti giovani non sanno se domani avranno un lavoro, quale esso sarà, dove si situerà, quale sarà il loro stipendio. Come è possibile costruirsi un futuro in un simile contesto? L’energia, l’immaginazione, il cuore coinvolti per l’elaborazione di una vita sono dispersi senza che possano servire a realizzare un’opera umana, nemmeno quella dell’amore.

Senza il progetto di un futuro, l’umanità come tale non può crescere, bisogna realizzare un contesto di vita e di cultura che renda possibile la costruzione di un luogo in cui abitare, convivere e compiere la propria umanità.

                                  


Macherio, lì 20 Settembre 2007

I Costi della Politica: Partiti e Denaro

La polemica di questa estate sui costi della politica si accompagna a quella recente sull'antipolitica.

Sono stati pubblicati libri come “La Casta”, sono stati scritti saggi ed articoli: agli occhi di tutti la macchina della politica (partiti e istituzioni insieme) ormai pesa sul bilancio pubblico complessivo in maniera insopportabile.

Si sono verificate reazioni, ed il governo ha approntato un disegno di legge tendente alla riduzione del fenomeno, a partire dagli Enti Locali: diminuzione della retribuzioni degli eletti (o nominati), minor numero di consiglieri eleggibili, abolizione delle circoscrizioni etc.... Un disegno di legge che pare avere poca fortuna, anche all'interno dello stesso Consiglio dei Ministri, e che ha suscitato reazioni indignate da parte degli esponenti degli Enti Locali che accusano il Governo di volerli colpire, quale “anello più debole della catena”.

L'idea di un finanziamento pubblico della politica nacque, nella seconda metà dell'800, con il passaggio dal “notabilato” ai grandi partiti di massa, frutto della rivoluzione industriale, con il nobile intento di permettere ai rappresentanti di tutti i ceti sociali di essere eletti, di far parte delle istituzioni: in Italia, i primi a muoversi su questo terreno furono i radicali (con una proposta di legge di Felice Cavallotti, nel 1881), ma fu un cammino arduo e difficile da percorrere.

Nei primi anni del '900, quando i socialisti raccolsero una significativa rappresentanza parlamentare, il problema si pose con grande evidenza: i parlamentari di allora disponevano soltanto del “permanente” ferroviario e non avendo in tasca i soldi per pagarsi una pensione, dormivano sulla carrozza del treno, facendo avanti e indietro.

Soltanto dopo la Liberazione il problema si risolse a livello parlamentare: negli Enti Locali si dovette attendere a lungo. Fu stabilito un minimo compenso per i Sindaci delle Città più grandi, a questo proposito si pensi che, nei primi anni '80, molti Sindaci vedevano la loro magra indennità integrata dal partito fino ad arrivare alla “mitica” cifra del livello V super dei metalmeccanici, che rappresentava il tetto massimo della retribuzione per i funzionari del partito. In realtà fu la corruzione a smuovere la macchina del finanziamento pubblico della politica. Infatti allora si pensò che una volta finanziati pubblicamente, i partiti non avrebbero avuto bisogno di finanziarsi per vie traverse.

Mai come in quella occasione la classe dirigente della politica italiana ebbe torto!

La legge fu sottoposta, nel 1978, a referendum e nonostante il massiccio schieramento parlamentare a favore (tutti i partiti, salvo PR, PLI e PdUP) si salvò a stento nel computo del voto popolare (questo in tempi in cui i partiti prevalevano nettamente, nell'orientamento politico dell'opinione pubblica su altri soggetti: si trattò del primo, inequivocabile, segnale di crisi del sistema dei partiti).

Da allora è storia nota: i costi della politica (dal finanziamento dei partiti in parlamento, alla creazione degli “assistenti particolari” per deputati e senatori, alla retribuzione dei Sindaci, Assessori, Presidenti, all'occupazione del potere da parte dei partiti negli enti di secondo grado, nelle aziende pubbliche e para-pubbliche) sono lievitati, nel modo oggi documentato con tanta dovizia di particolari, in contemporanea con la crescita della corruzione politica (ricordiamo Tangentopoli?) e la trasformazione del sistema politico, rappresentata soprattutto dal mutamento di ruolo, funzione, ragione sociale dei partiti.

Tutto questo ci deve far riflettere non tanto in termini di generica protesta della “società civile”, ma in termini davvero di analisi politica, a partire dal rapporto tra rappresentanza e governabilità.

Il principale problema sono i partiti; non a caso tutto questo meccanismo di spinta in avanti è nato dalla corruzione politica promossa dai partiti, cui si rispose pensando di finanziarli pubblicamente. Soltanto se il regime di vita interno ai partiti si sposterà dal potere di nomina, al ritorno ad una realtà di dibattito politico legato alle ragioni di rappresentanza sociale dei soggetti, allora questo discorso potrà essere affrontato efficacemente: in caso diverso si potranno proporre tutte le riduzioni probabili e possibili nelle indennità, nei gettoni di presenza, ma non si sarà affrontato il problema che spunterà, in altra forma, da qualche altra parte.

                                  


Macherio, lì 08 Settembre 2007

Famiglia: la prima risorsa della società

Da diverso tempo a questa parte il tema Famiglia ricorre insistentemente nei discorsi dei politici e negli articoli di stampa evidenziando le crescenti difficoltà che essa sta incontrando, senza che nessun, a parer mio, intraprenda un serio cammino per migliorarne la formazione. Nonostante i frequenti fallimenti del progetto di tante coppie e le dolorose conseguenze sui figli e sulla società, le indagini sociologiche mostrano fortunatamente che tra i primi valori anche dei giovani di oggi c’è la Famiglia.

Immagino che per ogni cittadino siano motivo di sofferenza le difficoltà che segnano molte delle nostre famiglie: giovani coppie che non riescono a sviluppare un progetto pur sognato per mancanza di risorse; instabilità economica e incertezza sul futuro sempre più marcate; situazioni conflittuali che determinano crisi a volte drammatiche come separazioni, divorzi, abusi nello stesso ambito familiare, abbandoni.

Questa situazione deve porre in continua verifica il nostro welfare: più attenzione alla prevenzione, risposte rapide alle domande di aiuto, di sostegno e di accompagnamento. A quanto pare Macherio sta per muoversi nella direzione giusta, infatti è stato appena inaugurato il CPF di via Visconti ovvero un Centro Polifunzionale per la Famiglia grazie al quale verranno attivati diversi utili servizi. Ovviamente attendiamo il naturale rodaggio della struttura sperando che sia realmente utile alla Famiglia e non uno strumento di mera propaganda politica.

La Famiglia deve essere considerata la più importante risorsa vitale della nostra società, grazie ad essa dobbiamo il nostro sviluppo; sostenerla deve essere un dovere di tutti. Del resto, quale ambiente è in grado di garantire la qualità della vita se non la Famiglia? Sicuramente ci potranno essere altri contesti che in parte la sostituiscono o la integrano, ma anche oggi la Famiglia costruita su relazioni umane significative e su valori autentici conserva un ruolo fondamentale sulla formazione e il benessere di ogni persona.

Le Famiglie devono essere protagoniste della vita sociale, proponendo o meglio esigendo una politica familiare più concreta ed efficiente, altrimenti diverranno le prime vittime dell'odierna intera classe politica.

                                  


Macherio, lì 21 Agosto 2007

Le Donne: potenzialità da valorizzare

Una grande potenzialità che il nostro Paese non riesce ancora a valorizzare completamente sono le donne, vere acrobate che si dimenano tra lavoro, famiglia e società.

Si evidenzia così come nel nostro paese permanga una cultura che, a trent’anni dall’inizio del processo di femminilizzazione del mercato del lavoro, stenta ancora a riconoscere il mutato ruolo della donna in seno alla famiglia e alla società, e che è ben lontana dal fornire effettiva sostanza al principio delle pari opportunità.

Rispetto ai paesi del Nord Europa, dove le donne lavorano senza per questo rinunciare alla maternità e i tassi di occupazione femminili sono elevati, l’Italia si caratterizza da un bassissimo livello di fecondità e da un altrettanto modesto tasso di occupazione femminile, uno dei più bassi dell’Unione Europea. Non solo, il nostro Paese si colloca agli ultimi posti della graduatoria in materia di spesa pubblica per la famiglia, la casa e l’esclusione sociale, cui dedica poco più dell’1% del Pil, contro una media della Unione Europea pari al 3,4%.

In Italia, infatti, esiste una forte carenza di servizi per l’infanzia: attualmente l’offerta pubblica di servizi copre appena il 7,4% della domanda, mentre lascia inaccolte il 32,7% delle richieste effettive.

La gravidanza, rappresenta per le donne lavoratrici una vera problematica: una donna su cinque, tra quelle occupate al momento della gravidanza, non lavora più dopo il parto, nel 69% di casi perché si licenzia, nel 23,8% perché è scaduto un contratto che non le è stato rinnovato, nel 6,9% perché è stata licenziata. D’altronde la maggior parte dei datori di lavoro ritiene la maternità un problema perché le donne, di norma ritenute più determinate e affidabili degli uomini, tornano al lavoro meno motivate e disponibili.

Siamo di fronte ad una società economica discriminante nei confronti delle donne, grazie alle quali la famiglia italiana può formarsi e crescere.

Speriamo vivamente che oltre a tanto discutere di pari opportunità si passi velocemente e soprattutto realmente ad una equità sociale.

                                 


Macherio, lì 07 Luglio 2007

Giustizia e Democrazia

Sono dell'opinione che vivere in un mondo privo di violenza sia un diritto che dovrebbe essere garantito ad ogni individuo. La pace è uno dei diritti fondamentali dell'umanità, senza la pace gli altri diritti come il diritto allo studio, la libertà d'espressione e l'accesso ad un sistema giudiziario equo, perdono il loro significato.

Una pace stabile si fonda sulla giustizia e sulla democrazia, senza di esse anche un periodo di calma apparente non può essere un periodo di vera tranquillità.

Considero il primo pilastro della Pace, la giustizia. La giustizia non è un fenomeno statico. La giustizia cresce e si evolve, per essere espressa e interpretata nel tempo. Più la nostra civiltà si evolve, tanto più sviluppa il concetto di giustizia; per esempio più di duecento anni fa la schiavitù era considerata un fatto lecito e picchiare un servo non era un reato perseguibile, ma oggi si può considerare giusta la schiavitù?

Nel diciottesimo secolo era considerata naturale l'esclusione delle donne dalla società, così come era considerato giusto relegarle alla vita domestica e al lavoro in cucina, in quell'epoca le donne non potevano neanche uscire di casa senza il permesso del consorte, ma oggi è necessario chiedersi se ciò sia stato giusto e legittimo.

Quindi la giustizia non è un concetto statico, muta e si evolve con il progresso delle scienze e della civiltà.

Il problema nasce quando un gruppo di fondamentalisti chiude gli occhi davanti alle evoluzioni del mondo, considera i cambiamenti come un'illusione e non intende riconsiderare le proprie regole e i propri valori; guardano il mondo con gli occhi dei loro antenati nel tentativo di risolvere i problemi di oggi con la sapienza di ieri.

Il secondo pilastro della Pace, a parer mio, è la democrazia, poiché non può durare una Pace che non sia basata sulla democrazia; se una società non si basa sui valori democratici in ogni momento può sussistere il pericolo del crollo e della disintegrazione dello Stato. Purtroppo o fortunatamente, la globalizzazione ha reso sia la guerra che la Pace dei fenomeni globali. Anche se non siamo direttamente coinvolti in una guerra, nel giro di pochissimo tempo ci possiamo accorgere che le sue conseguenze hanno colpito anche noi.

Se desideriamo quindi vivere in un mondo lontano dalla guerra e dalla violenza dobbiamo iniziare a sviluppare un concetto più ampio di giustizia e democrazia non solo nella nostra patria, ma anche in ogni parte del mondo.

Solo così la violazione dei diritti umani diventerà una questione internazionale e dunque capace di oltrepassare i confini dei singoli Paesi. Il destino di ogni uomo è intrecciato al destino degli altri uomini. Non possiamo pensare che il bene e la pace siano solo per noi e non per gli altri. Dobbiamo rendere anche gli altri partecipi del destino che auguriamo a noi stessi.

                                 


Macherio, lì 11 Maggio 2007

La Politica che sprofonda..... e a Macherio?

In queste ultime settimane molti cittadini si saranno chiesti (spero) dove andrà a finire la politica italiana, destra, sinistra, centro-destra, centro-sinistra, centro laico, centro cattolico e chi più ne ha più ne metta.

Il cittadino, la famiglia, il lavoro, la scuola, la sanità, qualcuno ci pensa ancora? La politica fino ad oggi cosa ha intrapreso per noi cittadini? Da un decennio a questa parte la situazione economica e sociale è andata peggiorando sempre più: inutile negarlo, precarietà sociale, nuove povertà, perdita dei valori più importanti.

Il quadro sicuramente è pessimistico, ma indubbiamente reale. Chi governa il paese cosa ha o avrà intenzione di fare per migliorare questa situazione? L'opposizione cosa ha o avrà intenzione di fare per migliorare questa situazione?

Le domande sono tante, le risposte invece sono poche e poco chiare.

Purtroppo il governo Prodi fino ad oggi ha fatto poco rispetto a quanto detto e scritto nel programma politico di presentazione. Sarebbe ipocrita da parte mia, che ho sempre creduto che la sinistra italiana fosse più sensibile al sociale, nascondere che i risultati finora ottenuti sono piuttosto deludenti.

Dall'altra parte si ha il centro-destra che difende a spada tratta valori che in anni di governo non ha mai ritenuto prioritari; mi viene da sorridere vedere coalizioni politiche che vogliono partecipare ad iniziative a favore della famiglia, mi viene da sorridere sentire l'on Silvio Berlusconi proclamare alla stampa che sarà presente con il cuore al family day di sabato 12 maggio.

Vorrei tanto una politica vicina, veramente vicina al cittadino che sappia proporre e soprattutto attuare azioni che possano migliorare la vita di ognuno di noi; innovare e differenziare gli interventi con politiche ispirate all’equità e finalizzate a garantire livelli essenziali di assistenza, diritti e opportunità per tutti.

Vorrei tanto una politica coraggiosa, capace una volta tanto di esaltare azioni e comportamenti che possano dare un contributo concreto alla nascita di una nuova società più solidale ed unita

Vorrei tanto una politica capace di rinnovare la propria agenda aprendo alla partecipazione e ritrovando la capacità di ascoltare e parlare ai cittadini.

Vorrei tanto una politica dedita agli interessi delle classi più povere, deboli ed indifese.

Vorrei tanto una politica che abbia una Etica con la E maiuscola.

La politica locale invece come sta? è in buona salute? a Macherio è da diverso tempo che i cittadini assistono a "balletti fra prime donne", l'ultimo in ordine cronologico è quello fra l'assessore Franco Verga e il consigliere della Lega Nord Giancarlo Porta, entrambi non nuovi a questo genere di situazioni, che a suon di articoli su giornali locali cercano in ogni modo di affermare la propria posizione quale "più giusta" riguardo la manutenzione del verde pubblico.

Il consigliere Porta sostiene che il verde pubblico non è curato, l'assessore Verga, per ovvi motivi, risponde che tutto va bene; se da un lato è sacrosanto segnalare situazioni di disagio e/o incuranza e dall'altro difendere il proprio operato, vorrei far presente la mia contrarietà a propinare alla cittadinanza queste diatribe la cui finalità è soltanto quella di screditare l'altro.

Assessore Verga e consigliere Porta i macheriesi si meritano soltanto questo?

Penso piacerebbe ai macheriesi vedere i propri amministratori che propongono tematiche di discussione più "corpose" e soprattutto che non utilizzano i mezzi di comunicazione a loro disposizione solo per dire "io sono il più bravo e più intelligente, è l'altro che sbaglia sempre".

Speriamo che al più presto la politica nazionale e locale faccia una seria e costruttiva autocritica.

                                  


Macherio, lì 13 Aprile 2007

25 aprile: giornata di straordinaria importanza!

Il 25 aprile si conferma come sempre una giornata di straordinaria importanza.

Ancora una volta dobbiamo essere grati non soltanto alle truppe alleate, ma soprattutto a quanti col sacrificio personale tennero in vita la speranza di un'Italia poi realizzatasi nell'impianto democratico sostenuto dalla Carta Costituzionale.

Un profondo ringraziamento a quanti con le loro battaglie civili anche dopo la liberazione hanno dato un apporto fondamentale nella costruzione e nella difesa di una società incardinata sui valori che ci sono stati tramandati dalla Resistenza.

Perché solidarietà e giustizia sociale, impegno nella costruzione quotidiana della Pace, difesa della libertà, sono valori mai come in questo momento attuali e necessari, in un Paese che deve guardare al futuro senza mai scordare il suo migliore passato.

La nostra identità è frutto della conoscenza della nostra storia. La memoria, la tradizione sono indispensabili per ogni società ed occorre ritornare alla memoria, alla tradizione per ristabilire la rete di rapporti che legano i figli ai padri, il presente al passato.

Dobbiamo rimanere fedeli, ogni giorno, al cuore pulsante della Resistenza, che è se stessa solo se si mantiene plurale e proiettata verso il futuro, verso la creazione del nuovo, in un contesto internazionale di pace, di giustizia, di libertà, di umana solidarietà.

Se dunque ciò che ricerchiamo ancor oggi è un di più di libertà, di democrazia, di giustizia, di solidarietà, di rispetto, di tolleranza e di pace è alle radici della Resistenza il luogo a cui dobbiamo sempre tornare, là dove democrazia, libertà, giustizia e pace furono guadagnate palmo a palmo, nel buio delle prigioni, nell'orrore delle esecuzioni, nell’annientamento dei lager, nella incontenibile felicità del 25 aprile 1945.

Un piccolo pensiero a Piero Calamandrei

                                 


Macherio, lì 05 Marzo 2007

La cittadinanza ci deve rendere più uguali

"Cittadini del mondo" erano le persone che non troppo tempo fa emigravano oltre i confini dello stato nazionale, i quali hanno messo in discussione una cittadinanza tutta legata alle tradizioni autoctone o al nascere in un luogo ben preciso. Essi attribuivano all'identità che li rendeva cittadini italiani, francesi o tedeschi la condizione necessaria per il godimento dei diritti.

Quando oggi parliamo di cittadinanza facciamo riferimento a quella più aperta e comprensiva ovvero quella che unisce e non quella che divide.

Esistono diritti umani che non devono mai essere negati a nessuno.

Sì può negare l'assistenza sanitaria perchè si è "straniero"? Sì può negare l'istruzione perchè si è "straniero"?

Per svincolarsi da questi pensieri molte volte ancora ben radicati nella nostra società è necessaria una cittadinanza "universale" legata all'accertamento di una integrazione.

Dobbiamo tutti noi porre attenzione a quei diritti detti "di cittadinanza" che accompagnano il cittadino indipendentemente dalla relazione che intrattiene con un territorio o con un gruppo.

Il termine cittadinanza visto come "universale" può mettere al riparo dalle trappole di un malinteso multiculturale.

Dobbiamo dire addio alla cittadinanza "censitaria" ovvero far dipendere la dotazione dei diritti dalle disponibilità finanziarie; un esempio: cosa diventa il diritto fondamentale alla salute quando questo viene affidato alla logica privatistica, sì che io ho tanta salute quanta le mie risorse consentono di acquistarne nel mercato?

Una "nuova" cittadinanza potrà sicuramente renderci tutti più uguali ed uniti!

                                  


Macherio, lì 27 Gennaio 2007

La Giornata della Memoria, qualcosa di più!

L'apertura alla libertà dei cancelli di Auschwitz, il 27 Gennaio 1945 è uno dei momenti simbolici più significativi del mondo moderno.

Ricordarlo in ogni ambito del sistema informativo ed educativo, è un dovere oltre che un atto di giustizia nei confronti delle milioni di persone assassinate e perseguitate dal nazismo e dalle leggi razziali fasciste, ebrei in primo luogo.

Penso che parlare di semplice commemorazione, di un atto cerimoniale destinato a perpetuarsi come una pur rispettabile "festa comandata" in cui i contenuti tendano a sbiadirsi sia un grave errore della società moderna.

Sbaglia, chi non capisce che la Giornata della Memoria non è mai stata così attuale e presente: terrorismi, guerre, stragi, genocidi dovuti a conflitti e malattie, figlie anche delle privazioni e delle povertà, sono purtroppo il nostro "quotidiano".

Non bisogna abbassare la guardia rispetto a chi continua a proporre falsi miti razziali, a chi addirittura nega che certi fatti siano mai accaduti.

I cancelli di Auschwitz sono lì a ricordarci chi siamo, che cosa sia potuto nascere ed evolversi anche nella civilissima Europa.

Le istituzioni quanto tali, dovranno dimostrare che si può e si deve lavorare ad un processo di crescita, di vita, che abbia come fondamento la forza dei valori di una comunità contro l'ottusità della violenza.

Macherio dovrà sempre più ospitare esperienze di pace, per costruire un futuro di convivenza tra religioni e culture diverse.

                                  

 

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