| Macherio, lì
07 Dicembre 2007
Sempre più
difficile "tirare" fine mese
Gli stipendi degli italiani
sono stati erosi considerevolmente nel corso degli ultimi
cinque anni e sono in coda a quelli dei Paesi
industrializzati. Dal 2002 al 2007 i lavoratori hanno perso
ben 1.900 euro!
La "rincorsa
salariale" è determinata da una crescita delle
retribuzioni inferiore all'inflazione reale e nasconde un
effetto di trascinamento della perdita di potere d'acquisto:
un lavoratore dipendente oltre alla perdita dell'anno in corso
non recupera la diminuzione del potere d'acquisto nemmeno
dell'anno precedente.
A fine anno, con le dinamiche
connesse all'aumento di prezzo del greggio e i mancati rinnovi
contrattuali, le stime su inflazione e retribuzioni restano
sostanzialmente immobili, nonostante una crescita della
produttività pari a circa 1 punto percentuale. Le
retribuzioni contrattuali registrano una crescita media annua
solamente del 2,7%, a fronte di un'inflazione del 3,2%.
Da notare inoltre la
significativa differenza del potere d'acquisto dei redditi
familiari di imprenditori e liberi professionisti con quello
di impiegati e operai: per i primi è cresciuto, per i secondi
e terzi "stranamente" è calato.
La bassa crescita delle
retribuzioni si rende ancor più evidente se confrontata con
quella dei maggiori paesi europei che hanno sempre registrato
tassi di crescita nettamente superiori.
Le piattaforme rivendicative
presentate da tutte le categorie in lotta per i rinnovi
contrattuali non superano i settanta/ottanta euro netti
mensili, ed il loro accoglimento non modificherà la
condizione economica dal momento che si tratta di due o tre
euro al giorno che saranno subito "mangiati"
dall'inflazione strisciante.
Come si conciliano queste
piattaforme rivendicative con la difficile condizione
economica dei lavoratori? Chiedendo anche il triplo di quanto
è stato rivendicato, saremo comunque sempre i fanalini di
coda delle retribuzioni europee!
Che fare allora? Questo
pseudo governo di centro-sinistra, se così si può definire,
cosa avrà intenzione di fare per migliorare la vita delle
famiglie italiane? Alla luce dei fatti cosa è effettivamente
cambiato per una famiglia italiana fra essere governata da una
coalizione di destra o di sinistra? Qualcuno si è accorto?
Quanto devono ancora aspettare gli italiani per essere
governati da persone che realmente antepongono gli interessi
collettivi a quelli personali o di una certa casta? Dicono che
la speranza è l'ultima a morire. Speriamo!
Macherio, lì 03 Novembre 2007
Forme di
incertezza
Essere un umano equivale a essere
capace di darsi un proprio mondo senza fermarsi a subire ciò che
già esiste. Questo
presuppone la possibilità di poter progettare un futuro, in altre
parole, essere umani esige di non essere solo il risultato o lo
schiavo di una situazione imposta dall’ambiente in cui viviamo.
E' sotto gli occhi di tutti il
crescente squilibrio del pianeta, l’impatto sempre più evidente
che esso ha sulla nostra vita quotidiana ma anche l’incertezza
che grava su di noi rispetto a un possibile futuro; Sperimentiamo
ogni giorno fino a quale punto il contesto economico-sociale in
cui viviamo è sempre più difficile e precario.
E la maggior parte di noi non si
fida più di valori che l’hanno ingannata e che, d’altronde,
non corrispondono alla nostra esistenza e alle nostre esigenze
presenti; Come dunque progettare un futuro senza certezze al
livello della stessa vita, degli affetti, delle convinzioni?
Non c’è da stupirsi che ormai
la gente sia così violenta contro di sè, contro gli altri o
contro il mondo. Non ha più la possibilità di progettarsi un
futuro e questo la lascia sempre meno capace di trasformare le sue
energie in progetti per la realizzazione di opere umane. Questa
impossibilità pesa in modo più inesorabile sui giovani perché
hanno allo stesso tempo più energia vitale e sempre meno futuro.
Si trovano dunque costretti a spendere, e perfino a distruggere la
loro energia in tutti i modi possibili, perché non possono
coltivarla attraverso la costruzione di un futuro.
L’incertezza economica è
spesso evidenziata come quella che rovina la vita, anzitutto dei
giovani, anche se non è l’unica e spesso si parla dei suoi
aspetti immediati senza interrogare a sufficienza le cause che
l'hanno generata.
Ad esempio, qualunque sia la sua
parte di responsabilità, è raro oggi che una azienda possa
essere considerata l’unica responsabile della precarietà della
vita di coloro che ci lavorano. Anche lei è vittima
dell’incertezza di un mercato che, in realtà, nessuno domina più.
Molti giovani non sanno se domani
avranno un lavoro, quale esso sarà, dove si situerà, quale sarà
il loro stipendio. Come è possibile costruirsi un futuro in un
simile contesto? L’energia,
l’immaginazione, il cuore coinvolti per l’elaborazione di una
vita sono dispersi senza che possano servire a realizzare
un’opera umana, nemmeno quella dell’amore.
Senza il progetto di un futuro,
l’umanità come tale non può crescere, bisogna realizzare un
contesto di vita e di cultura che
renda possibile la costruzione di un luogo in cui abitare,
convivere e compiere la propria umanità.
Macherio, lì 20 Settembre
2007
I
Costi della Politica: Partiti e Denaro
La polemica di questa estate sui
costi della politica si accompagna a quella recente
sull'antipolitica.
Sono stati pubblicati libri come “La Casta”, sono stati
scritti saggi ed articoli: agli occhi di tutti la macchina della
politica (partiti e istituzioni insieme) ormai pesa sul bilancio
pubblico complessivo in maniera insopportabile.
Si sono verificate reazioni, ed il governo ha approntato un
disegno di legge tendente alla riduzione del fenomeno, a partire
dagli Enti Locali: diminuzione della retribuzioni degli eletti (o
nominati), minor numero di consiglieri eleggibili, abolizione
delle circoscrizioni etc.... Un disegno di legge che pare avere
poca fortuna, anche all'interno dello stesso Consiglio dei
Ministri, e che ha suscitato reazioni indignate da parte degli
esponenti degli Enti Locali che accusano il Governo di volerli
colpire, quale “anello più debole della catena”.
L'idea di un finanziamento
pubblico della politica nacque, nella seconda metà dell'800, con
il passaggio dal “notabilato” ai grandi partiti di massa,
frutto della rivoluzione industriale, con il nobile intento di
permettere ai rappresentanti di tutti i ceti sociali di essere
eletti, di far parte delle istituzioni: in Italia, i primi a
muoversi su questo terreno furono i radicali (con una proposta di
legge di Felice Cavallotti, nel 1881), ma fu un cammino arduo e
difficile da percorrere.
Nei primi anni del '900, quando i socialisti raccolsero una
significativa rappresentanza parlamentare, il problema si pose con
grande evidenza: i parlamentari di allora disponevano soltanto del
“permanente” ferroviario e non avendo in tasca i soldi per
pagarsi una pensione, dormivano sulla carrozza del treno, facendo
avanti e indietro.
Soltanto dopo la Liberazione il problema si risolse a livello
parlamentare: negli Enti Locali si dovette attendere a lungo. Fu
stabilito un minimo compenso per i Sindaci delle Città più
grandi, a questo proposito si pensi che, nei primi anni '80, molti
Sindaci vedevano la loro magra indennità integrata dal partito
fino ad arrivare alla “mitica” cifra del livello V super dei
metalmeccanici, che rappresentava il tetto massimo della
retribuzione per i funzionari del partito. In realtà fu la
corruzione a smuovere la macchina del finanziamento pubblico della
politica. Infatti allora si pensò che una volta finanziati
pubblicamente, i partiti non avrebbero avuto bisogno di
finanziarsi per vie traverse.
Mai come in quella occasione la classe dirigente della politica
italiana ebbe torto!
La legge fu sottoposta, nel 1978, a referendum e nonostante il
massiccio schieramento parlamentare a favore (tutti i partiti,
salvo PR, PLI e PdUP) si salvò a stento nel computo del voto
popolare (questo in tempi in cui i partiti prevalevano nettamente,
nell'orientamento politico dell'opinione pubblica su altri
soggetti: si trattò del primo, inequivocabile, segnale di crisi
del sistema dei partiti).
Da allora è storia nota: i costi della politica (dal
finanziamento dei partiti in parlamento, alla creazione degli
“assistenti particolari” per deputati e senatori, alla
retribuzione dei Sindaci, Assessori, Presidenti, all'occupazione
del potere da parte dei partiti negli enti di secondo grado, nelle
aziende pubbliche e para-pubbliche) sono lievitati, nel modo oggi
documentato con tanta dovizia di particolari, in contemporanea con
la crescita della corruzione politica (ricordiamo Tangentopoli?) e
la trasformazione del sistema politico, rappresentata soprattutto
dal mutamento di ruolo, funzione, ragione sociale dei partiti.
Tutto questo ci deve far
riflettere non tanto in termini di generica protesta della
“società civile”, ma in termini davvero di analisi politica,
a partire dal rapporto tra rappresentanza e governabilità.
Il principale problema sono i
partiti; non a caso tutto questo meccanismo di spinta in avanti è
nato dalla corruzione politica promossa dai partiti, cui si
rispose pensando di finanziarli pubblicamente. Soltanto se il
regime di vita interno ai partiti si sposterà dal potere di
nomina, al ritorno ad una realtà di dibattito politico legato
alle ragioni di rappresentanza sociale dei soggetti, allora questo
discorso potrà essere affrontato efficacemente: in caso diverso
si potranno proporre tutte le riduzioni probabili e possibili
nelle indennità, nei gettoni di presenza, ma non si sarà
affrontato il problema che spunterà, in altra forma, da qualche
altra parte.
Macherio, lì 08 Settembre
2007
Famiglia: la
prima risorsa della società
Da diverso tempo a
questa parte il tema Famiglia ricorre insistentemente nei discorsi
dei politici e negli articoli di stampa evidenziando le crescenti
difficoltà che essa sta incontrando, senza che nessun, a parer
mio, intraprenda un serio cammino per migliorarne la formazione.
Nonostante i frequenti fallimenti
del progetto di tante coppie
e le dolorose conseguenze sui figli e sulla società, le indagini
sociologiche mostrano
fortunatamente che tra i primi valori anche dei giovani di oggi
c’è la Famiglia.
Immagino che per
ogni cittadino siano motivo di sofferenza le difficoltà che
segnano molte delle nostre famiglie: giovani coppie che non
riescono a sviluppare un progetto pur sognato per mancanza di
risorse; instabilità economica e incertezza sul futuro sempre più
marcate; situazioni conflittuali che determinano crisi a volte
drammatiche come separazioni, divorzi, abusi nello stesso ambito
familiare, abbandoni.
Questa situazione
deve porre in continua verifica il nostro welfare: più attenzione
alla prevenzione, risposte rapide alle domande di aiuto, di
sostegno e di accompagnamento. A quanto pare Macherio sta per
muoversi nella direzione giusta, infatti è stato appena
inaugurato il CPF di via Visconti ovvero un Centro Polifunzionale
per la Famiglia grazie al quale verranno attivati diversi utili
servizi. Ovviamente attendiamo il naturale rodaggio della
struttura sperando che sia realmente utile alla Famiglia e non uno
strumento di mera propaganda politica.
La Famiglia deve
essere considerata la più importante risorsa vitale della nostra
società, grazie ad essa dobbiamo il nostro sviluppo; sostenerla
deve essere un dovere di tutti. Del
resto, quale ambiente è in grado di garantire la qualità della
vita se non la Famiglia?
Sicuramente ci potranno essere altri contesti che in parte la
sostituiscono o la integrano, ma
anche oggi la Famiglia costruita su relazioni umane significative
e su valori autentici conserva un ruolo
fondamentale sulla formazione e il benessere di ogni persona.
Le Famiglie devono
essere protagoniste della vita sociale, proponendo o meglio
esigendo una politica familiare più concreta ed efficiente,
altrimenti diverranno le prime vittime dell'odierna intera classe
politica.
Macherio, lì 21 Agosto 2007
Le Donne:
potenzialità da valorizzare
Una grande potenzialità che il
nostro Paese non riesce ancora a valorizzare completamente sono le
donne, vere acrobate che si dimenano tra lavoro, famiglia e società.
Si evidenzia così come nel
nostro paese permanga una cultura che, a trent’anni
dall’inizio del processo di femminilizzazione del mercato del
lavoro, stenta ancora a riconoscere il mutato ruolo della donna in
seno alla famiglia e alla società, e che è ben lontana dal
fornire effettiva sostanza al principio delle pari opportunità.
Rispetto ai paesi del Nord
Europa, dove le donne lavorano senza per questo rinunciare alla
maternità e i tassi di occupazione femminili sono elevati,
l’Italia si caratterizza da un bassissimo livello di fecondità
e da un altrettanto modesto tasso di occupazione femminile, uno
dei più bassi dell’Unione Europea. Non solo, il nostro Paese si
colloca agli ultimi posti della graduatoria in materia di spesa
pubblica per la famiglia, la casa e l’esclusione sociale, cui
dedica poco più dell’1% del Pil, contro una media della Unione
Europea pari al 3,4%.
In Italia, infatti, esiste una
forte carenza di servizi per l’infanzia: attualmente l’offerta
pubblica di servizi copre appena il 7,4% della domanda, mentre
lascia inaccolte il 32,7% delle richieste effettive.
La gravidanza, rappresenta per le
donne lavoratrici una vera problematica: una donna su cinque, tra
quelle occupate al momento della gravidanza, non lavora più dopo
il parto, nel 69% di casi perché si licenzia, nel 23,8% perché
è scaduto un contratto che non le è stato rinnovato, nel 6,9%
perché è stata licenziata. D’altronde la maggior parte dei
datori di lavoro ritiene la maternità un problema perché le
donne, di norma ritenute più determinate e affidabili degli
uomini, tornano al lavoro meno motivate e disponibili.
Siamo di fronte ad una società economica
discriminante nei confronti delle donne, grazie alle quali la
famiglia italiana può formarsi e crescere.
Speriamo vivamente che oltre a
tanto discutere di pari opportunità si passi velocemente e
soprattutto realmente ad una equità sociale.
Macherio, lì 07 Luglio 2007
Giustizia
e Democrazia
Sono dell'opinione
che vivere in un mondo privo di violenza sia un diritto che
dovrebbe essere garantito ad ogni individuo. La
pace è uno dei diritti fondamentali dell'umanità, senza la pace
gli altri diritti come il diritto allo studio, la libertà
d'espressione e l'accesso ad un sistema giudiziario equo, perdono
il loro significato.
Una pace stabile si
fonda sulla giustizia e sulla democrazia, senza di esse anche un
periodo di calma apparente non può essere un periodo di vera
tranquillità.
Considero il primo
pilastro della Pace, la giustizia. La giustizia non è un fenomeno
statico. La giustizia cresce e si evolve, per essere espressa e
interpretata nel tempo. Più
la nostra civiltà si evolve, tanto più sviluppa il concetto di
giustizia; per esempio più di duecento anni fa la schiavitù era
considerata un fatto lecito e picchiare un servo non era un reato
perseguibile, ma oggi si può considerare giusta la schiavitù?
Nel diciottesimo
secolo era considerata naturale l'esclusione delle donne dalla
società, così come era considerato giusto relegarle alla vita
domestica e al lavoro in cucina, in quell'epoca le donne non
potevano neanche uscire di casa senza il permesso del consorte, ma
oggi è necessario chiedersi se ciò sia stato giusto e legittimo.
Quindi la giustizia
non è un concetto statico, muta e si evolve con il progresso
delle scienze e della civiltà.
Il problema nasce
quando un gruppo di fondamentalisti chiude gli occhi davanti alle
evoluzioni del mondo, considera i cambiamenti come un'illusione e
non intende riconsiderare le proprie regole e i propri valori;
guardano il mondo con gli occhi dei loro antenati nel tentativo di
risolvere i problemi di oggi con la sapienza di ieri.
Il secondo pilastro
della Pace, a parer mio, è la democrazia, poiché non può durare
una Pace che non sia basata sulla democrazia; se una società non
si basa sui valori democratici in ogni momento può sussistere il
pericolo del crollo e della disintegrazione dello Stato. Purtroppo
o fortunatamente, la globalizzazione ha reso sia la guerra che la
Pace dei fenomeni globali. Anche se non siamo direttamente
coinvolti in una guerra, nel giro di pochissimo tempo ci possiamo
accorgere che le sue conseguenze hanno colpito anche noi.
Se desideriamo
quindi vivere in un mondo lontano dalla guerra e dalla violenza
dobbiamo iniziare a sviluppare un concetto più ampio di giustizia
e democrazia non solo nella nostra patria, ma anche in ogni parte
del mondo.
Solo così la
violazione dei diritti umani diventerà una questione
internazionale e dunque capace di oltrepassare i confini dei
singoli Paesi. Il destino di
ogni uomo è intrecciato al destino degli altri uomini. Non
possiamo pensare che il bene e la pace siano solo per noi e non
per gli altri. Dobbiamo
rendere anche gli altri partecipi del destino che auguriamo a noi
stessi.
Macherio, lì 11 Maggio 2007
La Politica
che sprofonda..... e a Macherio?
In queste ultime settimane molti
cittadini si saranno chiesti (spero) dove andrà a finire la
politica italiana, destra, sinistra, centro-destra,
centro-sinistra, centro laico, centro cattolico e chi più ne ha
più ne metta.
Il cittadino, la famiglia, il
lavoro, la scuola, la sanità, qualcuno ci pensa ancora? La
politica fino ad oggi cosa ha intrapreso per noi cittadini? Da un
decennio a questa parte la situazione economica e sociale è
andata peggiorando sempre più: inutile negarlo, precarietà
sociale, nuove povertà, perdita dei valori più importanti.
Il quadro sicuramente è
pessimistico, ma indubbiamente reale. Chi governa il paese cosa ha
o avrà intenzione di fare per migliorare questa situazione?
L'opposizione cosa ha o avrà intenzione di fare per migliorare
questa situazione?
Le domande sono tante, le
risposte invece sono poche e poco chiare.
Purtroppo il governo Prodi fino
ad oggi ha fatto poco rispetto a quanto detto e scritto nel
programma politico di presentazione. Sarebbe ipocrita da parte
mia, che ho sempre creduto che la sinistra italiana fosse più
sensibile al sociale, nascondere che i risultati finora ottenuti
sono piuttosto deludenti.
Dall'altra parte si ha il
centro-destra che difende a spada tratta valori che in anni di
governo non ha mai ritenuto prioritari; mi viene da sorridere
vedere coalizioni politiche che vogliono partecipare ad iniziative
a favore della famiglia, mi viene da sorridere sentire l'on Silvio
Berlusconi proclamare alla stampa che sarà presente con il cuore
al family day di sabato 12 maggio.
Vorrei tanto una politica vicina,
veramente vicina al cittadino che sappia proporre e soprattutto
attuare azioni che possano migliorare la vita di ognuno di noi; innovare
e differenziare gli interventi con politiche ispirate all’equità
e finalizzate a garantire livelli essenziali di assistenza,
diritti e opportunità per tutti.
Vorrei tanto una politica
coraggiosa, capace una volta tanto di esaltare azioni e
comportamenti che possano dare un contributo concreto alla nascita
di una nuova società più solidale ed unita
Vorrei tanto una politica capace
di rinnovare la propria agenda aprendo alla partecipazione e
ritrovando la capacità di ascoltare e parlare ai cittadini.
Vorrei tanto una politica dedita
agli interessi delle classi più povere, deboli ed indifese.
Vorrei tanto una politica che
abbia una Etica con la E maiuscola.
La politica locale invece come
sta? è in buona salute? a Macherio è da diverso tempo che i
cittadini assistono a "balletti fra prime donne",
l'ultimo in ordine cronologico è quello fra l'assessore Franco
Verga e il consigliere della Lega Nord Giancarlo Porta, entrambi
non nuovi a questo genere di situazioni, che a suon di articoli su
giornali locali cercano in ogni modo di affermare la propria
posizione quale "più giusta" riguardo la manutenzione
del verde pubblico.
Il consigliere Porta sostiene che
il verde pubblico non è curato, l'assessore Verga, per ovvi
motivi, risponde che tutto va bene; se da un lato è sacrosanto
segnalare situazioni di disagio e/o incuranza e dall'altro
difendere il proprio operato, vorrei far presente la mia
contrarietà a propinare alla cittadinanza queste diatribe la cui
finalità è soltanto quella di screditare l'altro.
Assessore Verga e consigliere
Porta i macheriesi si meritano soltanto questo?
Penso piacerebbe ai macheriesi
vedere i propri amministratori che propongono tematiche di
discussione più "corpose" e soprattutto che non
utilizzano i mezzi di comunicazione a loro disposizione solo per
dire "io sono il più bravo e più intelligente, è
l'altro che sbaglia sempre".
Speriamo che al più presto la
politica nazionale e locale faccia una seria e costruttiva
autocritica.
Macherio, lì 13 Aprile 2007
25
aprile: giornata di straordinaria importanza!
Il 25 aprile si conferma come
sempre una giornata di straordinaria importanza.
Ancora una volta dobbiamo essere
grati non soltanto alle truppe alleate, ma soprattutto a quanti
col sacrificio personale tennero in vita la speranza di un'Italia
poi realizzatasi nell'impianto democratico sostenuto dalla Carta
Costituzionale.
Un profondo ringraziamento a
quanti con le loro battaglie civili anche dopo la liberazione
hanno dato un apporto fondamentale
nella costruzione e nella difesa di una società incardinata sui
valori che ci sono stati tramandati dalla Resistenza.
Perché solidarietà e giustizia
sociale, impegno nella costruzione quotidiana della Pace, difesa
della libertà, sono valori mai come in questo momento attuali e
necessari, in un Paese che deve guardare al futuro senza mai
scordare il suo migliore passato.
La nostra identità è frutto
della conoscenza della nostra storia. La memoria, la tradizione
sono indispensabili per ogni società ed occorre ritornare alla
memoria, alla tradizione per ristabilire la rete di rapporti che
legano i figli ai padri, il presente al passato.
Dobbiamo rimanere fedeli, ogni
giorno, al cuore pulsante della Resistenza, che è se stessa solo
se si mantiene plurale e proiettata verso il futuro, verso la
creazione del nuovo, in un contesto internazionale di pace, di
giustizia, di libertà, di umana solidarietà.
Se dunque ciò che
ricerchiamo ancor oggi è un di più di libertà, di democrazia,
di giustizia, di solidarietà, di rispetto, di tolleranza e di
pace è alle radici della Resistenza il luogo a cui dobbiamo
sempre tornare, là dove democrazia, libertà, giustizia e pace
furono guadagnate palmo a palmo, nel buio delle prigioni,
nell'orrore delle esecuzioni, nell’annientamento dei lager,
nella incontenibile felicità del 25 aprile 1945.
Un
piccolo pensiero a Piero Calamandrei
Macherio, lì 05 Marzo 2007
La
cittadinanza ci deve rendere più uguali
"Cittadini del mondo"
erano le persone che non troppo tempo fa emigravano oltre i
confini dello stato nazionale, i quali hanno messo in discussione
una cittadinanza tutta legata alle tradizioni autoctone o al
nascere in un luogo ben preciso. Essi attribuivano all'identità
che li rendeva cittadini italiani, francesi o tedeschi la
condizione necessaria per il godimento dei diritti.
Quando oggi parliamo di
cittadinanza facciamo riferimento a quella più aperta e
comprensiva ovvero quella che unisce e non quella che divide.
Esistono diritti umani che non
devono mai essere negati a nessuno.
Sì può negare l'assistenza
sanitaria perchè si è "straniero"? Sì può negare
l'istruzione perchè si è "straniero"?
Per svincolarsi da questi
pensieri molte volte ancora ben radicati nella nostra società è
necessaria una cittadinanza "universale" legata
all'accertamento di una integrazione.
Dobbiamo tutti noi porre
attenzione a quei diritti detti "di cittadinanza" che
accompagnano il cittadino indipendentemente dalla relazione che
intrattiene con un territorio o con un gruppo.
Il termine cittadinanza visto
come "universale" può mettere al riparo dalle trappole
di un malinteso multiculturale.
Dobbiamo dire addio alla
cittadinanza "censitaria" ovvero far dipendere la
dotazione dei diritti dalle disponibilità finanziarie; un
esempio: cosa diventa il diritto fondamentale alla salute quando
questo viene affidato alla logica privatistica, sì che io ho
tanta salute quanta le mie risorse consentono di acquistarne nel
mercato?
Una "nuova"
cittadinanza potrà sicuramente renderci tutti più uguali ed
uniti!
Macherio, lì 27 Gennaio 2007
La Giornata
della Memoria, qualcosa di più!
L'apertura alla libertà dei
cancelli di Auschwitz, il 27 Gennaio 1945 è uno dei momenti
simbolici più significativi del mondo moderno.
Ricordarlo in ogni ambito del
sistema informativo ed educativo, è un dovere oltre che un atto
di giustizia nei confronti delle milioni di persone assassinate e
perseguitate dal nazismo e dalle leggi razziali fasciste, ebrei in
primo luogo.
Penso che parlare di semplice
commemorazione, di un atto cerimoniale destinato a perpetuarsi
come una pur rispettabile "festa comandata" in cui i
contenuti tendano a sbiadirsi sia un grave errore della società
moderna.
Sbaglia, chi non capisce che la
Giornata della Memoria non è mai stata così attuale e presente:
terrorismi, guerre, stragi, genocidi dovuti a conflitti e
malattie, figlie anche delle privazioni e delle povertà, sono
purtroppo il nostro "quotidiano".
Non bisogna abbassare la guardia
rispetto a chi continua a proporre falsi miti razziali, a chi
addirittura nega che certi fatti siano mai accaduti.
I cancelli di Auschwitz sono lì
a ricordarci chi siamo, che cosa sia potuto nascere ed evolversi
anche nella civilissima Europa.
Le istituzioni quanto tali,
dovranno dimostrare che si può e si deve lavorare ad un processo
di crescita, di vita, che abbia come fondamento la forza dei
valori di una comunità contro l'ottusità della violenza.
Macherio dovrà sempre più
ospitare esperienze di pace, per costruire un futuro di convivenza
tra religioni e culture diverse.
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