| Macherio, lì
15 Dicembre 2008
Le sfide
dell'Italia e le "riforme dal basso"
Le
sfide a cui l'Italia deve prepararsi non riguardano soltanto
la nostra classe dirigente, politica ed imprenditoriale.
E' il momento di scostarsi dalle
abituali agende di fantomatici progetti che chiamano in causa
attori lenti e pesanti, quali governo, istituzioni locali ed
altre istituzioni dello Stato.
Naturalmente
esistono riforme urgenti ed essenziali per il nostro Paese che
richiedono inevitabilmente decisioni politiche, ma non
dobbiamo sottovalutare le tante "riforme dal basso"
che dipendono da tutti noi, costano poco e non richiedono iter
burocratici complessi ed interminabili, perchè possono
nascere dalla società civile o addirittura da comportamenti
individuali. Nel
nostro Paese ogni giorno vengono prese delle scelte
"decentrate", perfino a livello individuale, che nel
tempo hanno una straordinaria portata strategica.
Ogni giovane
italiano che dopo aver imparato l'inglese decida di studiare
anche il cinese, il russo o l'arabo fa un investimento sul
proprio futuro che rappresenta anche un miglioramento del
"capitale umano" del nostro Paese.
Ogni giovane
che parte per un periodo di studio-lavoro all'estero affronta
dei rischi, mette in gioco tutto quello che ha (affetti
familiari, sicurezze legate alla consuetudine etc...) per
costruire qualcosa: è un pezzo d'Italia che affronta il Nuovo
Mondo.
Chi si
mobilita nel volontariato, per creare una società meno dura
con i deboli, lavora per depotenziare l'accumulo di
risentimento e rancore che è un terreno di coltura della
microcriminalità.
Chi si
impegna nella difesa dell'ambiente, prepara un nuovo modello
di sviluppo che sarà la nostra esportazione più preziosa
verso i paesi emergenti.
Chi dedica le
proprie energie a diffondere una cultura della legalità e
delle regole cerca di fondare un'etica nuova pronta ad
affrontare la competizione internazionale.
Le tante
"riforme dal basso" che si possono avviare da subito
sono un antidoto alla rassegnazione, al senso di impotenza che
spesso si respira in Italia nell'attesa sempre delusa di una
rinascita nazionale e serviranno anche alla formazione della
futura, sicuramente migliore, classe dirigente e politica.
Macherio, lì 06
Novembre 2008
Crisi
Finanziaria: chi pagherà il conto?
Nelle ultime settimane, miliardi e miliardi di dollari ed
euro sono stati bruciati fra perdite e svalutazioni delle
banche del pianeta. La crisi presenta un conto molto più
drammatico e salato di quanto si potesse immaginare.
A Barack Obama, nuovo presidente degli Stati Uniti, toccherà
raccogliere la pesante eredità dell’amministrazione di
George W. Bush che lascia un paese senza più la "leadership" mondiale sia nella sfera della finanza sia in
quella della politica. Gli Stati Uniti infatti si ritrovano
con un deficit che salirà alle stelle, super-indebitati e alle
prese con una guerra dall’esito molto incerto.
Chi pagherà il conto di questa crisi? Una cosa è
certa,
mettendo mano al portafoglio per salvare banche ed
assicurazioni, gli stati nazionali, Europa in testa, si
trovano con una capacità di spesa pubblica drasticamente
ridotta. Spazio per ridurre le tasse non ce ne sarà più,
visto che già era ridotto all’osso. La ri-statalizzazione
delle banche inglesi, la mano dei governi sugli istituti
tedeschi e francesi e persino il "salvagente" da 20
miliardi di euro predisposto dal nostro esecutivo, prospettano
un profondo peggioramento dei conti pubblici.
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale
Europea hanno già segnalato che, crisi finanziaria a parte,
l’economia globale sta entrando in piena fase recessiva.
Nonostante tutto questo,
assistiamo agli show ottimistici del Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, quando anche i sassi sanno che il nostro Paese è destinato quest’anno ad
una crescita zero e ad entrare in recessione già nel 2009.
Se l’Italia che lavora (per
il momento) e che risparmiava è
destinata ad un 2009 nel quale dovrà inesorabilmente "tirare la cinghia",
ben diverso è lo scenario dell’Italia nei "salotti
buoni", quella dove si creano e si distruggono gli
equilibri del potere reale.
Anche grazie alla crisi
finanziaria, Berlusconi ha rinsaldato l’asse con il
presidente di Mediobanca Cesare Geronzi, infatti nel "board"
dell’istituto è entrata la figlia Marina, ha
imbarcato Roberto Colaninno nell’affare Alitalia (scaricando
i debiti della compagnia sui contribuenti) e così ha portato
l’amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Corrado
Passera, dalla sua parte.
Anche grazie ad una totale afasia
progettuale dell’opposizione incarnata nel Partito
Democratico di Veltroni & C. e ad un ruolo marginale,
molto marginale dei cattolici, Berlusconi oggi si
ritrova "dominus" incontrastato del potere economico e
finanziario, proprio mentre gli italiani che lo hanno votato
in larga maggioranza devono fare i conti con la recessione.
Italiani, il conto di questa crisi
dovremo pagarlo tutto noi!
Macherio, lì 02 Ottobre 2008
Il
tramonto del liberismo senza morale
La crisi finanziaria Usa ha iniziato a contagiare anche
l’Europa, e i governi sono stati costretti ad una serie di
salvataggi bancari a catena.
Belgio, Olanda e Lussemburgo
hanno parzialmente nazionalizzato il colosso assicurativo
Fortis. Il salvataggio, il primo di una banca dell’UE, è stato deciso alla presenza della Banca Centrale Europea e prevede una
"iniezione" di ben 11 miliardi di euro (!), la
vendita a Ing della partecipazione in Abn Amro e il temporaneo
passaggio ai tre governi di parte delle attività di Fortis.
Intanto, Londra decide di nazionalizzare
la banca dei mutui Bradford & Bingley, i cui depositi
passano ad Abbey, banca britannica controllata dalla spagnola
Santander.
In Germania il governo tedesco, insieme ad un pool di
banche, accorre in aiuto della banca Hypo Real Estate,
garantendole una linea di credito da 35 miliardi di euro (!).
Da ignorante in materia,
dalla spettacolare proposta di salvataggio del mondo
finanziario da 700 miliardi di dollari del presidente americano Bush, mi pare di aver capito alcune cose:
1) Il denaro sostanzialmente
è una finzione, esso compare quando viene chiesto dai
possessori di grandi capitali, detentori di titoli che danno
diritto ad ingenti profitti, scompare magicamente
quando a chiederlo sono i lavoratori e la povera gente! Un
principio che sarebbe bene tenessero a mente un po' tutti
anche i nostri sindacati che troppo spesso, a mio parere, sono
disponibili ad accettare come limiti oggettivi le
compatibilità dichiarate dalle autorità monetarie.
2) Il crack finanziario che ha coinvolto istituti di
credito, assicurazioni, e chi più ne ha ne metta, non è solo la crisi di un modello troppo
liberista e deregolamentato, ma uno scandalo morale. L’Onu
ha calcolato che per debellare la fame, la sete e le
malattie epidemiche dalla faccia della Terra basterebbero 17
miliardi di dollari all’anno. Bene, qui in un colpo solo
vengono sperperati mille miliardi di dollari dalle casse dello
Stato a favore di avidi investitori e banche senza scrupoli e
senza la ben che minima morale. Vergogna!
3) L’accumulo di denaro
necessario a
finanziare l’economia non può essere illimitato. La crescita infinita è
pura illusione,
sia che la perseguano i liberisti che gli
statalisti.
L'unica soluzione possibile a
questa terribile situazione, che verrà sicuramente pagata in
maggior misura e nel più lungo periodo dai ceti più poveri della nostra società, è
imparare a far meglio con meno. Pensare di più al benessere
collettivo che all'interesse di pochi e regolamentare in modo
serio e severo il mondo finanziario mondiale.
Sarà questa la volta buona?
Macherio, lì
15 Settembre 2008
La
condizione anziana: risorsa e valore
L'Italia sta
inesorabilmente diventando una nazione di anziani.
E'
innegabile, il fenomeno di invecchiamento della nostra
popolazione è crescente, con il risultato di un cambiamento
radicale della nostra società e l'insorgenza di nuovi
problemi ai quali serve dare adeguate e rapide risposte.
I grandi
centri urbani sono quelli che registrano il maggior numero di
presenze di anziani, con l'inevitabile sorgere di vantaggi e
problematiche diverse: offrono un maggior numero di servizi
sociali ma anche disagi legati a spese maggiori e una
pericolosità di vita altrettanto maggiore connessa ad una
criminalità che nei piccoli centri, molto più tranquilli e
vivibili, ovviamente non esiste.
In Italia, il
benessere degli anziani è principalmente ancora legato al
contesto famigliare in cui essi vivono. La famiglia quindi,
continua a svolgere la primaria azione di assistenza e cura
dell'anziano ed è tuttora l'elemento essenziale per una
qualità della vita accettabile, in quanto proprio nell'ambito
famigliare, l'anziano ha la possibilità di continuare ad
esercitare un ruolo attivo con uno scambio ottimale di
esperienza e disponibilità di tempo a favore delle proprie
esigenze di assistenza ed aiuto, ruolo questo, che lo fa
sentire ancora "vivo" nella società.
Una cosa
soprattutto teme l'anziano: non sentirsi utile, avere la
sensazione di essere improvvisamente divenuto invisibile.
Inutile negarlo, in
molti casi l'anziano in
fondo dà fastidio e come tutte le cose fastidiose, la
tendenza comune è ignorarle. Questa società a furia di
ignorare gli anziani ed i loro problemi, arriverà ad ignorare
se stessa dato l'allarmante fenomeno di una crescita
demografica pari allo zero.
I problemi
della terza età sono molteplici e la nostra società si trova
impegnata nel sopperire a necessità non previste, causate dal
rapido processo di invecchiamento in atto. Crescono le
famiglie di soli anziani ed emerge il problema della
segregazione generazionale, problema che diventa irrisolvibile
in assenza di relazioni sociali ben sviluppate. La
segregazione generazionale si accompagna spesso a condizioni
di salute precarie, malattie croniche, disabilità e ricorso a
servizi sanitari non sempre all'altezza delle situazioni
presentate.
Lo
"stato sociale" o quel poco che ne è rimasto,
secondo il mio parere, deve al più presto instaurare "la
cultura dell'anzianità".
L'anziano è
una ricchezza e non lo dico con l'occhio rivolto ad una
tradizione che si è ormai persa con l'abbandono delle
campagne e la massiccia conseguente urbanizzazione avvenuta
nell'immediato dopoguerra, è una ricchezza perchè portatrice
di risorse e di valori.
L'anziano è
una risorsa, lo ribadisco, è una risorsa nonostante le
malattie croniche, nonostante i problemi di assistenza e di
bisogno che devono e dovranno sempre più trovare spazio e
considerazione attraverso una riorganizzazione della società
stessa in funzione di necessità ed esigenze provenienti da un
soggetto sempre più presente e con un peso sociale più forte
che nel passato.
Macherio, lì 21 Luglio 2008
Il
respiro della Politica
Per
consuetudine il respiro della politica deve essere ampio, ma
da tempo mi appare sempre più asfittico.
Occorre
pensare a uno spazio creativo, una finestra culturale che
lavori su modelli ideali, lontano dalla logica di potere e di
convenienza elettorale, libero di muoversi fuori dalle
esigenze della "partitocrazia", per costruire dei progetti che ricerchino
il benessere della collettività, di tutta la collettività.
Intendo fare una osservazione
riguardo il rito
dell'alternanza di governo, che rischia di trasformarsi in
democrazia apparente se non si riescono a sviluppare contenuti
veramente alternativi fra gli schieramenti. Anche in politica
si guarda al sistema americano come ad un modello da imitare, personalmente lo trovo stucchevole.
Probabilmente
sarò miope, ma dopo anni di alternanza fra "Repubblicani"
e "Democratici" non riesco a vedere cosa cambi nella
sostanza se governano gli uni o gli altri. Ovviamente esistono
una miriade di provvedimenti marginali che servono a
distinguersi, ma nell'insieme non cambia nulla. Questo perché
non viene mai messo in discussione il "sistema", che è
funzionale al potere, sia economico che politico.
Le
oligarchie del potere trovano la loro legittimazione
attraverso le elezioni, le quali mantengono viva l'illusione
della libertà e della democrazia, mentre il cittadino non ha
concrete possibilità di incidere sulle scelte che gli vengono
preconfezionate, quindi si accontenta di delegare,
schierandosi con una parte o con l'altra più per motivi
affettivi che razionali, oppure prende coscienza del gioco
delle parti e si disinteressa della politica, che considero
l'aspetto peggiore.
Stiamo
assistendo inermi ad una politica di "spoliticizzazione",
che dietro il pretesto di libertà ha attuato una
deregolamentazione selvaggia, attribuendo così ai determinismi
economici un potere assoluto ed indiscriminato.
I
cittadini italiani hanno bisogno più che mai di una classe
politica capace di realizzare una economia al servizio
dell'uomo che abbandoni la ricerca di una affannosa crescita
quantitativa, governata dalla sola logica del profitto o
meglio dalla logica del tantissimo denaro in pochissimo tempo, per
costruire invece uno sviluppo qualitativo, che abbia al centro dei
propri interessi l'intera società.
Ridiamo,
ridate respiro alla politica!
Macherio, lì
23 Giugno 2008
Quanto
vale una vita umana oggi?
Da diversi giorni tv e
giornali dedicano molta attenzione a quanto accaduto nel corso
degli anni all’interno della clinica Santa Rita di Milano,
suscitando forti reazioni che vanno dall’incredulo sgomento
alla profonda indignazione.
Non potrebbe essere
diversamente, dal momento che la realtà messa in luce da
quelle intercettazioni che il governo si appresta a
cancellare, racconta di una struttura trasformatasi in un vero
e proprio campo di tortura dove alcuni medici senza scrupoli
operavano anche quando non era necessario, al solo fine
d’incrementare il proprio tornaconto economico.
Polmoni espiantati senza
alcuna ragione, diagnosi di tumore distribuite a
titolo gratuito, ragazze in giovane età alle quali è stato
asportato il seno senza che necessitasse....
Nella clinica Santa Rita di
Milano l’orrore si è sostituito all’errore, così come
il medico che sbaglia per superficialità è stato soppiantato
dal medico che sbaglia per calcolo, sapendo che le sue
nefandezze gli renderanno un sacco di denaro.
Poco importa se
i profitti vengono costruiti sulla pelle delle persone, poco
importa se la vita umana finisce per valere meno di qualche
centinaia di euro.
Responsabile di tutto ciò,
secondo il mio parere ovviamente, è
la commistione fra sanità pubblica e privata, un universo
fatto di cattiva amministrazione e clientelismi, ma
soprattutto una società che sta mercificando in maniera
esasperata tutto l’esistente, vittima di una
“monetizzazione” patologica che ha svuotato di ogni
contenuto perfino la vita umana.
Quello che più mi colpisce
è la leggerezza con la quale pazienti bisognosi di cure
venivano "quotati" al borsino della chirurgia dove
l’asportazione di un polmone sano poteva valere alcune
migliaia di euro e ogni giorno di degenza ne rendeva centinaia.
Questa ennesima scoperta svela ancora una volta l’assoluto
disprezzo per la vita umana e la dignità della persona,
ridotta a mero strumento di profitto da usare finchè risulta
conveniente.
Quanto vale una vita umana
oggi?
Macherio, lì
09 Giugno 2008
Dignità e
Orgoglio
Credo fermamente che sia
giusto e doveroso lottare perché la dignità di ogni essere
umano venga rispettata, e perché i diritti individuali siano
non solo riconosciuti ma anche e soprattutto tutelati, dalle
istituzioni, dalla società e da ogni singolo.
Il mio grande disappunto è
l'ottusità con cui purtroppo alcuni diversamente abili come
del resto anche molti "normodotati" vedono se stessi
e il mondo, attraverso uno sguardo sclerotizzato, derivante
dal fatto di percepirsi "inferiori" o come facenti
esclusivamente parte di una categoria della società non
tenendo in debito conto la complessità dell'universo sociale,
l'intrecciarsi continuo delle azioni e degli interessi delle
diverse componenti.
Questo atteggiamento secondo
me comporta il rischio di perdere la visione di insieme
necessaria ad un agire socialmente etico, finendo talvolta per
curare gli interessi del proprio "gruppo" di
appartenenza, senza porre la dovuta attenzione alla dignità e
agli interessi delle altre componenti della società e di
quest'ultima nel suo complesso.
E' vero che la condizione di
diversabilità comporta bisogni specifici e condizioni di vita
peculiari, a cui le istituzioni e la società civile devono
fare fronte, ma la lotta per la conquista dei diritti dei
disabili, di quelli delle donne, degli stranieri o dei minori,
va condotta con grande dignità e orgoglio, in virtù del
fatto che permettere l'inclusione e il benessere di
determinate categorie significa valorizzare un potenziale di
risorse umane cruciale per lo sviluppo della nostra società.
Al contrario, suscitare
compassione, pietà, rappresentarsi o lasciarsi rappresentare
come vittime, non giova né a chi propone questa strategia, né
a chi vorrebbe effettivamente che cambiassero le cose, né a
nessun altro.
Vorrei per questo che venisse dato maggiore spazio e rilievo a
quel mondo della diversabilità che rivendica i propri
diritti, non in virtù della propria "straordinaria
sfortuna", ma alla luce dell'universale valore della
dignità umana, di cui ognuno di noi è portatore.
Vorrei che emergesse il
coraggio di pensarsi disabile o svantaggiato, senza che ciò
comporti il dimenticarsi di essere parte di un mondo, di un
variopinto universo umano col quale non si può soltanto fare
a pugni, ma con cui si è tenuti a dialogare e nel quale si è
chiamati a riflettere, pensare, agire, nel nome della pacifica
convivenza, del rispetto, del bene comune, superando ogni
giorno e in ogni situazione i particolarismi e gli interessi
personali, di gruppo, di categoria o classe.
Macherio, lì 14 Maggio 2008
Ministero
della Salute dove sei finito?
Con l’insediamento del
nuovo governo Berlusconi, il Ministero della Salute in
attuazione di quanto previsto dalla legge finanziaria 2008
varata dal governo Prodi, confluisce nel Ministero del Lavoro,
della Salute e delle Politiche Sociali, il cosiddetto
"Welfare".
L'Italia, con l'istituzione del nuovo ministero, permettetemi
il termine “calderone”, rinuncia di fatto ad un forte
controllo dello Stato per garantire l’uniformità delle cure
e dell’assistenza sanitaria. Persino negli U.S.A. dove il 90% della
sanità è gestita dai privati esiste un ministero dedicato
esclusivamente alla salute.
La scomparsa di questo
dicastero in Italia rappresenta l'ennesima spallata al diritto
alla salute per i cittadini, con una sanità già oggi in gran
parte amministrata dalle regioni.
Il fondo sanitario nazionale
è sempre servito a riequilibrare l’intervento tra le diverse realtà
locali e la realtà centrale, ma con l’attuale incarico
della completa tutela della salute al decentramento regionale,
si creeranno di fatto profonde disuguaglianze fra regione e
regione.
L’intervento pubblico viene
sempre più sostituito con l’intervento dei privati,
riducendo così ai "minimi termini" la fascia di protezione
per la popolazione più bisognosa ed allargando così i
servizi a pagamento. Muore il sistema sanitario nazionale e si
rischia anche la subalternità di delicate materie che
rappresentano aspetti costitutivi della moderna società
civile.
Sarà in grado il nuovo
“Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche
Sociali” di promuovere politiche sanitarie e sociali
finalizzate ad una migliore qualità di vita per il cittadino?
Incentivare il "Welfare" significa eliminare le
diseguaglianze sociali ed economiche fra le persone, aiutando
in particolar modo i ceti meno abbienti, quindi più
intervento pubblico. Si sta rafforzando invece la
concezione che lo stato sociale dia luogo a spese che non siano
più sostenibili, che danneggiano la
competitività di prezzo. Il nuovo principio di sussidiarietà
nell’erogazione dei servizi sociali, inteso come solidarietà
da parte della comunità di appartenenza, si è tradotto di
fatto nel passaggio alle privatizzazioni.
Anche nella politica dei servizi sociali ci si allontana
quindi dal
principio del diritto di ogni cittadino di poter avere prestazioni assistenziali che gli consentano un’esistenza
dignitosa nella società e dalla garanzia di servizi pubblici
aperti a tutti.
Macherio, lì
23 Aprile 2008
La storia
che non ci piace? Revisioniamola!
Poco prima delle elezioni
politiche 2008, circa una quindicina di giorni fa, un noto
esponente politico del Popolo delle Libertà, un certo Marcello
dell'Utri, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «I libri di storia,
ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza,
saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni.... Questo
è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione....».
Dell'Utri ha detto che i libri di
storia dovranno essere riscritti, perchè occorre scardinare una
cultura che proviene dalla lotta di Resistenza contro il
fascismo. Si ritiene dunque necessario demolire le basi storiche
sulle quali si regge l'idea di una repubblica antifascista e
la stessa Costituzione Repubblicana.
Una certa cultura, in un
determinato contesto geografico e storico, può essere
determinata dalla forza delle idee che liberamente si
sviluppano nella società, oppure da un'imposizione che per essere efficace
deve sradicare il pensiero dominante. Quando una cultura viene
imposta dall'alto, da un certo potere, lo scopo è sempre
quello di difendere il potere stesso dal passato e per farlo
occorre che la storia sia riscritta, revisionata.
Nella Germania nazista si
organizzavano grandi roghi di libri "scomodi". Nell'Italia
fascista molti libri furono banditi e le ristampe vietate. Durante l'assedio di
Sarajevo nel 1992 i Serbi bruciarono le biblioteche della città.
Nella storia in generale,
ogni volta che un potere doveva imporsi o difendere se stesso,
ha bruciato i libri "scomodi" o ne ha vietato la diffusione e
bandito la pubblicazione, per imporre invece i testi
compiacenti al potere stesso.
Oggi per fortuna non si organizzano
più roghi
di libri, si propone di imporre la loro revisione, affinchè
possano condizionare le idee in favore di un determinato
potere. In ogni caso, l'effetto è lo stesso, devastante!
Noi invece, comuni mortali,
con alle spalle la storia dei nostri nonni, vogliamo anche
questo 25 aprile 2008 commemorare i tanti e tanti defunti
partigiani, persone che hanno creduto profondamente
nell'Italia, che per noi e per la nostra odierna società hanno dato la
vita!
A loro dobbiamo la nostra
identità!
Se ancora oggi ricerchiamo più
democrazia, più giustizia, più solidarietà umana, più
tolleranza verso il prossimo e più Pace, è dalle radici della
Resistenza che dobbiamo ripartire.
Macherio, lì
17 Aprile 2008
Orfani di
una rappresentanza politica
Le elezioni politiche 2008 si
sono svolte in modo regolare ed i risultati, come sempre, sono
oggetto di analisi, discussioni e confronti.
Il dato più eclatante non è tanto la vittoria di Silvio Berlusconi,
ormai prevedibile dai più, bensì la totale scomparsa a
livello parlamentare della cosiddetta "sinistra
radicale".
Naturalmente non va
dimenticato il quadro complessivo di riallineamento del
sistema politico, ovvero la torsione "bipartitista"
realizzata attraverso un sistema elettorale utilizzato in maniera ben diversa rispetto alle elezioni politiche
del 2006 (è bastata la
rinuncia alle larghe coalizioni perché il "Porcellum",
da un certo punto di vista, funzionasse anche molto bene).
La
scelta selettiva fatta da Walter Veltroni e posta
prioritariamente rispetto alla prospettiva di contrastare
l'avversario, nei riguardi del quale ci si è limitati ad
invocare il cosiddetto "voto utile" ed a copiarne in
buona parte il programma, è servita per eliminare i concorrenti più piccoli e più scomodi,
perché
evocatori di identità forti che i dirigenti del PD
desideravano togliere di mezzo da tempo, quindi
l'occasione di queste elezioni politiche era sicuramente molto ghiotta.
Sono riusciti
soltanto a fare questo però, la cosa più semplice! E il
resto? Non hanno ottenuto nessun voto
di "centro" o comunque solo le briciole ed hanno perso in modo plateale le
elezioni, sia nazionali, sia regionali.
Attendiamo ancora i
risultati delle provinciali e delle comunali visto che siamo
in presenza di molti "ballottaggi" ma visti i primi
"flop" possiamo aspettarci ben poco!
Le colpe, inutile negarlo,
aldilà delle importanti e determinanti responsabilità del PD di Veltroni, sono proprio all'interno della
"Sinistra Arcobaleno": è mancata una seria e
profonda riflessione sulla fallimentare esperienza di governo.
Tale esperienza ha azzerato le capacità di presenza sul
territorio, di promozione di quadri non legati al carrierismo e tanto altro ancora.
In secondo luogo è mancata
completamente una proposta politica adeguata, smarcata dal
politicismo più puro e legata ad una idea di progetto di
trasformazione reale della società.
Come e da dove ripartire? Sicuramente un nuovo dialogo dovrà
essere avviato con urgenza, senza la rimessa in campo di un
nuovo progetto "territoriale" che comprenda i
cambiamenti della società moderna e finalizzato alla
proiezione istituzionale per una piena rappresentatività
politica, non ci potrà essere alcuna, sia pure timida, forma
di ripresa.
Al momento non ci resta che
sperare che i tanto sbandierati provvedimenti a favore di
tutti noi vengano rispettati, e non sia come al solito pura demagogia indirizzata esclusivamente all'ulteriore
rafforzamento delle fasce già forti della nostra società italiana.
Macherio, lì
10 Aprile 2008
Elezioni
Politiche 2008: l'Italia di Veltrusconi
Finalmente siamo giunti agli
ultimi giorni di questo pietoso teatrino chiamato campagna
elettorale, finalizzato a partorire la "dittatura"
di due partiti fotocopia, intenzionati a legittimare
attraverso il voto, un pensiero unico che in realtà non
corrisponde alla sensibilità dei cittadini italiani. Gli ingredienti di questa
"ricetta" sono di una semplicità disarmante, avendo
come fulcro una legge elettorale finalizzata allo scopo,
condita da un ricorso smodato alla disinformazione.
Gli sbarramenti precostituiti alla Camera e al Senato
impediranno di fatto la presenza nel prossimo Parlamento di
qualunque voce fuori dal coro (solo la Sinistra Arcobaleno,
l’Udc e la Destra potranno forse aspirare ad ottenere
qualche rappresentante), concentrando le scelte degli italiani
verso l’unico "voto utile" a produrre
rappresentazione parlamentare ed inducendo chiunque non si
riconosca nel partito unico di Veltrusconi a disertare le urne
senza avere possibilità d’incidere politicamente.
Che scenda dal pullman del PD o dal palco del PDL, Veltrusconi
racconta tutto ed il contrario di tutto, di fronte ad
un’esposizione mediatica totalizzante costruita per
trasformare in verità anche le peggiori menzogne e
contraddizioni.
Veltrusconi si presenta come
il più grande ambientalista, ma anche come il più grande
cementificatore, come il più grande amico degli operai, ma
anche degli industriali, come colui che diminuirà le tasse ma
comunque spenderà più denaro pubblico e chi più ne ha ne
metta.
Durante questa ultima settimana di farsa elettorale il
carattere ed il grado della manipolazione hanno raggiunto
livelli incredibili e praticamente ogni cittadino viene
imbonito attraverso la "promessa" di realizzare
esattamente quello che desidera, poco importa se la
realizzazione risulta impossibile ed i desideri sono spesso
apertamente in contrasto gli uni con gli altri.
L’importante è che
ciascuno si senta promettere esattamente quello che vorrebbe
sentirsi promettere, il resto non conta praticamente nulla.
L’unico vero problema di
Veltrusconi è costituito dal fatto che gli elettori non si
confondano mettendo la croce sul simbolo sbagliato e per
evitare che questo accada il Viminale sta provvedendo, a spese
di tutti i cittadini italiani ovviamente, alla stampa di
migliaia e migliaia di manifesti e alla messa in onda di
altrettanti spot televisivi che spieghino come votare
correttamente.
Dopo questo ultimo sforzo sia
chiaro che chi per errore non avrà messo la X sul simbolo del
partito di Veltrusconi non potrà poi venirsi a lamentare
dicendo che la lampada di Aladino non funziona come promesso,
in quanto era stato avvertito prima e come dice un buon
proverbio.... uomo avvisato....
Macherio, lì
04 Aprile 2008
Expo 2015
a Milano: tutti diventeranno ricchi!
Milano avrà l’Expo 2015,
che felicità!
La notizia rimbalza roboante
su tutti i telegiornali, per poi andare a riempire le prime
pagine dei giornali, incastonata all’interno di mega titoli
che esaltano ora l’orgoglio, ora la commozione, ora la
felicità di un Paese in festa, quasi si trattasse del revival
dell'ultimo campionato mondiale di calcio.
La "vittoria"
ottenuta dal sindaco di Milano Letizia Moratti riesce ad
oscurare qualsiasi problema di questa Italia sempre più
povera, poco importa se i salari degli italiani continuano a
restare i più bassi d'Europa, poco importa se i morti sul
lavoro continuano ad aumentare anche adesso che in campagna
elettorale non fanno più notizia, poco importa se non si
riesce neppure a decidere a chi "regalare" la
compagnia aerea di bandiera, poco importa se l’inflazione ha
raggiunto il livello più alto degli ultimi 12 anni.
Adesso abbiamo l’Expo!
Possiamo guardare al futuro con ottimismo, godendoci la
"Milano da bere" che ritorna più che mai condita
dalle pazze fantasie visionarie che amministratori,
architetti, giornalisti scatenati stanno affrettandosi a
"mettere in cantiere" per noi povera gente.
Vengono propinate cifre
sempre più alte promettendo a tutti scampoli di quella
"ricchezza" ormai dimenticata dai più (o forse mai
esistita), alle prese con un futuro sempre più incerto e
faticoso.
Tutto è grande se osservato sotto le fantasmagoriche luci
dell’Expo, tutto cresce nella Milano del futuro, oltre sette
anni di cantieri finalizzati a stravolgerne in profondità la
fisionomia, fino a trasformarla in una piccola Dubai.
Nulla cambierà nelle case
delle famiglie italiane, milanesi e non, spesso abbarbicate
nei quartieri periferici, travolti dalla delinquenza e dove
molte volte mancano addirittura i servizi primari, dove
l’unico panorama fruibile è costituito dal muro scrostato e
fatiscente di un palazzone.
Tutto resta uguale
nell’Italia dimenticata, vittima della disoccupazione e del
lavoro precario; tutto resta uguale per gli italiani costretti
a tirare la fine del mese con sempre meno potere di acquisto
perché schiacciati (come viene raccontato loro dagli
economisti) da un debito pubblico insostenibile.
Eppure saranno proprio loro,
le famiglie italiane, a finanziare attraverso nuovo debito
pubblico anche la mega kermesse dell’Expo di Milano 2015,
dove la lobby del cemento, sotto la direzione di architetti di
grido, costruirà la "città del futuro", sempre più
indifferente e lontana dalla difficile quotidianità della
popolazione che vi abita.
Macherio, lì
16 Marzo 2008
Utili
sempre più sù, occupati sempre più giù!
Leggendo qua e là mi
"cade" l'occhio su una notizia che tratta la
presentazione del nuovo piano industriale 2008/2011 del gruppo
bancario Monte dei Paschi di Siena approvato dal consiglio di
amministrazione della banca ed accolto con entusiasmo dai
mercati all’interno dei quali il valore del titolo si è
manifestato in netta ascesa. Tale
gruppo ha chiuso il 2007 con un utile netto di 1,43 miliardi
di euro, in progresso del 58% rispetto ai 910 milioni di euro
del 2006 e del 160% se si prendono in considerazione gli
ultimi 3 anni (!).
Obiettivo del piano è quello di dare vita al terzo polo
bancario italiano tramite l’acquisizione in Monte dei Paschi
di Siena di Antonveneta, Banca Agricola Mantovana e Banca
Toscana, nel contesto di una profonda ristrutturazione
dell’intero gruppo che prevede la cessione di 125 sportelli
e un incremento di utile di 732 milioni di euro, derivante per
il 35% da maggiori ricavi e per il 65% da risparmi di costi.
I risparmi di costi che costituiscono guarda caso la parte più
consistente del piano, passeranno a quanto pare attraverso
l’eliminazione di 1700 dipendenti considerati in esubero, la
maggior parte dei quali andrà sicuramente ad ingrossare le
fila dei disoccupati e dei lavoratori precari.
Purtroppo il caso del gruppo
bancario Monte dei Paschi di Siena non è certo isolato, bensì
la regola utilizzata dai grandi gruppi finanziari ed
industriali per far crescere la propria produttività ed i
propri profitti in misura estremamente rilevante pur in
presenza di un mercato sempre più asfittico e stagnante.
Mentre i "grandi"
politici delle liberalizzazioni individuano tassisti,
farmacisti e panettieri come il vero ostacolo alla libera
concorrenza, tutti i maggiori gruppi finanziari ed industriali
fagocitano sistematicamente le realtà più piccole,
concentrando attraverso fusioni ed incorporazioni i mercati di
loro competenza nelle mani di una ristretta cerchia di mega
realtà in grado di annientare qualunque tipo di concorrenza!
Mentre politici, sindacalisti
ed industriali stipulano accordi sul welfare privi di ogni
contenuto e li fanno approvare ai lavoratori tramite dei
referendum farsa, fingendo di essere intenzionati a ridurre la
precarietà, tutti i grandi gruppi finanziari ed industriali
incrementano a dismisura il proprio profitto attraverso la
sistematica riduzione del personale ed un sempre più ampio
ricorso al lavoro interinale.
Sembra quasi che la politica
abbia perso ogni contatto con il Paese reale e si muova in una
sorta di "Second Life" costruita a proprio uso e
consumo.
Qualcuno per favore li svegli, perché nell’Italia reale i
posti di lavoro e la concorrenza stanno andando incontro
all’estinzione!
Macherio, lì
28 Febbraio 2008
La
verità dell'Istat
L’Istat ha fornito un nuovo
indice sul costo della vita che registra l’aumento dei
prezzi dei beni di più largo consumo.
Mentre l’inflazione
ufficiale è al 2,9% questo nuovo indice registra un aumento
del 4,8%. Questo è l’aumento effettivo del costo della vita
per lavoratori e pensionati, e molto probabilmente è ancora
inferiore alla realtà, visto che non è in esso compreso il
costo della casa.
Finalmente comprendo come sia
possibile che mentre lavoratori e pensionati non arrivano alla
quarta o anche ormai alla terza settimana del mese secondo l’inflazione
ufficiale i contratti nazionali di lavoro sono sempre stati
ben sopra l’aumento dei prezzi.
Finalmente emerge
ufficialmente una parte di verità! Tutti i contratti rinnovati in
questi ultimi anni, nessuno escluso, sono stati nettamente in perdita
rispetto all’aumento reale dei prezzi!
Altro che salario-produttività!
Bisogna aumentare le remunerazioni dei contratti nazionali,
quelle percepite da tutte e tutti, e legarle al reale andamento
del costo della vita.
E' indispensabile
l'introduzione di meccanismi automatici di difesa del salario
dall’inflazione (ricordate la famosissima "scala mobile"?), perché le
lavoratrici, i lavoratori e i pensionati non possono
difendersi dall’aumento dei prezzi dalla sera alla mattina,
come fanno le banche, le assicurazioni, i petrolieri e tanti
altri e perché non è giusto che si debbano fare ore e ore di
sciopero per ottenere meno del dovuto.
Spero vivamente che il futuro
nuovo
governo possa ridare una vera, seria e soprattutto duratura dignità a tutti i lavoratori
e pensionati italiani.
Macherio, lì
06 Febbraio 2008
La
politica in frantumi
Il Governo Prodi
è "caduto", molto probabilmente non ne sentirò la
mancanza. E non la sentiranno in parecchi (tra cui molti di
quegli uomini e quelle donne che, nell’aprile 2006, avevano
votato per la coalizione dell’Unione).
I problemi di
sempre non sono stati risolti: venti milioni di lavoratori sotto
pagati, cinque milioni di famiglie che fanno fatica ad arrivare
a fine mese o meglio alla metà del mese, prezzi alti come in
Germania e salari bassi come in Grecia.
E’ un fatto!
Nella sua breve vita questo governo ha dimostrato di fare
moltissimo per le imprese e molto poco per operaie, operai,
lavoratrici e lavoratori.
Ha governato tagliando le pensioni; ha accelerato la
privatizzazione dei beni comuni come l'acqua ed è rimasto
immobile di fronte agli aumenti delle tariffe, della benzina,
della luce e del gas. Ha persino introdotto nuovi ticket
sanitari. Ha rifinanziato le missioni di guerra in Afghanistan
ed in Kosovo e ne ha deciso una tutta nuova in Libano. Ha
aumentato le spese militari. Ha autorizzato, fregandosene del
Parlamento, la costruzione di una grande base americana a
Vicenza.
Non ha abrogato la
legge Biagi mantenendo la precarietà, né la Bossi-Fini, mentre
invece ha cercato, ed in parte v’è riuscito, di introdurre
nella legislazione italiana norme di sicurezza razziste ed il
reato di povertà.
Con le finanziarie
del 2007 e del 2008 ha proseguito la politica berlusconiana di
trasferimento di risorse dai salari ai profitti e alle rendite
finanziarie, chiedendo sacrifici immediati ai lavoratori (a
fronte di promesse i cui effetti sono ancora tutti sulla carta).
Solo un po' di
carità per gli incapienti e le ormai poche(!) famiglie
numerose. Se risanamento
dei conti pubblici c'è stato, esso è stato pagato ancora una
volta dalle lavoratrici, dai lavoratori, ed in generale dai ceti
più poveri.
Ed ora cosa ci
aspetta?
Macherio, lì 10 Gennaio
2008
La Pace
nella quotidianità
Oggi
l'appello alla Pace risuona maggiormente nella quotidianità e
tutti noi dobbiamo impegnarci ad un supplemento di riflessione
per capire il suo nuovo volto.
Quando
si parla di quotidianità, molti di noi ritengono erroneamente,
secondo il mio parere, di rivolgersi ad una dimensione di scarsa
e minore importanza, invece il quotidiano è l’ambito a noi più
prossimo e, proprio perché coinvolge la nostra persona,
maggiormente denso di significato.
Il
senso dell'esistere si dischiude soprattutto nelle azioni e nei
rapporti quotidiani tra le persone. Il quotidiano non è il
"privato", esso ha una forte valenza pubblica in
quanto è luogo di incontri e di progetti.
La prima virtù è
oggi proprio quella di investire i gesti quotidiani di un
significato nuovo di Pace e di fratellanza, di fare con
dedizione il proprio dovere. Il nostro lavoro di ogni giorno, la
vita in famiglia, con i vicini e con ogni "prossimo"
può assumere una sfumatura nuova di pacificazione e di
accoglienza, di intesa e di comprensione reciproca.
La Pace ha bisogno
di forti operatori di Pace, ma non si creda che il quotidiano
sia meno impegnativo di quanto viene ritenuto eccezionale.
Spesso un gesto concreto di vicinanza risulta molto faticoso e
richiede una notevole forza morale. Grande
può essere anche un gesto della quotidianità.
Il Cristianesimo
ha molto da dire a questo proposito. Cristo ha detto: "Vi
lascio la Pace, vi do la mia Pace"; Espressa nella
quotidianità, in quanto data e vissuta nell'incontro personale
con Lui, nella casa di Nazareth o nel Cenacolo, a ben vedere
quindi si tratta di una Pace destinata ad entrare nella vita
quotidiana.
Se la guerra,
l'odio, l'indifferenza sono entrati nelle nostre case, ossia nel
quotidiano, è allora ancora più urgente che parta proprio
dalle nostre case l'opera di pacificazione, di riumanizzazione
delle relazioni sociali fra noi e il mondo che ci circonda.
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