a cura di Andrea Sironi - Direttore Responsabile Progetto e-Macherio

www.macherio.net - Testata Giornalistica Registrata - Tribunale di Monza n.1849/07042006

 

ARCHIVIO PUBBLICAZIONI ANNO 2008


I "corsivi" di e-Macherio

Macherio, lì 15 Dicembre 2008

Le sfide dell'Italia e le "riforme dal basso"

Le sfide a cui l'Italia deve prepararsi non riguardano soltanto la nostra classe dirigente, politica ed imprenditoriale. E' il momento di scostarsi dalle abituali agende di fantomatici progetti che chiamano in causa attori lenti e pesanti, quali governo, istituzioni locali ed altre istituzioni dello Stato.

Naturalmente esistono riforme urgenti ed essenziali per il nostro Paese che richiedono inevitabilmente decisioni politiche, ma non dobbiamo sottovalutare le tante "riforme dal basso" che dipendono da tutti noi, costano poco e non richiedono iter burocratici complessi ed interminabili, perchè possono nascere dalla società civile o addirittura da comportamenti individuali. Nel nostro Paese ogni giorno vengono prese delle scelte "decentrate", perfino a livello individuale, che nel tempo hanno una straordinaria portata strategica.

Ogni giovane italiano che dopo aver imparato l'inglese decida di studiare anche il cinese, il russo o l'arabo fa un investimento sul proprio futuro che rappresenta anche un miglioramento del "capitale umano" del nostro Paese.

Ogni giovane che parte per un periodo di studio-lavoro all'estero affronta dei rischi, mette in gioco tutto quello che ha (affetti familiari, sicurezze legate alla consuetudine etc...) per costruire qualcosa: è un pezzo d'Italia che affronta il Nuovo Mondo.

Chi si mobilita nel volontariato, per creare una società meno dura con i deboli, lavora per depotenziare l'accumulo di risentimento e rancore che è un terreno di coltura della microcriminalità.

Chi si impegna nella difesa dell'ambiente, prepara un nuovo modello di sviluppo che sarà la nostra esportazione più preziosa verso i paesi emergenti.

Chi dedica le proprie energie a diffondere una cultura della legalità e delle regole cerca di fondare un'etica nuova pronta ad affrontare la competizione internazionale.

Le tante "riforme dal basso" che si possono avviare da subito sono un antidoto alla rassegnazione, al senso di impotenza che spesso si respira in Italia nell'attesa sempre delusa di una rinascita nazionale e serviranno anche alla formazione della futura, sicuramente migliore, classe dirigente e politica.

                                              


Macherio, lì 06 Novembre 2008

Crisi Finanziaria: chi pagherà il conto?

Nelle ultime settimane, miliardi e miliardi di dollari ed euro sono stati bruciati fra perdite e svalutazioni delle banche del pianeta. La crisi presenta un conto molto più drammatico e salato di quanto si potesse immaginare.

A Barack Obama, nuovo presidente degli Stati Uniti, toccherà raccogliere la pesante eredità dell’amministrazione di George W. Bush che lascia un paese senza più la "leadership" mondiale sia nella sfera della finanza sia in quella della politica. Gli Stati Uniti infatti si ritrovano con un deficit che salirà alle stelle, super-indebitati e alle prese con una guerra dall’esito molto incerto.

Chi pagherà il conto di questa crisi? Una cosa è certa, mettendo mano al portafoglio per salvare banche ed assicurazioni, gli stati nazionali, Europa in testa, si trovano con una capacità di spesa pubblica drasticamente ridotta. Spazio per ridurre le tasse non ce ne sarà più, visto che già era ridotto all’osso. La ri-statalizzazione delle banche inglesi, la mano dei governi sugli istituti tedeschi e francesi e persino il "salvagente" da 20 miliardi di euro predisposto dal nostro esecutivo, prospettano un profondo peggioramento dei conti pubblici.

Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea hanno già segnalato che, crisi finanziaria a parte, l’economia globale sta entrando in piena fase recessiva.

Nonostante tutto questo, assistiamo agli show ottimistici del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, quando anche i sassi sanno che il nostro Paese è destinato quest’anno ad una crescita zero e ad entrare in recessione già nel 2009.

Se l’Italia che lavora (per il momento) e che risparmiava è destinata ad un 2009 nel quale dovrà inesorabilmente "tirare la cinghia", ben diverso è lo scenario dell’Italia nei "salotti buoni", quella dove si creano e si distruggono gli equilibri del potere reale.

Anche grazie alla crisi finanziaria, Berlusconi ha rinsaldato l’asse con il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi, infatti nel "board" dell’istituto è entrata la figlia Marina, ha imbarcato Roberto Colaninno nell’affare Alitalia (scaricando i debiti della compagnia sui contribuenti) e così ha portato l’amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, dalla sua parte.

Anche grazie ad una totale afasia progettuale dell’opposizione incarnata nel Partito Democratico di Veltroni & C. e ad un ruolo marginale, molto marginale dei cattolici, Berlusconi oggi si ritrova "dominus" incontrastato del potere economico e finanziario, proprio mentre gli italiani che lo hanno votato in larga maggioranza devono fare i conti con la recessione.

Italiani, il conto di questa crisi dovremo pagarlo tutto noi!

                                              


Macherio, lì 02 Ottobre 2008

Il tramonto del liberismo senza morale

La crisi finanziaria Usa ha iniziato a contagiare anche l’Europa, e i governi sono stati costretti ad una serie di salvataggi bancari a catena.

Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno parzialmente nazionalizzato il colosso assicurativo Fortis. Il salvataggio, il primo di una banca dell’UE, è stato deciso alla presenza della Banca Centrale Europea e prevede una "iniezione" di ben 11 miliardi di euro (!), la vendita a Ing della partecipazione in Abn Amro e il temporaneo passaggio ai tre governi di parte delle attività di Fortis.

Intanto, Londra decide di nazionalizzare la banca dei mutui Bradford & Bingley, i cui depositi passano ad Abbey, banca britannica controllata dalla spagnola Santander.

In Germania il governo tedesco, insieme ad un pool di banche, accorre in aiuto della banca Hypo Real Estate, garantendole una linea di credito da 35 miliardi di euro (!).

Da ignorante in materia, dalla spettacolare proposta di salvataggio del mondo finanziario da 700 miliardi di dollari del presidente americano Bush, mi pare di aver capito alcune cose:

1) Il denaro sostanzialmente è una finzione, esso compare quando viene chiesto dai possessori di grandi capitali, detentori di titoli che danno diritto ad ingenti profitti, scompare magicamente quando a chiederlo sono i lavoratori e la povera gente! Un principio che sarebbe bene tenessero a mente un po' tutti anche i nostri sindacati che troppo spesso, a mio parere, sono disponibili ad accettare come limiti oggettivi le compatibilità dichiarate dalle autorità monetarie.

2) Il crack finanziario che ha coinvolto istituti di credito, assicurazioni, e chi più ne ha ne metta, non è solo la crisi di un modello troppo liberista e deregolamentato, ma uno scandalo morale. L’Onu ha calcolato che per debellare la fame, la sete e le malattie epidemiche dalla faccia della Terra basterebbero 17 miliardi di dollari all’anno. Bene, qui in un colpo solo vengono sperperati mille miliardi di dollari dalle casse dello Stato a favore di avidi investitori e banche senza scrupoli e senza la ben che minima morale. Vergogna!

3) L’accumulo di denaro necessario a finanziare l’economia non può essere illimitato. La crescita infinita è pura illusione, sia che la perseguano i liberisti che gli statalisti.

L'unica soluzione possibile a questa terribile situazione, che verrà sicuramente pagata in maggior misura e nel più lungo periodo dai ceti più poveri della nostra società, è imparare a far meglio con meno. Pensare di più al benessere collettivo che all'interesse di pochi e regolamentare in modo serio e severo il mondo finanziario mondiale.

Sarà questa la volta buona?

                                              


Macherio, lì 15 Settembre 2008

La condizione anziana: risorsa e valore

L'Italia sta inesorabilmente diventando una nazione di anziani.

E' innegabile, il fenomeno di invecchiamento della nostra popolazione è crescente, con il risultato di un cambiamento radicale della nostra società e l'insorgenza di nuovi problemi ai quali serve dare adeguate e rapide risposte.

I grandi centri urbani sono quelli che registrano il maggior numero di presenze di anziani, con l'inevitabile sorgere di vantaggi e problematiche diverse: offrono un maggior numero di servizi sociali ma anche disagi legati a spese maggiori e una pericolosità di vita altrettanto maggiore connessa ad una criminalità che nei piccoli centri, molto più tranquilli e vivibili, ovviamente non esiste.

In Italia, il benessere degli anziani è principalmente ancora legato al contesto famigliare in cui essi vivono. La famiglia quindi, continua a svolgere la primaria azione di assistenza e cura dell'anziano ed è tuttora l'elemento essenziale per una qualità della vita accettabile, in quanto proprio nell'ambito famigliare, l'anziano ha la possibilità di continuare ad esercitare un ruolo attivo con uno scambio ottimale di esperienza e disponibilità di tempo a favore delle proprie esigenze di assistenza ed aiuto, ruolo questo, che lo fa sentire ancora "vivo" nella società.

Una cosa soprattutto teme l'anziano: non sentirsi utile, avere la sensazione di essere improvvisamente divenuto invisibile.

Inutile negarlo, in molti casi l'anziano in fondo dà fastidio e come tutte le cose fastidiose, la tendenza comune è ignorarle. Questa società a furia di ignorare gli anziani ed i loro problemi, arriverà ad ignorare se stessa dato l'allarmante fenomeno di una crescita demografica pari allo zero.

I problemi della terza età sono molteplici e la nostra società si trova impegnata nel sopperire a necessità non previste, causate dal rapido processo di invecchiamento in atto. Crescono le famiglie di soli anziani ed emerge il problema della segregazione generazionale, problema che diventa irrisolvibile in assenza di relazioni sociali ben sviluppate. La segregazione generazionale si accompagna spesso a condizioni di salute precarie, malattie croniche, disabilità e ricorso a servizi sanitari non sempre all'altezza delle situazioni presentate.

Lo "stato sociale" o quel poco che ne è rimasto, secondo il mio parere, deve al più presto instaurare "la cultura dell'anzianità".

L'anziano è una ricchezza e non lo dico con l'occhio rivolto ad una tradizione che si è ormai persa con l'abbandono delle campagne e la massiccia conseguente urbanizzazione avvenuta nell'immediato dopoguerra, è una ricchezza perchè portatrice di risorse e di valori.

L'anziano è una risorsa, lo ribadisco, è una risorsa nonostante le malattie croniche, nonostante i problemi di assistenza e di bisogno che devono e dovranno sempre più trovare spazio e considerazione attraverso una riorganizzazione della società stessa in funzione di necessità ed esigenze provenienti da un soggetto sempre più presente e con un peso sociale più forte che nel passato.

                                              


Macherio, lì 21 Luglio 2008

Il respiro della Politica

Per consuetudine il respiro della politica deve essere ampio, ma da tempo mi appare sempre più asfittico.

Occorre pensare a uno spazio creativo, una finestra culturale che lavori su modelli ideali, lontano dalla logica di potere e di convenienza elettorale, libero di muoversi fuori dalle esigenze della "partitocrazia", per costruire dei progetti che ricerchino il benessere della collettività, di tutta la collettività.

Intendo fare una osservazione riguardo il rito dell'alternanza di governo, che rischia di trasformarsi in democrazia apparente se non si riescono a sviluppare contenuti veramente alternativi fra gli schieramenti. Anche in politica si guarda al sistema americano come ad un modello da imitare, personalmente lo trovo stucchevole.

Probabilmente sarò miope, ma dopo anni di alternanza fra "Repubblicani" e "Democratici" non riesco a vedere cosa cambi nella sostanza se governano gli uni o gli altri. Ovviamente esistono una miriade di provvedimenti marginali che servono a distinguersi, ma nell'insieme non cambia nulla. Questo perché non viene mai messo in discussione il "sistema", che è funzionale al potere, sia economico che politico.

Le oligarchie del potere trovano la loro legittimazione attraverso le elezioni, le quali mantengono viva l'illusione della libertà e della democrazia, mentre il cittadino non ha concrete possibilità di incidere sulle scelte che gli vengono preconfezionate, quindi si accontenta di delegare, schierandosi con una parte o con l'altra più per motivi affettivi che razionali, oppure prende coscienza del gioco delle parti e si disinteressa della politica, che considero l'aspetto peggiore.

Stiamo assistendo inermi ad una politica di "spoliticizzazione", che dietro il pretesto di libertà ha attuato una deregolamentazione selvaggia, attribuendo così ai determinismi economici un potere assoluto ed indiscriminato.

I cittadini italiani hanno bisogno più che mai di una classe politica capace di realizzare una economia al servizio dell'uomo che abbandoni la ricerca di una affannosa crescita quantitativa, governata dalla sola logica del profitto o meglio dalla logica del tantissimo denaro in pochissimo tempo, per costruire invece uno sviluppo qualitativo, che abbia al centro dei propri interessi l'intera società.

Ridiamo, ridate respiro alla politica!

                                              


Macherio, lì 23 Giugno 2008

Quanto vale una vita umana oggi?

Da diversi giorni tv e giornali dedicano molta attenzione a quanto accaduto nel corso degli anni all’interno della clinica Santa Rita di Milano, suscitando forti reazioni che vanno dall’incredulo sgomento alla profonda indignazione.

Non potrebbe essere diversamente, dal momento che la realtà messa in luce da quelle intercettazioni che il governo si appresta a cancellare, racconta di una struttura trasformatasi in un vero e proprio campo di tortura dove alcuni medici senza scrupoli operavano anche quando non era necessario, al solo fine d’incrementare il proprio tornaconto economico.

Polmoni espiantati senza alcuna ragione, diagnosi di tumore distribuite a titolo gratuito, ragazze in giovane età alle quali è stato asportato il seno senza che necessitasse....

Nella clinica Santa Rita di Milano l’orrore si è sostituito all’errore, così come il medico che sbaglia per superficialità è stato soppiantato dal medico che sbaglia per calcolo, sapendo che le sue nefandezze gli renderanno un sacco di denaro.

Poco importa se i profitti vengono costruiti sulla pelle delle persone, poco importa se la vita umana finisce per valere meno di qualche centinaia di euro.

Responsabile di tutto ciò, secondo il mio parere ovviamente, è la commistione fra sanità pubblica e privata, un universo fatto di cattiva amministrazione e clientelismi, ma soprattutto una società che sta mercificando in maniera esasperata tutto l’esistente, vittima di una “monetizzazione” patologica che ha svuotato di ogni contenuto perfino la vita umana.

Quello che più mi colpisce è la leggerezza con la quale pazienti bisognosi di cure venivano "quotati" al borsino della chirurgia dove l’asportazione di un polmone sano poteva valere alcune migliaia di euro e ogni giorno di degenza ne rendeva centinaia.

Questa ennesima scoperta svela ancora una volta l’assoluto disprezzo per la vita umana e la dignità della persona, ridotta a mero strumento di profitto da usare finchè risulta conveniente.

Quanto vale una vita umana oggi?

                                              


Macherio, lì 09 Giugno 2008

Dignità e Orgoglio

Credo fermamente che sia giusto e doveroso lottare perché la dignità di ogni essere umano venga rispettata, e perché i diritti individuali siano non solo riconosciuti ma anche e soprattutto tutelati, dalle istituzioni, dalla società e da ogni singolo.

Il mio grande disappunto è l'ottusità con cui purtroppo alcuni diversamente abili come del resto anche molti "normodotati" vedono se stessi e il mondo, attraverso uno sguardo sclerotizzato, derivante dal fatto di percepirsi "inferiori" o come facenti esclusivamente parte di una categoria della società non tenendo in debito conto la complessità dell'universo sociale, l'intrecciarsi continuo delle azioni e degli interessi delle diverse componenti.

Questo atteggiamento secondo me comporta il rischio di perdere la visione di insieme necessaria ad un agire socialmente etico, finendo talvolta per curare gli interessi del proprio "gruppo" di appartenenza, senza porre la dovuta attenzione alla dignità e agli interessi delle altre componenti della società e di quest'ultima nel suo complesso.

E' vero che la condizione di diversabilità comporta bisogni specifici e condizioni di vita peculiari, a cui le istituzioni e la società civile devono fare fronte, ma la lotta per la conquista dei diritti dei disabili, di quelli delle donne, degli stranieri o dei minori, va condotta con grande dignità e orgoglio, in virtù del fatto che permettere l'inclusione e il benessere di determinate categorie significa valorizzare un potenziale di risorse umane cruciale per lo sviluppo della nostra società.

Al contrario, suscitare compassione, pietà, rappresentarsi o lasciarsi rappresentare come vittime, non giova né a chi propone questa strategia, né a chi vorrebbe effettivamente che cambiassero le cose, né a nessun altro.

Vorrei per questo che venisse dato maggiore spazio e rilievo a quel mondo della diversabilità che rivendica i propri diritti, non in virtù della propria "straordinaria sfortuna", ma alla luce dell'universale valore della dignità umana, di cui ognuno di noi è portatore.

Vorrei che emergesse il coraggio di pensarsi disabile o svantaggiato, senza che ciò comporti il dimenticarsi di essere parte di un mondo, di un variopinto universo umano col quale non si può soltanto fare a pugni, ma con cui si è tenuti a dialogare e nel quale si è chiamati a riflettere, pensare, agire, nel nome della pacifica convivenza, del rispetto, del bene comune, superando ogni giorno e in ogni situazione i particolarismi e gli interessi personali, di gruppo, di categoria o classe.

                                              


Macherio, lì 14 Maggio 2008

Ministero della Salute dove sei finito?

Con l’insediamento del nuovo governo Berlusconi, il Ministero della Salute in attuazione di quanto previsto dalla legge finanziaria 2008 varata dal governo Prodi, confluisce nel Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, il cosiddetto "Welfare".

L'Italia, con l'istituzione del nuovo ministero, permettetemi il termine “calderone”, rinuncia di fatto ad un forte controllo dello Stato per garantire l’uniformità delle cure e dell’assistenza sanitaria. Persino negli U.S.A. dove il 90% della sanità è gestita dai privati esiste un ministero dedicato esclusivamente alla salute.

La scomparsa di questo dicastero in Italia rappresenta l'ennesima spallata al diritto alla salute per i cittadini, con una sanità già oggi in gran parte amministrata dalle regioni.

Il fondo sanitario nazionale è sempre servito a riequilibrare l’intervento tra le diverse realtà locali e la realtà centrale, ma con l’attuale incarico della completa tutela della salute al decentramento regionale, si creeranno di fatto profonde disuguaglianze fra regione e regione.

L’intervento pubblico viene sempre più sostituito con l’intervento dei privati, riducendo così ai "minimi termini" la fascia di protezione per la popolazione più bisognosa ed allargando così i servizi a pagamento. Muore il sistema sanitario nazionale e si rischia anche la subalternità di delicate materie che rappresentano aspetti costitutivi della moderna società civile.

Sarà in grado il nuovo “Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali” di promuovere politiche sanitarie e sociali finalizzate ad una migliore qualità di vita per il cittadino?

Incentivare il "Welfare" significa eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra le persone, aiutando in particolar modo i ceti meno abbienti, quindi più intervento pubblico. Si sta rafforzando invece la concezione che lo stato sociale dia luogo a spese che non siano più sostenibili, che danneggiano la competitività di prezzo. Il nuovo principio di sussidiarietà nell’erogazione dei servizi sociali, inteso come solidarietà da parte della comunità di appartenenza, si è tradotto di fatto nel passaggio alle privatizzazioni.

Anche nella politica dei servizi sociali ci si allontana quindi dal principio del diritto di ogni cittadino di poter avere prestazioni assistenziali che gli consentano un’esistenza dignitosa nella società e dalla garanzia di servizi pubblici aperti a tutti.

                                              


Macherio, lì 23 Aprile 2008

La storia che non ci piace? Revisioniamola!

Poco prima delle elezioni politiche 2008, circa una quindicina di giorni fa, un noto esponente politico del Popolo delle Libertà, un certo Marcello dell'Utri, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni.... Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione....».

Dell'Utri ha detto che i libri di storia dovranno essere riscritti, perchè occorre scardinare una cultura che proviene dalla lotta di Resistenza contro il fascismo. Si ritiene dunque necessario demolire le basi storiche sulle quali si regge l'idea di una repubblica antifascista e la stessa Costituzione Repubblicana.

Una certa cultura, in un determinato contesto geografico e storico, può essere determinata dalla forza delle idee che liberamente si sviluppano nella società, oppure da un'imposizione che per essere efficace deve sradicare il pensiero dominante. Quando una cultura viene imposta dall'alto, da un certo potere, lo scopo è sempre quello di difendere il potere stesso dal passato e per farlo occorre che la storia sia riscritta, revisionata.

Nella Germania nazista si organizzavano grandi roghi di libri "scomodi". Nell'Italia fascista molti libri furono banditi e le ristampe vietate. Durante l'assedio di Sarajevo nel 1992 i Serbi bruciarono le biblioteche della città.

Nella storia in generale, ogni volta che un potere doveva imporsi o difendere se stesso, ha bruciato i libri "scomodi" o ne ha vietato la diffusione e bandito la pubblicazione, per imporre invece i testi compiacenti al potere stesso.

Oggi per fortuna non si organizzano più roghi di libri, si propone di imporre la loro revisione, affinchè possano condizionare le idee in favore di un determinato potere. In ogni caso, l'effetto è lo stesso, devastante!

Noi invece, comuni mortali, con alle spalle la storia dei nostri nonni, vogliamo anche questo 25 aprile 2008 commemorare i tanti e tanti defunti partigiani, persone che hanno creduto profondamente nell'Italia, che per noi e per la nostra odierna società hanno dato la vita!

A loro dobbiamo la nostra identità!

Se ancora oggi ricerchiamo più democrazia, più giustizia, più solidarietà umana, più tolleranza verso il prossimo e più Pace, è dalle radici della Resistenza che dobbiamo ripartire.

                                              


Macherio, lì 17 Aprile 2008

Orfani di una rappresentanza politica

Le elezioni politiche 2008 si sono svolte in modo regolare ed i risultati, come sempre, sono oggetto di analisi, discussioni e confronti.

Il dato più eclatante non è tanto la vittoria di Silvio Berlusconi, ormai prevedibile dai più, bensì la totale scomparsa a livello parlamentare della cosiddetta "sinistra radicale".

Naturalmente non va dimenticato il quadro complessivo di riallineamento del sistema politico, ovvero la torsione "bipartitista" realizzata attraverso un sistema elettorale utilizzato in maniera ben diversa rispetto alle elezioni politiche del 2006 (è bastata la rinuncia alle larghe coalizioni perché il "Porcellum", da un certo punto di vista, funzionasse anche molto bene).

La scelta selettiva fatta da Walter Veltroni e posta prioritariamente rispetto alla prospettiva di contrastare l'avversario, nei riguardi del quale ci si è limitati ad invocare il cosiddetto "voto utile" ed a copiarne in buona parte il programma, è servita per eliminare i concorrenti più piccoli e più scomodi, perché evocatori di identità forti che i dirigenti del PD desideravano togliere di mezzo da tempo, quindi l'occasione di queste elezioni politiche era sicuramente molto ghiotta.

Sono riusciti soltanto a fare questo però, la cosa più semplice! E il resto? Non hanno ottenuto nessun voto di "centro" o comunque solo le briciole ed hanno perso in modo plateale le elezioni, sia nazionali, sia regionali.

Attendiamo ancora i risultati delle provinciali e delle comunali visto che siamo in presenza di molti "ballottaggi" ma visti i primi "flop" possiamo aspettarci ben poco!

Le colpe, inutile negarlo, aldilà delle importanti e determinanti responsabilità del PD di Veltroni, sono proprio all'interno della "Sinistra Arcobaleno": è mancata una seria e profonda riflessione sulla fallimentare esperienza di governo. Tale esperienza ha azzerato le capacità di presenza sul territorio, di promozione di quadri non legati al carrierismo e tanto altro ancora.

In secondo luogo è mancata completamente una proposta politica adeguata, smarcata dal politicismo più puro e legata ad una idea di progetto di trasformazione reale della società.

Come e da dove ripartire? Sicuramente un nuovo dialogo dovrà essere avviato con urgenza, senza la rimessa in campo di un nuovo progetto "territoriale" che comprenda i cambiamenti della società moderna e finalizzato alla proiezione istituzionale per una piena rappresentatività politica, non ci potrà essere alcuna, sia pure timida, forma di ripresa.

Al momento non ci resta che sperare che i tanto sbandierati provvedimenti a favore di tutti noi vengano rispettati, e non sia come al solito pura demagogia indirizzata esclusivamente all'ulteriore rafforzamento delle fasce già forti della nostra società italiana.

                                              


Macherio, lì 10 Aprile 2008

Elezioni Politiche 2008: l'Italia di Veltrusconi

Finalmente siamo giunti agli ultimi giorni di questo pietoso teatrino chiamato campagna elettorale, finalizzato a partorire la "dittatura" di due partiti fotocopia, intenzionati a legittimare attraverso il voto, un pensiero unico che in realtà non corrisponde alla sensibilità dei cittadini italiani. Gli ingredienti di questa "ricetta" sono di una semplicità disarmante, avendo come fulcro una legge elettorale finalizzata allo scopo, condita da un ricorso smodato alla disinformazione.

Gli sbarramenti precostituiti alla Camera e al Senato impediranno di fatto la presenza nel prossimo Parlamento di qualunque voce fuori dal coro (solo la Sinistra Arcobaleno, l’Udc e la Destra potranno forse aspirare ad ottenere qualche rappresentante), concentrando le scelte degli italiani verso l’unico "voto utile" a produrre rappresentazione parlamentare ed inducendo chiunque non si riconosca nel partito unico di Veltrusconi a disertare le urne senza avere possibilità d’incidere politicamente.

Che scenda dal pullman del PD o dal palco del PDL, Veltrusconi racconta tutto ed il contrario di tutto, di fronte ad un’esposizione mediatica totalizzante costruita per trasformare in verità anche le peggiori menzogne e contraddizioni.

Veltrusconi si presenta come il più grande ambientalista, ma anche come il più grande cementificatore, come il più grande amico degli operai, ma anche degli industriali, come colui che diminuirà le tasse ma comunque spenderà più denaro pubblico e chi più ne ha ne metta.

Durante questa ultima settimana di farsa elettorale il carattere ed il grado della manipolazione hanno raggiunto livelli incredibili e praticamente ogni cittadino viene imbonito attraverso la "promessa" di realizzare esattamente quello che desidera, poco importa se la realizzazione risulta impossibile ed i desideri sono spesso apertamente in contrasto gli uni con gli altri.

L’importante è che ciascuno si senta promettere esattamente quello che vorrebbe sentirsi promettere, il resto non conta praticamente nulla.

L’unico vero problema di Veltrusconi è costituito dal fatto che gli elettori non si confondano mettendo la croce sul simbolo sbagliato e per evitare che questo accada il Viminale sta provvedendo, a spese di tutti i cittadini italiani ovviamente, alla stampa di migliaia e migliaia di manifesti e alla messa in onda di altrettanti spot televisivi che spieghino come votare correttamente.

Dopo questo ultimo sforzo sia chiaro che chi per errore non avrà messo la X sul simbolo del partito di Veltrusconi non potrà poi venirsi a lamentare dicendo che la lampada di Aladino non funziona come promesso, in quanto era stato avvertito prima e come dice un buon proverbio.... uomo avvisato....

                                              


Macherio, lì 04 Aprile 2008

Expo 2015 a Milano: tutti diventeranno ricchi!

Milano avrà l’Expo 2015, che felicità!

La notizia rimbalza roboante su tutti i telegiornali, per poi andare a riempire le prime pagine dei giornali, incastonata all’interno di mega titoli che esaltano ora l’orgoglio, ora la commozione, ora la felicità di un Paese in festa, quasi si trattasse del revival dell'ultimo campionato mondiale di calcio.

La "vittoria" ottenuta dal sindaco di Milano Letizia Moratti riesce ad oscurare qualsiasi problema di questa Italia sempre più povera, poco importa se i salari degli italiani continuano a restare i più bassi d'Europa, poco importa se i morti sul lavoro continuano ad aumentare anche adesso che in campagna elettorale non fanno più notizia, poco importa se non si riesce neppure a decidere a chi "regalare" la compagnia aerea di bandiera, poco importa se l’inflazione ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 12 anni.

Adesso abbiamo l’Expo! Possiamo guardare al futuro con ottimismo, godendoci la "Milano da bere" che ritorna più che mai condita dalle pazze fantasie visionarie che amministratori, architetti, giornalisti scatenati stanno affrettandosi a "mettere in cantiere" per noi povera gente.

Vengono propinate cifre sempre più alte promettendo a tutti scampoli di quella "ricchezza" ormai dimenticata dai più (o forse mai esistita), alle prese con un futuro sempre più incerto e faticoso.

Tutto è grande se osservato sotto le fantasmagoriche luci dell’Expo, tutto cresce nella Milano del futuro, oltre sette anni di cantieri finalizzati a stravolgerne in profondità la fisionomia, fino a trasformarla in una piccola Dubai.

Nulla cambierà nelle case delle famiglie italiane, milanesi e non, spesso abbarbicate nei quartieri periferici, travolti dalla delinquenza e dove molte volte mancano addirittura i servizi primari, dove l’unico panorama fruibile è costituito dal muro scrostato e fatiscente di un palazzone.

Tutto resta uguale nell’Italia dimenticata, vittima della disoccupazione e del lavoro precario; tutto resta uguale per gli italiani costretti a tirare la fine del mese con sempre meno potere di acquisto perché schiacciati (come viene raccontato loro dagli economisti) da un debito pubblico insostenibile.

Eppure saranno proprio loro, le famiglie italiane, a finanziare attraverso nuovo debito pubblico anche la mega kermesse dell’Expo di Milano 2015, dove la lobby del cemento, sotto la direzione di architetti di grido, costruirà la "città del futuro", sempre più indifferente e lontana dalla difficile quotidianità della popolazione che vi abita.

                                              


Macherio, lì 16 Marzo 2008

Utili sempre più sù, occupati sempre più giù!

Leggendo qua e là mi "cade" l'occhio su una notizia che tratta la presentazione del nuovo piano industriale 2008/2011 del gruppo bancario Monte dei Paschi di Siena approvato dal consiglio di amministrazione della banca ed accolto con entusiasmo dai mercati all’interno dei quali il valore del titolo si è manifestato in netta ascesa. Tale gruppo ha chiuso il 2007 con un utile netto di 1,43 miliardi di euro, in progresso del 58% rispetto ai 910 milioni di euro del 2006 e del 160% se si prendono in considerazione gli ultimi 3 anni (!).

Obiettivo del piano è quello di dare vita al terzo polo bancario italiano tramite l’acquisizione in Monte dei Paschi di Siena di Antonveneta, Banca Agricola Mantovana e Banca Toscana, nel contesto di una profonda ristrutturazione dell’intero gruppo che prevede la cessione di 125 sportelli e un incremento di utile di 732 milioni di euro, derivante per il 35% da maggiori ricavi e per il 65% da risparmi di costi.

I risparmi di costi che costituiscono guarda caso la parte più consistente del piano, passeranno a quanto pare attraverso l’eliminazione di 1700 dipendenti considerati in esubero, la maggior parte dei quali andrà sicuramente ad ingrossare le fila dei disoccupati e dei lavoratori precari.

Purtroppo il caso del gruppo bancario Monte dei Paschi di Siena non è certo isolato, bensì la regola utilizzata dai grandi gruppi finanziari ed industriali per far crescere la propria produttività ed i propri profitti in misura estremamente rilevante pur in presenza di un mercato sempre più asfittico e stagnante.

Mentre i "grandi" politici delle liberalizzazioni individuano tassisti, farmacisti e panettieri come il vero ostacolo alla libera concorrenza, tutti i maggiori gruppi finanziari ed industriali fagocitano sistematicamente le realtà più piccole, concentrando attraverso fusioni ed incorporazioni i mercati di loro competenza nelle mani di una ristretta cerchia di mega realtà in grado di annientare qualunque tipo di concorrenza!

Mentre politici, sindacalisti ed industriali stipulano accordi sul welfare privi di ogni contenuto e li fanno approvare ai lavoratori tramite dei referendum farsa, fingendo di essere intenzionati a ridurre la precarietà, tutti i grandi gruppi finanziari ed industriali incrementano a dismisura il proprio profitto attraverso la sistematica riduzione del personale ed un sempre più ampio ricorso al lavoro interinale.

Sembra quasi che la politica abbia perso ogni contatto con il Paese reale e si muova in una sorta di "Second Life" costruita a proprio uso e consumo.

Qualcuno per favore li svegli, perché nell’Italia reale i posti di lavoro e la concorrenza stanno andando incontro all’estinzione!

                                               


Macherio, lì 28 Febbraio 2008

La verità dell'Istat

L’Istat ha fornito un nuovo indice sul costo della vita che registra l’aumento dei prezzi dei beni di più largo consumo.

Mentre l’inflazione ufficiale è al 2,9% questo nuovo indice registra un aumento del 4,8%. Questo è l’aumento effettivo del costo della vita per lavoratori e pensionati, e molto probabilmente è ancora inferiore alla realtà, visto che non è in esso compreso il costo della casa.

Finalmente comprendo come sia possibile che mentre lavoratori e pensionati non arrivano alla quarta o anche ormai alla terza settimana del mese secondo l’inflazione ufficiale i contratti nazionali di lavoro sono sempre stati ben sopra l’aumento dei prezzi.

Finalmente emerge ufficialmente una parte di verità! Tutti i contratti rinnovati in questi ultimi anni, nessuno escluso, sono stati nettamente in perdita rispetto all’aumento reale dei prezzi!

Altro che salario-produttività! Bisogna aumentare le remunerazioni dei contratti nazionali, quelle percepite da tutte e tutti, e legarle al reale andamento del costo della vita.

E' indispensabile l'introduzione di meccanismi automatici di difesa del salario dall’inflazione (ricordate la famosissima "scala mobile"?), perché le lavoratrici, i lavoratori e i pensionati non possono difendersi dall’aumento dei prezzi dalla sera alla mattina, come fanno le banche, le assicurazioni, i petrolieri e tanti altri e perché non è giusto che si debbano fare ore e ore di sciopero per ottenere meno del dovuto.

Spero vivamente che il futuro nuovo governo possa ridare una vera, seria e soprattutto duratura dignità a tutti i lavoratori e pensionati italiani.

                                               


Macherio, lì 06 Febbraio 2008

La politica in frantumi

Il Governo Prodi è "caduto", molto probabilmente non ne sentirò la mancanza. E non la sentiranno in parecchi (tra cui molti di quegli uomini e quelle donne che, nell’aprile 2006, avevano votato per la coalizione dell’Unione).

I problemi di sempre non sono stati risolti: venti milioni di lavoratori sotto pagati, cinque milioni di famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese o meglio alla metà del mese, prezzi alti come in Germania e salari bassi come in Grecia.

E’ un fatto! Nella sua breve vita questo governo ha dimostrato di fare moltissimo per le imprese e molto poco per operaie, operai, lavoratrici e lavoratori.

Ha governato tagliando le pensioni; ha accelerato la privatizzazione dei beni comuni come l'acqua ed è rimasto immobile di fronte agli aumenti delle tariffe, della benzina, della luce e del gas. Ha persino introdotto nuovi ticket sanitari. Ha rifinanziato le missioni di guerra in Afghanistan ed in Kosovo e ne ha deciso una tutta nuova in Libano. Ha aumentato le spese militari. Ha autorizzato, fregandosene del Parlamento, la costruzione di una grande base americana a Vicenza.

Non ha abrogato la legge Biagi mantenendo la precarietà, né la Bossi-Fini, mentre invece ha cercato, ed in parte v’è riuscito, di introdurre nella legislazione italiana norme di sicurezza razziste ed il reato di povertà.

Con le finanziarie del 2007 e del 2008 ha proseguito la politica berlusconiana di trasferimento di risorse dai salari ai profitti e alle rendite finanziarie, chiedendo sacrifici immediati ai lavoratori (a fronte di promesse i cui effetti sono ancora tutti sulla carta).

Solo un po' di carità per gli incapienti e le ormai poche(!) famiglie numerose. Se risanamento dei conti pubblici c'è stato, esso è stato pagato ancora una volta dalle lavoratrici, dai lavoratori, ed in generale dai ceti più poveri.

Ed ora cosa ci aspetta?

                                  


Macherio, lì 10 Gennaio 2008

La Pace nella quotidianità

Oggi l'appello alla Pace risuona maggiormente nella quotidianità e tutti noi dobbiamo impegnarci ad un supplemento di riflessione per capire il suo nuovo volto.

Quando si parla di quotidianità, molti di noi ritengono erroneamente, secondo il mio parere, di rivolgersi ad una dimensione di scarsa e minore importanza, invece il quotidiano è l’ambito a noi più prossimo e, proprio perché coinvolge la nostra persona, maggiormente denso di significato.

Il senso dell'esistere si dischiude soprattutto nelle azioni e nei rapporti quotidiani tra le persone. Il quotidiano non è il "privato", esso ha una forte valenza pubblica in quanto è luogo di incontri e di progetti.

La prima virtù è oggi proprio quella di investire i gesti quotidiani di un significato nuovo di Pace e di fratellanza, di fare con dedizione il proprio dovere. Il nostro lavoro di ogni giorno, la vita in famiglia, con i vicini e con ogni "prossimo" può assumere una sfumatura nuova di pacificazione e di accoglienza, di intesa e di comprensione reciproca.

La Pace ha bisogno di forti operatori di Pace, ma non si creda che il quotidiano sia meno impegnativo di quanto viene ritenuto eccezionale. Spesso un gesto concreto di vicinanza risulta molto faticoso e richiede una notevole forza morale. Grande può essere anche un gesto della quotidianità.

Il Cristianesimo ha molto da dire a questo proposito. Cristo ha detto: "Vi lascio la Pace, vi do la mia Pace"; Espressa nella quotidianità, in quanto data e vissuta nell'incontro personale con Lui, nella casa di Nazareth o nel Cenacolo, a ben vedere quindi si tratta di una Pace destinata ad entrare nella vita quotidiana.

Se la guerra, l'odio, l'indifferenza sono entrati nelle nostre case, ossia nel quotidiano, è allora ancora più urgente che parta proprio dalle nostre case l'opera di pacificazione, di riumanizzazione delle relazioni sociali fra noi e il mondo che ci circonda.

                                  

 

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