a cura di Andrea Sironi - Direttore Responsabile Progetto e-Macherio

www.macherio.net - Testata Giornalistica Registrata - Tribunale di Monza n.1849/07042006

 

ARCHIVIO PUBBLICAZIONI ANNO 2009


I "corsivi" di e-Macherio

Macherio, lì 22 Agosto 2009

Quanto vale una vita umana, oggi?

Morti 73 eritrei provenienti dalla Libia, risucchiati dal mare per cosa? Per una vita migliore, per sfuggire alla fame, alla povertà, agli stenti più assurdi che una vita può riservare.

E noi, perbenisti, cittadini di democrazie occidentali, democrazie avanzate (forse avanzato è un termine un po' troppo forzato) cosa facciamo? Nulla, non facciamo nulla, se non dimenticarci di un gommone o quel che sia in mezzo ad un mare, per ben più di 23 giorni.

Un mare, vittima anch'esso di un crocevia di persone invisibili, invisibili ai radar, alle pattuglie della Guardia di Finanza, invisibili soprattutto alle nostre coscienze.

D'altronde cosa possiamo aspettarci di buono, il rispetto della vita umana è diventato una peculiarità di pochi, purtroppo.

Scrivendo questo pensiero, mi ritorna in mente la clinica Santa Rita di Milano.

Voi mi direte: cosa c'entra? C'entra, in quanto fa riflettere e ragionare nuovamente sulla vita ed il suo valore più intimo e sul fatto che  il non-rispetto della inviolabilità umana è universale, non coinvolge solo, per così dire, etnie diverse fra loro.

Quella storia, del giugno 2008, racconta di una struttura trasformatasi in un vero e proprio campo di tortura dove alcuni medici senza scrupoli operavano anche quando non era necessario, al solo fine d’incrementare il proprio tornaconto economico. Polmoni espiantati senza alcuna ragione, diagnosi di tumore distribuite a titolo gratuito, ragazze in giovane età alle quali è stato asportato il seno senza che necessitasse....

Nella clinica Santa Rita di Milano l’orrore si è sostituito all’errore, così come il medico che sbaglia per superficialità è stato soppiantato dal medico che sbaglia per calcolo, sapendo che le sue nefandezze gli renderanno un sacco di denaro. Poco importa se i profitti vengono costruiti sulla pelle delle persone, poco importa se la vita umana finisce per valere meno di qualche centinaia di euro.

Possiamo parlare di cattiva commistione fra sanità pubblica e privata, un universo fatto di cattiva amministrazione e clientelismi.

Possiamo parlare di una società che sta mercificando in maniera esasperata tutto l’esistente, vittima di una “monetizzazione” patologica che ha svuotato di ogni contenuto perfino la vita umana.

Da un lato 73 immigrati morti in mare, dall'altro cittadini italiani derubati del bene più prezioso, la salute, uniti da un unico "filo": l’assoluto disprezzo per la vita umana e la dignità della persona.

Avete mai provato a cercare di dare una risposta alla seguente domanda: quanto vale una vita umana, oggi?

                                               


Macherio, lì 20 Agosto 2009

La paura nel quotidiano

Abbiamo paura? Ci siamo abituati alla paura? 

La paura è nel nostro quotidiano e oscura la realtà, discosta la mente dai problemi veri, che "invadono" la vita. 

Una delle principali responsabilità è la linea politica dell'attuale governo Berlusconi, in primis della Lega Nord, che cerca consenso attraverso la paura, la paura del diverso, la paura dell'extra-comunitario che sottrae il lavoro a te e ai tuoi figli (smentito da un recentissimo studio di Bankitalia), che violenta le tue donne. 

Poco importa se le violenze vengono, nella maggior parte dei casi, consumate proprio all'interno delle mura domestiche, fra moglie e marito, fra fidanzati, dove il disagio sociale ed economico cresce oltre misura. Disagio alimentato da una politica che non vuole fare politica, ma pura demagogia il cui fine principale è esclusivamente il potere. 

Uno strumento efficace per alimentare la paura sono, guarda caso, proprio le ronde, recentemente istituite: "volenterosi ed onesti" cittadini che difendono altri cittadini. Da cosa? Dalla paura! 

Poco importa se il tasso di criminalità è diminuito, la politica del governo impone la paura, e allora paura sia! 

Come è stato possibile arrivare a questo punto? Come è stato possibile che problemi, preoccupazioni e conflitti venissero così abilmente incanalati sul tema della sicurezza? 

Di sicuro, le prime vittime di questo scenario sono le donne, la violenza sulle donne è il cavallo di battaglia per legittimare politiche di militarizzazione delle città. Si specula sul corpo delle donne per invocare maggiore sicurezza, ovunque, specialmente sulle strade. 

Alcuni, o meglio, la maggior parte dei mass-media, manipolano la cronaca per dar maggior risalto a tutto ciò che può invocare la paura, la paura dell'uomo nero, del diverso. Tutto quello che serve per farci sentire insicuri, tutti i giorni della settimana, e rendere sempre vivo il tema della sicurezza. 

Il governo quindi, per difendere la popolazione si è inventato il "pacchetto sicurezza", con le ronde e i militari in città, trovando in questo modo la ricetta perfetta per distrarci. 

Vuoi placare la rabbia di chi avrebbe tutti i diritti per essere esasperato da come vanno le cose? Dagli qualcuno da odiare. 

Non confiniamo il nostro futuro e il nostro destino nella paura, sarebbe veramente la cosa più triste che possa succederci.

                                               


Macherio, lì 06 Agosto 2009

Quale futuro per l'Europa?

Quale futuro si prospetta per l'Europa? O meglio, l'Europa ha un futuro?

Inutile negarlo, il "vecchio continente" è in profonda crisi, una profonda crisi di identità, che rischia di divenire, a mio giudizio, persino paralizzante.

Fin dalla sua "costituzione", l'Europa si è basata esclusivamente su leggi monetaristiche, identificandosi soltanto attraverso l'immagine di banchieri, piuttosto che attraverso progetti politici in grado di creare un'Europa di pensiero e di persone.

Fino a poco tempo fa, il sistema economico/bancario, unico "attore" dell'Europa, ha permesso all'economia di crescere, creando così del benessere: vero per pochi, fittizio per la maggior parte dei cittadini.

Ed ora? Dal momento che l'unico elemento unificante è stata la struttura finanziaria, l'Europa della BCE quali soluzioni adotterà per fronteggiare la profonda crisi economica e sociale che ci attanaglia sempre più?

Mentre la FED ha abbassato i tassi praticamente allo zero per cento, la BCE li ha abbassati a poco più dell'uno per cento. Mentre la FED ha come obiettivo la stabilità dei prezzi e del pieno impiego, la BCE si propone come unico obiettivo di evitare l'inflazione, fregandosene altamente se questo può comportare una perdita di occupazione.

D'altronde l'Europa ha voluto diventare come gli Stati Uniti d'America: ridurre le tasse, ridurre il costo del lavoro e favorire così il profitto d'impresa.

Ora gli Stati Uniti cercano il cambiamento, riguardo la fallimentare politica perpetrata fino a poco tempo fa, l'Europa invece continua a negare l'evidenza, e considerare indiscutibile la privatizzazione e la riduzione del costo del lavoro.

Mentre il pensiero americano si è profondamente modificato, il pensiero europeo è immobile, incapace di intendere e di volere.

Uno dei principali problemi, a mio avviso, è che in Europa i movimenti non esistono più, non esiste più una intellettualità in grado di prendere la parola, di opporsi al sistema, offrendo nuove idee e nuovi progetti attraverso la promozione di sensibilità.

Solo un movimento potrà proporre un nuovo futuro all'Europa, un movimento che possa incarnare il simbolo di Obama.

Pur non conoscendo fino in fondo le linee strategiche e programmatiche del presidente degli Stati Uniti penso che Obama rappresenti la vera rottura con il passato. Tutto questo in Europa non esiste ancora, ma prima o poi una nuova coscienza dovrà formarsi, organizzarsi e proporsi, spazzando via la fredda e senza futuro logica finanziaria, creando altresì una nuova percezione sociale.

                                               


Macherio, lì 18 Giugno 2009

Il lavoro: più specializzazione, più sicurezza

Ieri, in provincia di Bergamo, l'ennesimo infortunio mortale sul lavoro.

Questa morte, questa ennesima morte, cambierà qualcosa? Quanti altri operai dovranno morire ancora?

Tutti i lavoratori caduti, spesso per un lavoro durissimo pagato meno di mille euro al mese non sono un caso. Molte sono le ragioni che generano questa situazione. Una fra tutte è quella legata al turn-over, all'uso di operai "usa e getta" ai quali ricorrono le imprese che lavorano in sub-appalto.

Cambiare spesso operai, significa il più delle volte non avere problemi con diritti che maturano, con l'anzianità, e può far molto comodo a quelle imprese che vogliono ricavare il massimo profitto dalle commesse di lavoro che hanno ottenuto. L'operaio "usa e getta" non riesce mai ad accumulare un giusto livello di esperienza, e questa mancata accumulazione dovuta all'uso sempre più diffuso di lavoro precario ed occasionale non solo è pericolosa, ma costituisce una perdita per l'intera società che si impoverisce di cultura tecnica e di specializzazioni.

Un precario che oggi fa il fattorino, domani il cameriere, dopodomani l'imbianchino, di fatto non riuscirà mai ad essere un buon fattorino, cameriere o imbianchino perchè non ne avrà il tempo.... Le odierne leggi che regolano il mondo del lavoro, unite all'attuale crisi economica, negano di fatto la possibilità di specializzarsi. Specializzazione significa anche maggior sicurezza sul lavoro.

Il centro della questione è la mercificazione del lavoro, della prestazione lavorativa. Ormai la nostra società accetta quasi con indifferenza le notizie di "morti bianche" che appaiono su Tv e giornali.

I dati Istat parlano chiaro, troppi morti sul lavoro in Italia, specialmente in Lombardia, dove la media è superiore alle altre regioni.

Dobbiamo dire basta alle "morti bianche", dobbiamo proporre tutti insieme un nuovo modello di lavoro che metta al centro il valore della vita umana e non il mero profitto.

                                               


Macherio, lì 22 Maggio 2009

Crisi economica: sobrietà ed attenzione

Notizia recente diffusa dai mezzi di comunicazione: la fase più critica della crisi economica si sta esaurendo, i suoi effetti più pesanti e drammatici stanno lasciando spazio ad una nuova ripresa dell'economia mondiale.

Parimenti, nel circuito informativo, circolano notizie discordanti, leggende metropolitane sia sull'effettiva durata e portata della crisi. All’inizio sembrava che qualcuno avesse l’interesse a seminare il panico generale, perché da una situazione di turbamento sociale avrebbe potuto ricavare occasioni propizie per nuove speculazioni finanziarie. Oggi invece il messaggio che viene trasmesso è l'opposto, il peggio della crisi economica è alle nostre spalle, la bufera è finita, l'italiano medio può ritornare tranquillo.

Passiamo in un attimo dall'ottimismo più vivace al pessimismo più cupo e viceversa, a seconda del pensiero propinato su tv e giornali dagli "esperti" del settore.

Il G20 ha trasmesso la convinzione, puramente illusoria, di una capacità di regolamentazione e moralizzazione dei mercati finanziari con l’intento di infondere fiducia e ottimismo, suscitando nuove speranze ed aspettative verso un risanamento della situazione. Altri sostengono invece, che questa crisi ci farà regredire fino alla “età della pietra”. Per certi aspetti già ci siamo, violenza e conflittualità dilagano sempre più nella nostra società.

Viviamo in un sistema sociale con un elevato tasso di criminalità, per certi versi isterico e nevrotico, sentimenti di lacerante odio verso lo "straniero", discriminazioni e disuguaglianze materiali e morali crescenti.

Comunque sia, malgrado la disinformazione di massa in corso, è ormai evidente a tutti, anche ai più ottimisti, che siamo di fronte ad una crisi non congiunturale ma strutturale, una crisi epocale che investe l'intero apparato produttivo internazionale, una crisi di sistema che sta mettendo in discussione il paradigma stesso dello sviluppo economico e dell'accumulazione espansiva del capitale.

L'economia retta sul mercato capitalistico è al collasso, la domanda sta precipitando, l'offerta sta aumentando, tutto in modo sproporzionato, sovrapproduzione e sottoconsumo. I lavoratori sono stati eccessivamente sfruttati e progressivamente impoveriti, ed ora sono gli unici a pagare la crisi con la cassa-integrazione, i licenziamenti e la disoccupazione di massa.

E' venuto il momento di proporre una nuova Politica, che abbia come obiettivo ultimo, una maggiore sobrietà ed una maggiore attenzione al costante impoverimento, non solo materiale, della nostra società.

                                               


Macherio, lì 20 Aprile 2009

La società civile: un sistema valoriale

Le definizioni di società civile abbondano, ma effettivamente non è facile capire cos'è e dov'è. Possiamo iniziare con una prima distinzione fra società e società civile.

La società può essere pensata come un vasto contenitore nel quale si può trovare di tutto, dal cittadino onesto alla criminalità organizzata. La società civile, invece, è uno spazio più ristretto che si distingue sia per la sua forma organizzativa, sia per il suo sistema valoriale. Società civile vuol dire in primo luogo una vasta rete di associazioni, circoli, club, alcuni molto grandi e di forte impatto internazionale, altri più modesti che operano soprattutto a livello locale.

In Italia, come in altri paesi europei, possiamo attribuire alla società civile ambizioni specifiche: agire per la parità e l’equità sociale, costruire solidarietà orizzontali piuttosto che verticali, incoraggiare la tolleranza e la Pace. Essa costituisce una risorsa preziosissima per la democrazia e rispecchia l’impegno, profuso di solito a titolo gratuito, di una minoranza di cittadini per migliorare la società e nel contempo le istituzioni.

In Italia la longevità democratica della Repubblica ha garantito le condizioni strutturali per il fiorire della società civile: la libertà di opinione, la stampa libera, il diritto di associazione. L’Italia è un Paese in cui il funzionamento delle istituzioni lascia spesso a desiderare, ma è anche, sotto il profilo storico, molto libero, ricco di iniziative e discussioni. Forse, ed è una triste constatazione, è proprio il mancato funzionamento delle istituzioni che produce questa vivacità di reazione, questa micro-democrazia.

L’Italia dunque è un paese cui le pre-condizioni per la società civile sono ben radicate, dove esiste una tradizione di movimenti di cittadini che, permettetemi il termine, "irrompono" con grande forza sulla scena politica, riuscendo molte volte a contenere gli effetti devastanti di talune linee governative autoritarie che spesso e volentieri emergono dal nostro sistema.

La società civile: un sistema valoriale.

                                               


Macherio, lì 28 Marzo 2009

Uno sviluppo durevole per la Brianza in crisi

La Brianza vive in questi ultimi mesi momenti molto difficili, la crisi economica sta divorando il nostro sistema produttivo locale, anch'esso come quello nazionale o meglio mondiale, basato sul cosiddetto "consumismo".

Certo, le cause di questa situazione sono da ricercare nel passato. E' da diverso tempo che assistiamo ad un fenomeno di deindustrializzazione ovvero delocalizzazione di strutture produttive che fino a qualche anno fa, purtroppo, preoccupava relativamente poco l'opinione pubblica, in quanto l'economia consumistica garantiva ancora un certo tenore di vita e dava ancora delle illusorie prospettive di sviluppo. Oggi non è più così, è dunque urgente cercare soluzioni innovative per il futuro.

Ormai sono sotto gli occhi di tutti: licenziamenti, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, impossibilità di ricollocazione dopo aver perso il lavoro. Al momento nessun segnale di ripresa si intravede all'orizzonte.

Il territorio Brianza, per affrontare le sfide del futuro, ha bisogno urgentemente di politiche concrete per lo sviluppo sostenibile, o meglio uno sviluppo economico e sociale capace di integrare qualità della vita ed equità sociale, troppe inaccettabili disparità si sono verificate in questi ultimi anni.

Tale sviluppo è legato alla "crescita" personale di tutti noi, che passa attraverso una cittadinanza attiva fondata sui valori di solidarietà, rispetto dell'altro, tolleranza e cultura democratica.

Ruolo importante, in questo terribile momento, è quello degli enti locali, che a parer mio, appaiono alquanto disorientati, incapaci di proposte amministrative che concretizzino una volontà di governare in modo diverso rispetto a quanto finora è stato.

Quando assisteremo ad una netta presa di posizione da parte di un sindaco contro la chiusura e/o delocalizzazione di una azienda locale? Quando assisteremo ad una netta presa di posizione da parte di un sindaco contro il "saccheggio" del territorio? Queste mie affermazioni riguardano molti comuni brianzoli, dove aziende storiche vengono distrutte in nome della ricchezza per pochi, nella quasi totale indifferenza degli enti locali.

In Brianza urge dunque una nuova Politica, sì con la P maiuscola, e per poterla attuare è inevitabile la formulazione di una nuova struttura gestionale che preveda anche un ricambio dell'intera classe dirigente.

Una nuova Politica dedita allo sviluppo durevole: quindi risorse per sviluppare nuove tecnologie, nuovi metodi e nuove strategie di integrazione fra produzione, ricerca e formazione.

                                               


Macherio, lì 12 Marzo 2009

Politiche e strategie per un nuovo welfare

Per prima cosa penso che non esistano delle "ricette" su quale sia il welfare da adottare; una cosa certa è che l'attuale è profondamente discriminante.

Oggi ci sono degli operatori all'interno del nostro sistema dei servizi molto capaci e competenti, sicuramente attori importanti, probabilmente tra i primi. Tuttavia non possiamo riflettere solo in relazione al sistema dei servizi e ai loro operatori, ai servizi adattati e adattabili; dobbiamo ragionare in una logica di politiche nazionali e di politiche internazionali, con forti componenti locali, più attente alle fasce deboli.

Dobbiamo riflettere e ragionare, interrogandoci sulle attese, le aspettative, i protagonismi di questa società, sia in quanto individui che famiglie.

Dobbiamo pensare ad un diverso welfare al più presto. 

Ragionare e discutere di un diverso welfare significa avere presente contemporaneamente sia gli individui che le famiglie, ma in modo particolare significa avere presente le seconde generazioni, cioè il nostro futuro, perchè sono quest’ultime che incrementeranno e alimenteranno le funzioni sociali e culturali di questo vecchio Paese. Seconde generazioni che già oggi mettono in evidenza i limiti, le criticità, le inadeguatezze, del nostro sistema sociale.

Penso ad un nuovo welfare basato sul pluralismo, sulla comunicazione e l'interazione fra i diversi attori, capace di soddisfare pienamente i bisogni sempre più "marcati" e sempre maggiori dei meno abbienti, al di là di strumenti propagandistici ed estemporanei come ad esempio la "social-card" e quant'altro promossi recentemente dall'attuale governo Berlusconi.

E' indispensabile un nuovo sistema basato su politiche in cui sia la rappresentanza che la partecipazione, siano sostanziali e non formali come purtroppo avviene oggi, ovviamente tranne alcuni isolati casi. La rappresentanza va vista come riconoscimento sociale, come occasione per percepirsi, quali individui degni di essere ascoltati.

Questo momento di profonda crisi economico/morale dunque, è il momento migliore per formulare un’idea di un diverso welfare, che richiede un grande sforzo culturale, e dovrà essere sicuramente un welfare integrato, partecipato, flessibile, decentrato.

Un nuovo efficiente sistema sociale per una nuova società più coesa, più rispettosa, più giusta. Lo spero.

                                               


Macherio, lì 15 Febbraio 2009

La crisi politica ed amministrativa

Inutile negarlo, il nostro territorio, purtroppo, sta vivendo oltre che una crisi economica di notevoli proporzioni anche una profonda crisi politico/amministrativa.

Con questo intendo dire che oggi un progetto politico in grado di raccogliere un largo consenso, di affrontare i problemi di tutti i giorni e di guardare al futuro salvaguardando l’interesse generale, è tutto ancora da costruire.

I partiti politici, a parer mio naturalmente, sono spesso ridotti a contenitori vuoti di partecipazione, ripiegati a raccogliere consensi elettorali e a gestire poteri istituzionali; l’associazionismo pur essendo notevolmente diffuso ha difficoltà ad esprimere idee ed azioni incisive sul piano politico e sociale, probabilmente a causa della sua eccessiva frammentazione e della scarsità delle risorse che ha a disposizione.

Fra i cittadini sono diffusi atteggiamenti di disinteresse o sfiducia nei confronti della politica e dei suoi principali "attori".

Qualunque via di uscita democratica dalla crisi passa attraverso la partecipazione popolare che è il requisito indispensabile per trasformare la "democrazia formale", ovvero quella delle amministrazioni che governano un territorio solo grazie al numero legale, in "democrazia sostanziale", ovvero quella basata su di un ampio consenso della cittadinanza.

Tutto questo è possibile realizzarlo: tramite l'attivazione di comitati popolari organizzati per zone e/o per tematiche, tramite la valorizzare del consiglio comunale, tramite il potenziamento della trasparenza dei rapporti tra amministrazione e cittadinanza, tramite l'istituzione di assemblee pubbliche periodiche attraverso le quali gli amministratori possano riferire il proprio operato ed ascoltare la cittadinanza.....

Questo è indubbiamente il momento migliore per ripensare all'intero sistema amministrativo che dovrà essere rivolto alle fasce più deboli della società abbandonando definitivamente la corsa alle poltrone delle residenze municipali che ahimè vengono considerate troppo spesso fonti di personale arricchimento.

                                               


Macherio, lì 16 Gennaio 2009

27 Gennaio 2009: la Memoria della Memoria

L'impegno della memoria, ricordare ogni anno che cosa è stata la Shoah (Approfondimento) nella coscienza di tutti gli uomini liberi, cresce proprio nel momento in cui vengono meno i testimoni diretti di quei tragici momenti.

I sopravvissuti ai campi di sterminio e quanti hanno subìto diverse forme di persecuzione ci stanno inevitabilmente lasciando. E il nostro tempo corre il rischio che, non avendo più tra di noi la testimonianza diretta di chi patì sulla propria pelle la vergogna di quell’atroce esperienza, si rimuova la sofferenza della rivisitazione. Presto si passerà dalla memoria viva alla storia.

Ogni volta che si riaprono quelle pagine, che si rivedono quei fotogrammi in bianco e nero, ci appare sempre più incomprensibile come si possa essere sprofondati in un tale baratro di orrori così crudelmente organizzati. Tra il 30 gennaio 1933, esattamente 76 anni fa, quando Hitler prese il potere in Germania, e l'8 maggio 1945, quando in Europa ebbe fine la Seconda Guerra Mondiale, furono oltre dieci milioni gli ebrei vittime dello sterminio nazifascista.

E' un nostro dovere morale conservare la memoria della memoria!

E' un nostro dovere morale trasmettere la memoria della memoria alle nuove generazioni perchè si possa affermare, e forte, il grido " MAI PIU' "!

In questo modo, a parer mio, si crea il terreno perché rimanga la decisiva impronta culturale di cui ha particolarmente bisogno questo tempo senza memoria e, in parallelo, far prevenzione contro ogni nuova ulteriore deriva totalitaria. I campi di sterminio sono finiti, ma altri orrori sono cominciati e conosciamo purtroppo bene che la violenza degli uomini sugli uomini non si è fermata ad Auschwitz, ma macchia di sangue quotidianamente la cronaca in ogni parte del mondo.

Uno sguardo importante va rivolto alle nostre Famiglie, le quali sono il primo luogo di costruzione di una mentalità di Pace e di Solidarietà, impegnamoci a diffonderla, in questo modo la nostra società diverrà sicuramente migliore e si terrà sempre vivo fra noi un messaggio di Pace.

                                                             

 

SE QUESTO E' UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

 

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