| Macherio, lì 22 Agosto 2009 Quanto
vale una vita umana, oggi?
Morti 73
eritrei provenienti dalla Libia, risucchiati dal mare
per cosa? Per una vita migliore, per sfuggire alla fame,
alla povertà, agli stenti più assurdi che una vita può
riservare.
E noi,
perbenisti, cittadini di democrazie occidentali, democrazie
avanzate (forse avanzato è un termine un po' troppo
forzato) cosa facciamo? Nulla, non facciamo nulla, se non
dimenticarci di un gommone o quel che sia in mezzo ad un
mare, per ben più di 23 giorni.
Un mare, vittima
anch'esso di un crocevia di persone invisibili,
invisibili ai radar, alle pattuglie della Guardia di
Finanza, invisibili soprattutto alle nostre coscienze.
D'altronde
cosa possiamo aspettarci di buono, il rispetto della vita
umana è diventato una peculiarità di pochi, purtroppo.
Scrivendo
questo pensiero, mi ritorna in mente la clinica Santa Rita
di Milano.
Voi mi
direte: cosa c'entra? C'entra, in quanto fa riflettere e
ragionare nuovamente sulla vita ed il suo valore più intimo
e sul fatto che il non-rispetto della inviolabilità
umana è universale, non coinvolge solo, per così dire,
etnie diverse fra loro.
Quella
storia, del giugno 2008, racconta di una struttura
trasformatasi in un vero e proprio campo di tortura dove
alcuni medici senza scrupoli operavano anche quando non era
necessario, al solo fine d’incrementare il proprio
tornaconto economico. Polmoni espiantati senza alcuna
ragione, diagnosi di tumore distribuite a titolo gratuito,
ragazze in giovane età alle quali è stato asportato il
seno senza che necessitasse....
Nella
clinica Santa Rita di Milano l’orrore si è sostituito
all’errore, così come il medico che sbaglia per
superficialità è stato soppiantato dal medico che sbaglia
per calcolo, sapendo che le sue nefandezze gli renderanno un
sacco di denaro. Poco importa se i profitti vengono
costruiti sulla pelle delle persone, poco importa se la vita
umana finisce per valere meno di qualche centinaia di euro.
Possiamo
parlare di cattiva commistione fra sanità pubblica e
privata, un universo fatto di cattiva amministrazione e
clientelismi.
Possiamo
parlare di una società che sta mercificando in maniera
esasperata tutto l’esistente, vittima di una
“monetizzazione” patologica che ha svuotato di ogni
contenuto perfino la vita umana.
Da un lato
73 immigrati morti in mare, dall'altro cittadini italiani
derubati del bene più prezioso, la salute, uniti da un unico
"filo": l’assoluto disprezzo per la vita
umana e la dignità della persona.
Avete mai
provato a cercare di dare una risposta alla seguente
domanda: quanto vale una vita umana, oggi?
Macherio, lì
20 Agosto 2009
La paura
nel quotidiano
Abbiamo paura? Ci siamo
abituati alla paura?
La paura è nel nostro
quotidiano e oscura la realtà, discosta la mente dai problemi
veri, che "invadono" la vita.
Una delle principali
responsabilità è la linea politica dell'attuale governo
Berlusconi, in primis della Lega Nord, che cerca consenso
attraverso la paura, la paura del diverso, la paura
dell'extra-comunitario che sottrae il lavoro a te e ai tuoi
figli (smentito da un recentissimo studio di Bankitalia), che
violenta le tue donne.
Poco importa se le violenze
vengono, nella maggior parte dei casi, consumate proprio
all'interno delle mura domestiche, fra moglie e marito, fra
fidanzati, dove il disagio sociale ed economico cresce oltre
misura. Disagio alimentato da una politica che non vuole fare
politica, ma pura demagogia il cui fine principale è
esclusivamente il potere.
Uno strumento efficace per
alimentare la paura sono, guarda caso, proprio le ronde,
recentemente istituite: "volenterosi ed onesti"
cittadini che difendono altri cittadini. Da cosa? Dalla paura!
Poco importa se il tasso di
criminalità è diminuito, la politica del governo impone la
paura, e allora paura sia!
Come è stato possibile
arrivare a questo punto? Come è stato possibile che problemi,
preoccupazioni e conflitti venissero così abilmente
incanalati sul tema della sicurezza?
Di sicuro, le prime vittime
di questo scenario sono le donne, la violenza sulle donne è
il cavallo di battaglia per legittimare politiche di
militarizzazione delle città. Si specula sul corpo delle
donne per invocare maggiore sicurezza, ovunque, specialmente
sulle strade.
Alcuni, o meglio, la maggior
parte dei mass-media, manipolano la cronaca per dar
maggior risalto a tutto ciò che può invocare la paura, la
paura dell'uomo nero, del diverso. Tutto quello che serve per
farci sentire insicuri, tutti i giorni della settimana, e
rendere sempre vivo il tema della sicurezza.
Il governo quindi, per
difendere la popolazione si è inventato il "pacchetto
sicurezza", con le ronde e i militari in città, trovando
in questo modo la ricetta perfetta per distrarci.
Vuoi placare la rabbia di chi
avrebbe tutti i diritti per essere esasperato da come vanno le
cose? Dagli qualcuno da odiare.
Non confiniamo il nostro
futuro e il nostro destino nella paura, sarebbe veramente la
cosa più triste che possa succederci.
Macherio, lì
06 Agosto 2009
Quale
futuro per l'Europa?
Quale futuro si prospetta per
l'Europa? O meglio, l'Europa ha un futuro?
Inutile negarlo, il
"vecchio continente" è in profonda crisi, una
profonda crisi di identità, che rischia di divenire, a mio
giudizio, persino paralizzante.
Fin dalla sua
"costituzione", l'Europa si è basata esclusivamente
su leggi monetaristiche, identificandosi soltanto attraverso
l'immagine di banchieri, piuttosto che attraverso progetti
politici in grado di creare un'Europa di pensiero e di
persone.
Fino a poco tempo fa, il
sistema economico/bancario, unico "attore"
dell'Europa, ha permesso all'economia di crescere, creando
così del benessere: vero per pochi, fittizio per la maggior
parte dei cittadini.
Ed ora? Dal momento che
l'unico elemento unificante è stata la struttura finanziaria,
l'Europa della BCE quali soluzioni adotterà per fronteggiare
la profonda crisi economica e sociale che ci attanaglia sempre
più?
Mentre la FED ha abbassato i
tassi praticamente allo zero per cento, la BCE li ha abbassati
a poco più dell'uno per cento. Mentre la FED ha come
obiettivo la stabilità dei prezzi e del pieno impiego, la BCE
si propone come unico obiettivo di evitare l'inflazione,
fregandosene altamente se questo può comportare una perdita
di occupazione.
D'altronde l'Europa ha voluto
diventare come gli Stati Uniti d'America: ridurre le tasse,
ridurre il costo del lavoro e favorire così il profitto
d'impresa.
Ora gli Stati Uniti cercano
il cambiamento, riguardo la fallimentare politica perpetrata
fino a poco tempo fa, l'Europa invece continua a negare
l'evidenza, e considerare indiscutibile la privatizzazione e
la riduzione del costo del lavoro.
Mentre il pensiero americano
si è profondamente modificato, il pensiero europeo è
immobile, incapace di intendere e di volere.
Uno dei principali problemi,
a mio avviso, è che in Europa i movimenti non esistono più,
non esiste più una intellettualità in grado di prendere la
parola, di opporsi al sistema, offrendo nuove idee e nuovi
progetti attraverso la promozione di sensibilità.
Solo un movimento potrà
proporre un nuovo futuro all'Europa, un movimento che possa
incarnare il simbolo di Obama.
Pur non conoscendo fino in
fondo le linee strategiche e programmatiche del presidente
degli Stati Uniti penso che Obama rappresenti la vera rottura
con il passato. Tutto questo in Europa non esiste ancora, ma
prima o poi una nuova coscienza dovrà formarsi, organizzarsi
e proporsi, spazzando via la fredda e senza futuro logica
finanziaria, creando altresì una nuova percezione sociale.
Macherio, lì
18 Giugno 2009
Il lavoro:
più specializzazione, più sicurezza
Ieri, in provincia di
Bergamo, l'ennesimo infortunio mortale sul lavoro.
Questa morte, questa ennesima
morte, cambierà qualcosa? Quanti altri operai dovranno morire
ancora?
Tutti i lavoratori caduti,
spesso per un lavoro durissimo pagato meno di mille euro al
mese non sono un caso. Molte sono le ragioni che generano
questa situazione. Una fra tutte è quella legata al
turn-over, all'uso di operai "usa e getta" ai quali
ricorrono le imprese che lavorano in sub-appalto.
Cambiare spesso operai,
significa il più delle volte non avere problemi con diritti
che maturano, con l'anzianità, e può far molto comodo a
quelle imprese che vogliono ricavare il massimo profitto dalle
commesse di lavoro che hanno ottenuto. L'operaio
"usa e getta" non riesce mai ad accumulare un giusto
livello di esperienza, e questa mancata accumulazione dovuta
all'uso sempre più diffuso di lavoro precario ed occasionale
non solo è pericolosa, ma costituisce una perdita per
l'intera società che si impoverisce di cultura tecnica e di
specializzazioni.
Un precario che oggi fa il
fattorino, domani il cameriere, dopodomani l'imbianchino, di
fatto non riuscirà mai ad essere un buon fattorino, cameriere
o imbianchino perchè non ne avrà il tempo.... Le odierne
leggi che regolano il mondo del lavoro, unite all'attuale
crisi economica, negano di fatto la possibilità di
specializzarsi. Specializzazione significa anche maggior
sicurezza sul lavoro.
Il centro della questione è
la mercificazione del lavoro, della prestazione lavorativa.
Ormai la nostra società accetta quasi con indifferenza le
notizie di "morti bianche" che appaiono su Tv e
giornali.
I dati Istat parlano chiaro,
troppi morti sul lavoro in Italia, specialmente in Lombardia,
dove la media è superiore alle altre regioni.
Dobbiamo dire basta alle
"morti bianche", dobbiamo proporre tutti insieme un
nuovo modello di lavoro che metta al centro il valore della
vita umana e non il mero profitto.
Macherio, lì
22 Maggio 2009
Crisi
economica: sobrietà ed attenzione
Notizia recente diffusa dai
mezzi di comunicazione: la fase più critica della crisi
economica si sta esaurendo, i suoi effetti più pesanti e
drammatici stanno lasciando spazio ad una nuova ripresa
dell'economia mondiale.
Parimenti, nel circuito
informativo, circolano notizie discordanti, leggende
metropolitane sia sull'effettiva durata e portata della crisi.
All’inizio sembrava che qualcuno avesse l’interesse a
seminare il panico generale, perché da una situazione di
turbamento sociale avrebbe potuto ricavare occasioni propizie
per nuove speculazioni finanziarie. Oggi invece il messaggio
che viene trasmesso è l'opposto, il peggio della crisi
economica è alle nostre spalle, la bufera è finita,
l'italiano medio può ritornare tranquillo.
Passiamo in un attimo
dall'ottimismo più vivace al pessimismo più cupo e
viceversa, a seconda del pensiero propinato su tv e giornali
dagli "esperti" del settore.
Il G20 ha trasmesso la
convinzione, puramente illusoria, di una capacità di
regolamentazione e moralizzazione dei mercati finanziari con
l’intento di infondere fiducia e ottimismo, suscitando nuove
speranze ed aspettative verso un risanamento della situazione.
Altri sostengono invece, che
questa crisi ci farà regredire fino alla “età della
pietra”. Per certi aspetti già ci siamo, violenza e
conflittualità dilagano sempre più nella nostra società.
Viviamo in un sistema sociale
con un elevato tasso di criminalità, per certi versi isterico
e nevrotico, sentimenti di lacerante odio verso lo
"straniero", discriminazioni e disuguaglianze
materiali e morali crescenti.
Comunque sia, malgrado la
disinformazione di massa in corso, è ormai evidente a tutti,
anche ai più ottimisti, che siamo di fronte ad una crisi non
congiunturale ma strutturale, una crisi epocale che investe
l'intero apparato produttivo internazionale, una crisi di
sistema che sta mettendo in discussione il paradigma stesso
dello sviluppo economico e dell'accumulazione espansiva del
capitale.
L'economia retta sul mercato
capitalistico è al collasso, la domanda sta precipitando,
l'offerta sta aumentando, tutto in modo sproporzionato,
sovrapproduzione e sottoconsumo. I lavoratori sono stati
eccessivamente sfruttati e progressivamente impoveriti, ed ora
sono gli unici a pagare la crisi con la cassa-integrazione, i
licenziamenti e la disoccupazione di massa.
E' venuto il momento di
proporre una nuova Politica, che abbia come obiettivo ultimo,
una maggiore sobrietà ed una maggiore attenzione al costante
impoverimento, non solo materiale, della nostra società.
Macherio, lì
20 Aprile 2009
La
società civile: un sistema valoriale
Le definizioni di società
civile abbondano, ma effettivamente non è facile capire cos'è
e dov'è. Possiamo iniziare con una
prima distinzione fra società e società civile.
La
società può essere pensata come un vasto contenitore nel
quale si può trovare di tutto, dal
cittadino onesto alla criminalità
organizzata. La società civile,
invece, è uno spazio più
ristretto che si distingue sia
per la sua forma organizzativa, sia
per il suo sistema valoriale.
Società civile vuol dire in
primo luogo una vasta rete di
associazioni, circoli, club,
alcuni molto grandi e di forte
impatto internazionale, altri
più modesti che operano soprattutto a
livello locale.
In Italia, come in altri
paesi europei, possiamo attribuire alla società civile ambizioni
specifiche: agire per la parità
e l’equità sociale, costruire
solidarietà orizzontali
piuttosto che verticali, incoraggiare
la tolleranza e la Pace.
Essa costituisce una risorsa
preziosissima per la
democrazia e rispecchia l’impegno,
profuso di solito a titolo
gratuito, di una minoranza di
cittadini per migliorare la società
e nel contempo le istituzioni.
In
Italia la longevità democratica della
Repubblica ha garantito
le condizioni strutturali per
il fiorire della società civile:
la libertà di opinione, la stampa
libera, il diritto di associazione. L’Italia
è un Paese in cui il
funzionamento delle istituzioni lascia
spesso a desiderare, ma è
anche, sotto il
profilo storico, molto libero, ricco di
iniziative e discussioni. Forse, ed è una triste constatazione,
è
proprio il mancato funzionamento
delle istituzioni che
produce questa vivacità di
reazione, questa micro-democrazia.
L’Italia dunque è un paese
cui le pre-condizioni per la
società civile sono ben
radicate, dove esiste una
tradizione di movimenti di
cittadini che, permettetemi il termine, "irrompono"
con grande forza sulla scena
politica, riuscendo molte volte
a contenere gli effetti devastanti di talune linee governative
autoritarie che spesso e volentieri emergono dal nostro
sistema.
La società civile: un
sistema valoriale.
Macherio, lì
28 Marzo 2009
Uno
sviluppo durevole per la Brianza in crisi
La Brianza vive in questi
ultimi mesi momenti molto difficili, la crisi economica sta divorando il nostro sistema produttivo locale,
anch'esso come quello nazionale o meglio mondiale, basato sul
cosiddetto "consumismo".
Certo, le cause di questa
situazione sono da ricercare nel passato. E' da diverso tempo
che assistiamo ad un fenomeno di deindustrializzazione ovvero
delocalizzazione di strutture produttive che fino a qualche
anno fa, purtroppo, preoccupava relativamente poco
l'opinione pubblica, in quanto l'economia consumistica
garantiva ancora un certo tenore di vita e dava ancora delle
illusorie prospettive di sviluppo. Oggi non è più così,
è dunque urgente cercare soluzioni innovative per il futuro.
Ormai sono sotto gli occhi di
tutti: licenziamenti, cassa integrazione ordinaria e
straordinaria, impossibilità di ricollocazione dopo aver
perso il lavoro. Al momento nessun segnale di ripresa si
intravede all'orizzonte.
Il territorio Brianza, per
affrontare le sfide del futuro, ha bisogno urgentemente di
politiche concrete per lo sviluppo sostenibile, o meglio uno
sviluppo economico e sociale capace di integrare qualità
della vita ed equità sociale, troppe inaccettabili disparità
si sono verificate in questi ultimi anni.
Tale
sviluppo è legato alla "crescita" personale di tutti noi, che
passa attraverso una cittadinanza attiva fondata sui valori di
solidarietà, rispetto dell'altro, tolleranza e cultura
democratica.
Ruolo importante, in questo
terribile momento, è quello degli enti locali, che a parer
mio, appaiono alquanto disorientati, incapaci di proposte
amministrative che concretizzino una volontà di governare in
modo diverso rispetto a quanto finora è stato.
Quando assisteremo ad una
netta presa di posizione da parte di un sindaco contro la
chiusura e/o delocalizzazione di una azienda locale? Quando
assisteremo ad una netta presa di posizione da parte di un
sindaco contro il "saccheggio" del territorio?
Queste mie affermazioni
riguardano molti comuni brianzoli, dove aziende storiche
vengono distrutte in nome della ricchezza per
pochi, nella quasi totale indifferenza degli enti locali.
In Brianza urge dunque una
nuova Politica, sì con la P maiuscola, e per poterla attuare
è inevitabile la formulazione di una nuova struttura
gestionale che preveda anche un ricambio dell'intera classe
dirigente.
Una nuova Politica dedita allo sviluppo
durevole:
quindi risorse per sviluppare nuove tecnologie, nuovi metodi e
nuove strategie di integrazione fra produzione, ricerca e
formazione.
Macherio, lì 12
Marzo 2009
Politiche
e strategie per un nuovo welfare
Per prima cosa
penso che non esistano delle "ricette" su quale sia il
welfare da adottare; una cosa certa è che l'attuale è
profondamente discriminante.
Oggi ci sono
degli operatori all'interno del nostro sistema dei servizi
molto capaci e competenti, sicuramente attori importanti,
probabilmente tra i primi. Tuttavia non possiamo riflettere solo in
relazione al sistema dei servizi e ai loro operatori, ai
servizi adattati e adattabili; dobbiamo ragionare in una
logica di politiche nazionali e di politiche internazionali, con forti componenti locali, più attente alle fasce
deboli.
Dobbiamo riflettere e
ragionare, interrogandoci sulle
attese, le aspettative, i protagonismi di questa società, sia in quanto
individui che famiglie.
Dobbiamo pensare ad un diverso
welfare al più presto.
Ragionare e discutere di un diverso welfare significa
avere presente contemporaneamente sia
gli individui che le famiglie, ma in modo
particolare significa avere presente le seconde generazioni,
cioè il nostro futuro, perchè sono
quest’ultime che incrementeranno e alimenteranno le
funzioni sociali e culturali di questo vecchio Paese. Seconde
generazioni che già oggi mettono
in evidenza i limiti, le criticità, le inadeguatezze, del
nostro sistema sociale.
Penso ad un
nuovo welfare basato sul pluralismo, sulla comunicazione e
l'interazione fra i diversi attori, capace di soddisfare
pienamente i bisogni sempre più "marcati" e sempre
maggiori dei meno abbienti, al di là di strumenti
propagandistici ed estemporanei come ad esempio la "social-card"
e quant'altro promossi recentemente dall'attuale governo
Berlusconi.
E'
indispensabile un nuovo sistema
basato su politiche in cui sia la rappresentanza che la
partecipazione, siano sostanziali e non formali come purtroppo
avviene oggi, ovviamente tranne alcuni isolati casi. La rappresentanza
va
vista come riconoscimento sociale, come occasione
per percepirsi, quali individui degni di
essere ascoltati.
Questo momento
di profonda crisi economico/morale dunque, è il momento
migliore per formulare un’idea di un diverso welfare,
che richiede un grande sforzo culturale, e dovrà essere sicuramente
un welfare integrato, partecipato, flessibile, decentrato.
Un nuovo
efficiente sistema sociale per una nuova società più coesa,
più rispettosa, più giusta. Lo spero.
Macherio, lì 15
Febbraio 2009
La crisi
politica ed amministrativa
Inutile negarlo, il nostro
territorio, purtroppo, sta vivendo oltre che una crisi
economica di notevoli proporzioni anche una profonda crisi
politico/amministrativa.
Con questo intendo dire che oggi un
progetto politico in grado di raccogliere un largo consenso,
di affrontare i problemi di tutti i giorni e di guardare al
futuro salvaguardando l’interesse generale, è tutto ancora
da costruire.
I partiti politici, a parer
mio naturalmente, sono spesso ridotti a contenitori vuoti di
partecipazione, ripiegati a raccogliere consensi elettorali e
a gestire poteri istituzionali; l’associazionismo pur
essendo notevolmente diffuso ha difficoltà ad esprimere idee
ed azioni incisive sul piano politico e sociale, probabilmente
a causa della sua eccessiva frammentazione e della scarsità
delle risorse che ha a disposizione.
Fra i cittadini sono
diffusi atteggiamenti di disinteresse o sfiducia nei confronti
della politica e dei suoi principali "attori".
Qualunque via di uscita
democratica dalla crisi passa attraverso la partecipazione
popolare che è il requisito indispensabile per trasformare la
"democrazia formale", ovvero quella delle
amministrazioni che governano un territorio solo grazie al
numero legale, in "democrazia sostanziale", ovvero
quella basata su di un ampio consenso della cittadinanza.
Tutto questo è possibile
realizzarlo: tramite l'attivazione di comitati popolari
organizzati per zone e/o per tematiche, tramite la valorizzare
del consiglio comunale, tramite il potenziamento della
trasparenza dei rapporti tra amministrazione e cittadinanza,
tramite l'istituzione di assemblee pubbliche periodiche
attraverso le quali gli amministratori possano riferire il
proprio operato ed ascoltare la cittadinanza.....
Questo è indubbiamente il
momento migliore per ripensare all'intero sistema amministrativo
che dovrà essere rivolto alle fasce più deboli della
società abbandonando definitivamente la corsa alle poltrone
delle residenze municipali che ahimè vengono considerate
troppo spesso fonti di personale arricchimento.
Macherio, lì
16 Gennaio 2009
27
Gennaio 2009: la Memoria della Memoria
L'impegno della
memoria, ricordare ogni anno che cosa è stata la Shoah (Approfondimento)
nella coscienza di tutti gli
uomini liberi, cresce proprio nel momento
in cui vengono meno i testimoni diretti di quei tragici
momenti.
I sopravvissuti
ai campi di sterminio e quanti hanno subìto diverse forme di
persecuzione ci stanno
inevitabilmente lasciando. E il nostro tempo corre il
rischio che, non avendo più tra di noi la testimonianza
diretta di chi patì sulla
propria pelle la vergogna di quell’atroce esperienza, si
rimuova la sofferenza
della rivisitazione. Presto
si passerà dalla memoria viva alla storia.
Ogni volta che
si riaprono quelle pagine, che si rivedono quei fotogrammi in
bianco e nero, ci appare sempre
più incomprensibile come si possa essere sprofondati
in un tale baratro di orrori così crudelmente organizzati.
Tra il 30 gennaio 1933,
esattamente 76 anni fa, quando Hitler prese il potere in
Germania, e l'8 maggio
1945, quando in Europa ebbe fine la Seconda Guerra Mondiale,
furono oltre dieci milioni gli
ebrei vittime dello sterminio nazifascista.
E' un nostro
dovere morale conservare la memoria della memoria!
E' un nostro
dovere morale trasmettere la memoria della memoria alle nuove
generazioni perchè si possa affermare, e forte, il grido
" MAI PIU' "!
In questo modo,
a parer mio, si crea il terreno perché rimanga la decisiva
impronta culturale di cui
ha particolarmente bisogno questo tempo senza memoria e, in
parallelo, far prevenzione
contro ogni nuova ulteriore deriva totalitaria. I campi
di sterminio sono finiti, ma altri orrori sono cominciati e
conosciamo purtroppo bene
che la violenza degli uomini sugli uomini non si è fermata ad
Auschwitz, ma macchia di
sangue quotidianamente la cronaca in ogni parte del mondo.
Uno sguardo
importante va rivolto alle nostre Famiglie, le quali sono il
primo luogo di costruzione di una mentalità di Pace e di
Solidarietà, impegnamoci a
diffonderla, in questo modo la nostra società diverrà
sicuramente migliore e si terrà sempre vivo fra noi un
messaggio di Pace.

SE QUESTO
E' UN UOMO
|
Voi
che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate
se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate
se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate
che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi
alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo
Levi
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