
Nella seconda metà del
secolo scorso, a seguito delle profonde modificazioni
economiche e sociali conseguenti all´avvio dell´industrializzazione
e alla formazione dello Stato unitario, si sviluppa il
movimento associativo delle classi lavoratrici.
Nascono così le prime SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO e le
SOCIETÀ OPERAIE DI MUTUO SOCCORSO con gli scopi
principali dell´assistenza, beneficenza e mutualità,
ma ponendosi fin dal principio come punto di
riferimento per la nascente classe operaia . Da questo
humus nascerà a Milano, proprio per iniziativa delle
S.O.M.S., la prima Camera del Lavoro.
Influenzate da ideali
mazziniani, anarchici e socialisti, le S.M.S. perdono
rapidamente la apoliticità delle origini, anche se,
in assenza di una linea politica comune, alcune si
dedicano esclusivamente alla beneficenza e al mutuo
soccorso, mentre altre scelgono anche di impegnarsi
attivamente a fianco dei lavoratori nella loro
battaglia contro lo sfruttamento.
Basandosi su principi
quali la mutualità, la giustizia e la libertà, le
S.M.S. diventano soggetti essenziali per la creazione
di luoghi di ritrovo, di cultura, di istruzione e di
formazione politica favorendo nel nascente
proletariato la presa di coscienza della propria
condizione sia politica che sociale. Tra gli impegni
più importanti e più diffusi fra le S.M.S. sono da
ricordare le campagne di istruzione e alfabetizzazione
degli operai.
Un primo tentativo di
coordinarsi a livello nazionale viene realizzato con
scarsi risultati nel 1899 con la costituzione della
Federazione Italiana delle Società di Mutuo Soccorso.
Nei primi vent´anni del 1900 il movimento associativo
si sviluppa e si diversifica con la costituzione di
CIRCOLI ricreativi, culturali e sportivi. Nascono in
questo periodo, in particolare nella Toscana, le CASE
DEL POPOLO, nuove forme di sodalizio fra lavoratori
che riunificano i diversi ruoli svolti dalle S.M.S.;
sedi destinate non solo all´organizzazione politica,
ma anche luoghi di ricreazione dove i lavoratori
possano trascorrere le loro domeniche e le ore libere
dal lavoro.
Negli anni della Grande
Guerra lo sviluppo dei movimenti associativi viene
inevitabilmente rallentato, tuttavia i CIRCOLI
culturali, le CASE DEL POPOLO e le S.M.S. sono
impegnati in una campagna contro la guerra e nel
contempo in tutte le sedi si promuovono aiuti ed
assistenza per i cittadini, per i soldati e per le
loro famiglie.

L´avvento del fascismo
è contrassegnato da una vasta azione che mira a
distruggere tutti i movimenti di libero
associazionismo ed alla loro progressiva integrazione
(con le buone ma soprattutto con le cattive maniere)
nel sistema fascista. Il nuovo regime, prima di
abrogare tutte le libertà individuali, toglie alle
organizzazioni dei lavoratori le loro sedi politiche,
sindacali e associative. Il fascismo, nonostante si
trovi di fronte ad una tenace resistenza, riesce a far
chiudere o trasformare in "Case del Fascio"
quasi tutte le sedi dell´associazionismo.
Nel febbraio del 1921,
lo citiamo come esempio, viene sgomberata dai
Carabinieri con l´ausilio dell´artiglieria la sede
della SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO di Scandicci. L´accusa
di svolgere attività sovversive, la connivenza e l´intervento
degli apparati dello Stato facilita l´espulsione dei
lavoratori dalle sedi delle quali sono legittimi
proprietari e porta, nel 1924 ad un Decreto Legge per
lo scioglimento delle S.M.S. e di associazioni di
questo tipo. Il colpo decisivo con cui la gerarchia
fascista riesce a troncare ogni resistenza viene
portato nel 1926 con le Leggi Speciali e la
costituzione dell´Opera Nazionale Dopolavoro, organo
questo predisposto ad assorbire nella struttura
fascista tutte le forme di associazionismo.

Con la liberazione dell´Italia
dal nazifascismo rinasce la possibilità per i
cittadini di autoorganizzarsi in associazioni
politiche, culturali, sportive, ricreative. In questo
contesto vengono recuperate anche le esperienze
effettuate dai lavoratori a partire da fine ottocento,
compreso il recupero del patrimonio culturale e
immobiliare legati a quella fase della storia
nazionale, traumaticamente interrotta dal fascismo. I
cittadini, i lavoratori sono impegnati al restauro e
alla ristrutturazione degli immobili usciti fatiscenti
dall´incuria e dalla guerra. La volontà di creare
centri di vita democratica si esprime attraverso una
grande mobilitazione che comporta sottoscrizioni e
lavoro volontario, nonostante le cattive condizioni
economiche.
Lo slancio entusiastico
del dopo-fascismo non consente una sufficiente
riflessione sui problemi legali, come quelli della
regolarizzazione delle proprietà delle sedi sociali
riconsegnate dai Comitati di liberazione; non si
considera che, con la caduta del fascismo, i beni
immobili del regime e delle associazioni, in quel
periodo create, sono passati allo Stato. Ciò produce
una situazione di incertezza del diritto che consentirà
allo Stato, ai suoi organi di polizia e al Governo di
avviare una azione multiforme contro il movimento
associativo, specialmente quando questi è di matrice
progressista e di sinistra.
Già dal febbraio del
1945 l´Intendenza di Finanza comincia a reclamare
come propri molti locali consegnati all´Associazionismo,
riesce a sfrattare o a chiedere affitti consistenti
alle forze sociali che vi sono insediate. Non sono
molti i CIRCOLI che riescono ad anticipare l´azione
di rivalsa dello Stato chiedendo al Tribunale la
convocazione dell´Assemblea dei soci per procedere
all´annullamento della "donazione" forzata
fatta a suo tempo dal fascismo. Sempre nel ´45, nella
seconda metà dell´anno, attraverso decreti, era
stato deciso il futuro assetto di due importanti
organizzazioni; l´OND (l´Opera Nazionale Dopolavoro,
creata in periodo fascista) era stata denominata ENAL
sotto la direzione di un Commissario di nomina
governativa, il CONI era passato dalle dipendenze del
Partito Nazionale Fascista a quella del Consiglio dei
Ministri, senza modifiche alla legge istitutiva del
1942.
Verso la fine del 1947
si consuma la rottura, a livello governativo, dell´unità
antifascista, che produrrà conseguenze a cascata in
tutte le organizzazioni unitarie). Sono le prime
consegiuenze della guerra fredda e della divisione del
mondo in blocchi. Dopo le elezioni del 18 aprile si
succedono governi centristi forti. Lo Stato si
accanisce contro i CIRCOLI della sinistra. La censura
contro il mondo della cultura riprende ad agire. E´
in questo contesto che, mentre le sinistre cercano di
conservare l´unitarietà del movimento circolistico
nell´ENAL, puntando alla sua democratizzazione, prima
i cattolici, poi i repubblicani, costituiscono proprie
organizzazioni del tempo libero; nascono le ACLI, l´ENDAS,
la GIAC, ecc.., alle quali vengono riconosciuti tutti
i benefici di legge e concessa l´utilizzazione di
impianti e attrezzature appartenenti all´ENAL e al
Commissariato della gioventu´.
Nel 1955 il Ministro
Scelba firma il nuovo statuto dell´ENAL, che non
accoglie nessuna delle istanze di sua
democratizzazione. Matura cosi´ l´idea di costituire
una organizzazione nazionale di tutti i CIRCOLI, CASE
DEL POPOLO, S.M.S. che si riconoscono negli ideali e
nei valori democratici e antifascisti . In Alcune
province italiane si formano alleanze tra i CIRCOLI e
nel 1956 si costituiscono in "Alleanza per la
ricreazione popolare". Un comitato nazionale di
iniziativa promosso con particolare vigore dai CIRCOLI
di Bologna, Firenze, Novara, Pisa e Torino indice il
convegno "per una convenzione nazionale della
ricreazione". Il convegno si svolge a Firenze e
discute un documento preparato dal "Comitato d´iniziativa"
dove viene constatato che "manca un organismo
nazionale il quale, al di sopra di ogni interesse di
parte e compreso delle piu´ profonde aspirazioni
civili e culturali del popolo, rappresenti l´espressione
democratica di quanto di vitale esiste in questo
campo. Manca cioe´ una organizzazione unitaria per la
ricreazione dei lavoratori...". La convenzione
nazionale approva lo Statuto della COSTITUENDA
ASSOCIAZIONE RICREATIVA CULTURALE ITALIANA (ARCI) ed
elegge un Consiglio direttivo nazionale di 35 membri
che rimarrà in carica fino alla convocazione del
congresso nazionale. La "Convenzione" e´,
nei fatti, il primo congresso nazionale dell´ARCI.

La decisione di dar
vita ad una organizzazione unitaria nel campo
culturale e ricreativo non e´ solo legata al
desiderio di contrastare le tendenze centralizzanti
dell´ENAL e di competere con la vasta azione svolta
dai CIRCOLI confessionali e con le iniziative
ricreative dei grandi complessi aziendali, ma anche
allo sviluppo, iniziato verso la metà degli anni ´50,
di nuove possibilità di utilizzo del "tempo
libero".
L´attività delle CASE
DEL POPOLO era allora caratterizzata dal lavoro
partitico-sindacale e da iniziative promosse da
"comitati per divertimenti" (salvo non
frequenti eccezioni). L´attenzione principale era
rivolta alla difesa delle sedi "popolari"
dal rischio dell´esproprio e dalle incursioni degli
organi di polizia che tendono a contestarne, anche,
licenze e attività (a volte aiutati in questa azione
repressiva anche dall´ENAL).
Le forze della
sinistra, costrette in posizione difensiva, stentano a
sviluppare una sufficiente sensibilità culturale
verso i problemi del tempo libero. Si tenga presente
inoltre la condizione di attacco concentrico portato
da tutti gli organi dello Stato ai CIRCOLI e all´associazione.
Il tentativo di arricchire la capacità di iniziativa
culturale dell´associazione inizia con la
preparazione da parte dell´ARCI, assieme alla "SOCIETà
UMANITARIA" di Milano di un convegno sul tempo
libero. L´Umanitaria, diretta dall´azionista Bauer,
ha una storia incentrata sul rapporto con la cultura
europea. Al convegno partecipano intellettuali
importanti come lo stesso Bauer, Mario Spinella,
Doumazdier (sociologo francese). L´ARCI cerca anche
di costruire, attraverso l´Umanitaria, un tavolo di
incontro con le ACLI , che infatti parteciperanno al
Convegno: e´ la prima occasione di incontro e
dibattito con le ACLI.

In questo periodo la
vita dei CIRCOLI e delle CASE DEL POPOLO risente dei
mutamenti profondi in atto nel paese. Il cosiddetto
"miracolo economico", pur caratterizzato da
profondi squilibri, sperequazioni e contraddizioni
economico-sociali, determina tuttavia un notevole
sviluppo produttivo e l´espansione del lavoro
terziario. Aumenta il reddito pro-capite ed aumentano
i consumi, in particolare quelli dei beni durevoli. L´espandersi
della motorizzazione privata e la televisione hanno
conseguenze dirette sulle abitudini e sul costume
della gente modificandoli sensibilmente.
Le trasformazioni
tecnologiche da una parte e la ripresa del movimento
sindacale dall´altra, portano alcuni risultati a
favore dei lavoratori, come la riduzione dell´orario
di lavoro a 40 ore settimanali e l´aumento dei salari
fortemente corrosi dalla rapida crescita
dell´inflazione.
L´ARCI e´ impegnata a
favorire l´apertura delle CASE DEL POPOLO al nuovo
rappresentato dai giovani. Si formano le commissioni
giovanili ed in alcuni casi veri e propri CIRCOLI
autonomi giovanili all´interno delle CASE DEL POPOLO,
talvolta in contrapposizione ai Consigli direttivi
delle stesse. La campagna di solidarietà con il
popolo Vietnamita segna un altro momento significativo
di impegno del movimento associativo di quegli anni.
Nello stesso periodo l´ARCI,
oltre a reagire alla repressione e agli espropri delle
proprie sedi territoriali con la costruzione e l´apertura
di nuovi CIRCOLI e CASE DEL POPOLO, comincia il suo
vero lavoro culturale. Già verso la fine del 1960 era
stata costituita la Cineteca e cominciava a
consolidarsi un lavoro nel Cinema.
Nel maggio 1961, con un
Convegno organizzato a Firenze, l´ARCI avvia un
processo di elaborazione teso a sviluppare una propria
iniziativa capace di contribuire al superamento della
separazione esistente nel paese fra "la cultura
dei semplici" e "la cultura degli
intellettuali".
In quel contesto
promuove una importante riflessione sulla definizione
di "tempo libero", "tempo di non
lavoro" e contemporaneamente un confronto e
approfondimento con l´elaborazione teorica riferita a
quel tema. Siamo nel periodo in cui il teatro italiano
viene fruito solo da un ristretto ceto sociale; la
censura imperversa sulla produzione culturale di massa
(cinema, musica, TV, ecc.); la scuola media
obbligatoria diventa norma di legge solo nel 1962. Nel
1961 viene costituita l´ARTA (Associazione dei
radioteleabbonati) con la quale inizia l´azione per
arrivare alla riforma dalla RAI (la TV è sotto il
controllo diretto del Governo e, in particolare, della
DC). Nel 1962 l´ARTA costituisce centri d´ascolto e
il premio per le migliori produzioni televisive, che
le consentiranno tra l´altro un rapporto positivo con
gli operatori del settore. Non si dimentichi che la
prima rilevazione sui tempi di occupazione del
telegiornale, da parte dei partiti di governo, e lo
studio semiologia dei messaggi televisivi condotto da
Umberto Eco, viene effettuata dal SAP, gruppo di
ascolto ARCI di Bologna.
Nel 1966, il IV
Congresso stabilisce che l´ARCI puo´ dar vita a
proprie Associazioni in settori specifici dell´attività
culturale o ricreativa. Nel 1967 viene costituita l´UCCA
e comincia il lavoro di costruzione di ARCI Sport che
porterà, negli anni successivi, alla nascita di ARCI
Caccia e di ARCI Pesca.
Nell´agosto del 1967,
anche grazie all´impegno di Pietro Nenni, allora
vicepresidente del Consiglio, giunge, il
riconoscimento ministeriale, mentre l´Associazione
sta discutendo l´organizzazione di una struttura di
servizio impresariale per gruppi teatrali di base
presenti nell´ARCI o collegati ad essa. E´ per
questo che, a Prato, viene organizzato un Convegno, al
quale partecipa anche Dario Fo, per discutere come
agire per superare la grave chiusura elitaria e
tradizionalista del teatro italiano.

L´ARCI affronta il
biennio ´68-´69 forte di una elaborazione che la
rende sensibile e ricettiva alle tematiche che il
movimento giovanile, poi operaio, di quegli anni
porteranno avanti. Per certi versi si potrebbe dire
che l´ARCI anticipa parte delle argomentazioni
critiche contro la "cultura borghese" e a
favore di una crescita culturale di massa.
Il giudizio che l´ARCI
esprime, già a metà degli anni sessanta, e´ deciso
e pesantemente critico verso il mercato e l´industria
culturale di quegli anni. Nel cinema porta avanti una
proposta di riforma, critica fortemente la
distribuzione commerciale, continua la sua battaglia
contro la censura. In campo teatrale, già da alcuni
anni ha promosso la nascita di gruppi teatrali (in
particolare a Firenze e Perugia con i CUT) e di un
nuovo pubblico fuori dalle sedi canoniche. Il Convegno
di Prato del 1967 registra l´incontro fra le
formazioni e gli operatori teatrali cresciuti attorno
all´ARCI, le esperienze di nuovo teatro, tra cui
quella di Dario Fo, da poco avviata a Milano in
collaborazione con l´ARCI della città. Nasce da
questo clima e da questi rapporti l´esperienza del
circuito teatrale alternativo e si sviluppa la
stagione dei cineforum.
Un´altra esperienza di
grande interesse nell´azione culturale dell´ARCI,
seppure limitatamente a alcune zone del paese, e´
quella che nasce attorno ai limiti della scuola dell´obbligo.
Dal 1968, anche grazie al contributo che viene dalle
analisi di Don Milani, alcuni Comitati e CIRCOLI dell´ARCI,
soprattutto in Toscana e, in particolare Firenze,
sperimentano forme di doposcuola. A appena sei anni
dall´estensione dell´obbligo scolare fino ai 14 anni
di età, l´Istituzione Scolastica appare impreparata
a rendere effettivo questo diritto, emarginando molti
ragazzi , quasi sempre, di estrazione operaia o
contadina.
L´ARCI passa,
rapidamente, dall´idea di estendere i doposcuola alla
costruzione di occasioni e sedi di iniziativa per e
con i ragazzi, capaci di fornire stimoli e esperienze
che la scuola non puo´ dare loro. In un Convegno
immediatamente successivo, a Firenze, nasce la
proposta di costruire un movimento dei ragazzi;
purtroppo allora non se ne farà nulla.

Nel 1971 aderiscono all´ARCI
3300 CIRCOLI e CASE DEL POPOLO. Il tesseramento sfiora
i 600.000 soci. In un clima di reazione ai grandi
movimenti studenteschi e operai degli ultimi anni ´60
e dei primi anni ´70 vanno collocati anche gli
attacchi fascisti ad alcune CASE DEL POPOLO alla fine
del 1972. Tra quelle prese di mira dal teppismo
fascista e danneggiate seriamente ricordiamo quelle di
Sesto San Giovanni (MI), Rufina (FI) e Pisa.
Il movimento
circolistico, e´ impegnato in grandi campagne
politiche di impegno civile e di solidarietà,
attraverso migliaia di manifestazioni organizzate dai
CIRCOLI e le CASE DEL POPOLO contro il
"golpe" fascista cileno o per sostenere la
battaglia referendaria a favore della legge per il
divorzio. Nel frattempo, con la costituzione delle
regioni e la conseguente abolizione dei cosiddetti
"enti inutili", viene avanzata la proposta
formale dell´abolizione dell´ENAL, sancita dal
parlamento con la legge del 21/10/78. Si consolida in
questi anni il rapporto unitario con Acli e Endas.
Insieme le tre piu´ importanti associazioni italiane
daranno vita a esperienze unitarie molto
significative. Tra queste la raccolta di firme per l´abolizione
dell´Enal e la cosituzione nel 1972 del C.I.C.A.,
comitato interassociativo circoli aziendali. Nel 1973
il fatto di vita interna piu´ importante, l´unificazione
tra ARCI e UISP, centrale di cultura, tempo libero e
sport.
L´associazione
continua a essere un punto di riferimento importante
per i movimenti di lotta di quel periodo, soprattutto
sul terreno culturale. Prosegue il suo impegno per la
democratizzazione della cultura attraverso nuovi
strumenti e progetti. Dalla esperienza e dalla critica
al circuito alternativo si passa alla proposta della
programmazione culturale sul territorio, nel tentativo
di coinvolgere nella socializzazione della cultura gli
enti locali, profondamente rinnovati nelle elezioni
del 1976. Nel 1972 nasce il circuito democratico del
cinema, la cooperativa Nuova Comunicazione dell´ARCI
promuove nella distribuzione cinematografica film come
"S. Michele aveva un gallo" dei fratelli
Taviani, "Il Messia" di Rossellini e il
cinema latino-americano di Littin, Guerra e altri.

La prima metà degli
anni ´80 e´ caratterizzata dall´impegno dell´associazione
(dal congresso del 1976 si chiama ARCI, associazione
di cultura, sport e ricreazione) nel sollecitare e
promuovere la nascita di nuovi soggetti associativi
sulla base dei valori propri della sua storia. Lo
slogan e´ creare aggregazione ovunque esprimiamo
opinioni, esprimere opinioni ovunque aggreghiamo. Da
queste fermento nascono numerosi soggetti associativi,
alcuni dei quali, oggi completamente autonomi, sono
ancora protagonisti determinanti della nostra società
civile. Altre esperienze riconfluiranno invece dentro
l´ARCI. Si tratta, ricordandole in modo sommario per
capire l´attivismo di quegli anni, della Lega
Ambiente e del suo giornale Nuova Ecologia, della LEID,
lega emittenza democratica, dell´ARCI KIDS, dell´ARCI
GAY, dell´ARCI DONNA, dell´ARCI RAGAZZI, dell´ARCI
GOLA, dell´ARCI MEDIA.
I loro nomi dicono già
quali sono stati i terreni di impegno dell´associazione
in quel periodo. Aggiungiamo a questi solo alcune, tra
le tantissime esperienze di lavoro e mobilitazione di
quegli anni: dai concerti di Patti Smith e Lou Reed
che riaprono la stagione dei grandi concerti dopo la
chiusura nelle case negli anni del terrorismo, alla
mobilitazione a favore delle popolazioni colpite dal
terremoto dell´Irpinia, dall´impegno pacifista, a
partire dalla III marcia della Pace Perugia-Assisi,
Matite per la pace, Comiso, alla I Biennale dei
giovani artisti di Barcellona.
Nell´86 l´associazione
cambia ancora modello organizzativo, trasformandosi in
confederazione di associazioni autonome. A completare
questo mosaico di associazioni autonome, con una
storia comune (Uisp, ArciCaccia, Lega Ambiente, Arci
Gay, Arciragazzi, Movimento Consumatori ecc.), che
aderiscono e costituiscono la confederazione ARCI,
nasce nel 1987 ARCI NOVA, che prende l´eredità della
vecchia Arci nel rapporto col tessuto circolistico e
nell´impegno sul terreno culturale.

Nella seconda metà
degli anni ´80 l´associazione vive quindi un po´
ripiegata su se stessa alla ricerca di un nuovo
modello organizzativo. Nonostante cio´ essa continua
a essere un luogo, spesso insostituibile, di
aggregazione e di partecipazione per la gente,
svolgendo un ruolo positivo per la tenuta democrativa
e per la difesa dei valori nei difficili anni ´80,
caratterizzati dalla cultura dell´omologazione, del
rampantismo e dell´egoismo. L´iniziativa culturale
dell´ARCI prima e di ARCINOVA poi raggiunge nella
fine degli anni ´80 livelli elevati. Alcuni progetti
che caratterizzano l´impegno dell´associazione in
questi anni assumono importanza di livello nazionale
ed europeo.
All´inizio degli anni
´90, con il crollo dei sistemi del cosiddetto
"socialismo reale", si apre una fase
politica completamente nuova. Lo scontro politico
cambia connotati, la vicenda di tangentopoli apre la
strada ad ulteriori cambiamenti, entra in crisi il
ruolo di rappresentanza del sistema dei partiti e
delle stesse istituzioni. Le grandi modificazioni
dello scenario nazionale e internazionale disegnano
nel volgere dei primi anni ´90 un contesto
completamente nuovo in cui assume sempre più
importanza il ruolo che l´associazionismo democratico
può autonomamente svolgere nell´aggregare le forze
più sane ed oneste della società.
ARCI confederazione,
col suo congresso del 1989, intitolato non a caso
"per una cultura europea della solidarietà e
delle differenze" e ARCINOVA, innestata nel corpo
vivo della comunità, reagiscono naturalmente e ognuna
nel proprio ruolo a queste nuove sfide che i grandi
cambiamenti in atto lanciano, approdando ad una volontà
di rinnovamento che parte anzitutto dal recupero dei
valori originari del suo patrimonio associativo: la
solidarietà, la mutualità, lo scambio e la
sperimentazione culturale, la partecipazione attiva e
consapevole dei cittadini alla vita democratica.
Un processo che si
fonda sul pieno recupero delle funzioni storiche dei
CIRCOLI e delle CASE DEL POPOLO, strutture portanti
del sistema ARCI. Una rete di luoghi di partecipazione
consapevole dei cittadini che opera per la promozione
umana e civile degli individui attraverso le
esperienze collettive. Tale processo di rinnovamento
si concretizza nella riunificazione dei tanti settori
di impegno sociale, di solidarietà, di apertura di
nuove forme di cooperazione e di relazioni
internazionali, di lotta all´esclusione sociale, all´emarginazione
e al razzismo con la tradizione di vita democratica e
di rapporti di mutualità su cui vivono i CIRCOLI,
insomma con i valori che sono il codice genetico dell´esperienza
associativa.
Nel 1994 inizia il
percorso che porta alla costituzione di "ARCI
-NUOVA ASSOCIAZIONE ", soggetto sociale che nasce
dalla sintesi di due idee guida del movimento
associativo italiano come mutualità e solidarietà, e
fonda sui valori di una lunga esperienza associativa
un progetto di reale partecipazione dei cittadini alla
vita pubblica, di riforma, ma con al centro la
persona, del sistema del welfare, di promozione di una
società civile in grado di proporre giuste ipotesi di
convivenza alle tante comunità che la compongono.
L´eredità dell´ARCI,
così com´era nata nel 1957, si esprime oggi in ARCI
- nuova associazione, dove sono confluite alcune
esperienze di ARCI confederazione (arcisolidarietà,
solidarietà internazionale ecc.) e ARCINOVA, sua
struttura portante. Il mondo delle esperienze
associative a cui ARCI ha dato vita nella sua storia,
come Lega Ambiente, Arci Gay, Arci Ragazzi, Movimento
Consumatori ecc., e di quelle con cui ha condiviso un
percorso come l´UISP, sono oggi legate da un patto
federativo, aperto ad accogliere altre esperienze,
provenienti da altre storie associative.
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