LA BRIANZA



 

GEOGRAFIA

La Brianza è una vasta regione, prevalentemente collinosa, a Nord di Milano compresa tra l'Adda ad est, il Seveso ad Ovest, i pittoreschi laghi morenici di Annone, Alserio, Pusiano e Montorfano a Nord ed i canali artificiali della Martesana e di Villoresi a Sud.

Il Seveso, il Lambro e l'Adda sono i principali corsi d'acqua che attraversano questa zona, nel secolo scorso meta prediletta di villeggiatura dei milanesi come testimoniano numerose ville presenti. Oggi le campagne e le dolci alture sono disseminate di grossi centri urbano-industriali fertili

                                                                                                                                Fig.1 La Brianza

 

GEOLOGIA

Il territorio della Brianza non si presenta morfologicamente piatto, ma piacevolmente mosso grazie alla sua configurazione a "terrazzi", originatisi durante le ultime glaciazioni (Riss, Wurm). Il sottosuolo si presenta quindi costituito da ghiaie e sabbie altamente permeabili, solitamente ricoperte da un suolo argilloso, rosso, più impermeabile, derivante dall'alterazione, attraverso il tempo geologico, detta ferrettizzazione dei terreni superficiali e per questo denominato "ferretto".

CLIMA

Il clima della Brianza è caratterizzato da una stagione piovosa sdoppiata in due massimi (primavera, autunno), e due minimi (estate, inverno) e da escursioni termiche annue di una certa rilevanza (fino a meno 5°C invernali, oltre 25°C estivi); quindi possiamo collocare il territorio brianteo nell'insieme bioclimatico continentale temperato, che è tipico di tutta l'Europa centrale e di parte di quella orientale.

AMBIENTE NATURALE

La vegetazione naturale non si dispone in maniera casuale, ma tende a formare gruppi definiti la cui composizione è determinata dalle caratteristiche del terreno e del clima. Si rinvengono quindi le seguenti comunità vegetali (fitocenosi) spontanee: boschi igrofoli degli alvei fluviali spesso inondati e di terreni con falda acquifera poco sotto la superficie del suolo, caratterizzati dal Pioppo nero, Pioppo bianco, Salice bianco, Ontano nero. Altrove si rinvengono boschi di latifoglie mesofile caratteristici dei terreni di pianura più asciutti (terrazzi) con dominanza del Rovere, della Farnia, del Carpino bianco ed in subordine il Frassino, il Platano nelle aree più fresche oppure l'Acero montano, riccio e campestre. Queste formazioni rappresentano la vegetazione potenziale spontanea della Brianza ormai ridotta a modesti lembi marginali, a causa dell'enorme sviluppo urbano industriale che ha coinvolto l'intera area a partire dall'inizio del secolo. La composizione vegetale è molto legata all'azione dell'uomo, talvolta si osservano formazioni lontane dai parametri potenziali a causa di fenomeni di degrado legati sia al disboscamento sia all'immissione di specie esotiche infestanti in particolare quelle a rapido accrescimento come la Robinia, l'Acero Americano, la Quercia Rossa Americana. Spesso compaiono anche le Conifere in piantumazioni del tutto artificiali dove non si osserva alcun rinnovamento spontaneo, è il caso dell'Abete rosso, del Pino silvestre, del Pino himalaiano, del Pino Strobo e del Larice. Nei boschi di latifoglie si trovano inoltre arbusti quali il Sambuco nero, il Nocciolo, l'Edera, la Vitalba, la Rosa canina, il Biancospino comune ed il Rovo. La consistenza del sottobosco varia da zona a zona, passando da una quasi totale assenza, dovuta per lo più all'azione dell'uomo, ad un fitto intreccio. Lo stato erbaceo è ricco di specie tipiche tra cui l'Aglio orsino, la Primula, la Pervinca, il Mughetto, l'Anemone dei boschi, l'Anemone ranuncoloides, il Genum urbanum e numerose altre.

Le caratteristiche del substrato cambiano drasticamente quando dalla bassa pianura ci si sposta verso l'alta pianura. Qui a dare l'impronta al paesaggio è la vegetazione brughiera: una consociazione vegetale tipica dei terreni poveri e argillosi e che prende il nome dalla presenza del Brugo. Di qui l'appellativo di Brughiera briantea.

Per quanto riguarda la fauna essa muta secondo le associazioni vegetali (habitat) esistenti. I boschi e gli incolti sono abitati da diverse specie di mammiferi: assai comuni sono Toporagni, Arvicole, Talpe, Conigli selvatici, Lepri. È possibile trovare con una certa frequenza anche Scoiattoli, Donnole, Faine, Tassi. Assai più rare le Volpi e Cinghiali. I Caprioli erano presenti nel secolo scorso prima dello sviluppo urbano, ora vengono reintrodotti in alcune oasi. Nei boschi nidificano molti uccelli: tra i passeriformi più comuni vi sono lo Storno, la Cornacchia grigia, la Capinera, il Picchio muratore, il Cardellino, il Merlo; tra i columbidi i più comuni sono il Colombaccio e la Tortora, oltre al Cuculo. Tra i rapaci si riproducono nei boschi la Civetta, l'Assiolo, l'Allocco. Laddove il bosco diventa più umido l'ambiente diventa adatto all'Usignolo, allo Scricciolo e al Pettirosso; dove invece il bosco si fa più rado si trovano il Luì piccolo, il Saltimpalo, il Verzellino, il Verdone, l'Upupa e il Codirosso. Comune è la presenza di Gazze, Fagiani, Germani, Gallinelle d'acqua e Rondini. Nelle zone umide, è molto frequente il passaggio di specie migratorie quali il Falco pescatore, la Cicogna bianca, l'Airone Cinerino. Infine anche la fauna acquatica ha la sua rilevanza: infatti, nei laghi e nei fiumi della Brianza numerosi sono Lucci e Pesci gatti; abbastanza rari i Gamberi di fiume a causa dell'inquinamento, diffuse Trote, Carpe, Tinche e Anguille. Nelle aree umide sono inoltre comuni Rane e Salamandre.

SVILUPPO INDUSTRIALE E URBANO

A partire dalla fine del settecento l'avvio dello sviluppo industriale ed urbano, modificò profondamente il paesaggio naturale della Brianza, determinando anche gravi problemi d'inquinamento. Nel '700 prese avvio l'industria serica e nel secolo successivo nacquero a Como e dintorni centinaia di laboratori destinati alla filatura e alla tessitura (soprattutto di seta), a carattere prevalentemente domestico. In seguito avvenne l'introduzione delle prime macchine per la manifattura della seta, del cotone, la lavorazione del legno e l'industria del cappello. Alla fine dell'Ottocento ci fu un notevole aumento della produzione industriale per la crescita tecnologica ed aziendale delle imprese; il centro principale era Monza. Agli inizi del nostro secolo fu costruito il Piccolo Credito Monzese che aumentò via via la sua importanza permettendo l'apertura di nuove imprese, quali cappellifici e industrie metalmeccaniche che producevano macchinari, ad esempio per la tipografia e per la macinazione dei cereali. Nei successivi dieci anni (1900-1910) un censimento rivelava la più alta concentrazione italiana di setifici (tra cui il Gavazzi, Melzo, Valmadrera e Sabbioncello) nell'alta Brianza. Negli anni venti il paesaggio industriale si ampliava grazie al rafforzamento patrimoniale, all'aggiornamento tecnologico ed organizzativo della produzione, all'impiego di manodopera specializzata, al maggior utilizzo di forza motrice, nonché a causa dell'inclusione della Brianza, da parte del regime fascista, nelle zone industriali strategiche, a fini bellici. In tal modo, oltre allo sviluppo dei già consolidati settori tessile, metalmeccanico e del mobile, tra il 1930 e il 1940 si avviò anche l'industria metallurgica ed elettromeccanica (contatori, trasformatori...), in particolare a Desio (officine metallurgiche) e a Vedano al Lambro (officine meccaniche). Si sviluppò altresì l'industria chimica pesante e meccanica di beni di consumo.

Nel 1945 avvenne la modernizzazione e il ripristino, grazie ai finanziamenti americani, degli stabilimenti sgombrati nel periodo bellico. I centri principali erano: Monza ed Arcore per il settore metalmeccanico e motociclistico, Sovico e Macherio per il settore delle biciclette. Agli inizi degli anni '50 la Brianza aveva imboccato il sentiero dello sviluppo industriale intensivo. A Monza erano molto sviluppati i settori meccanico, elettromeccanico e tessile. Quest'ultimo era in continua espansione anche a Carate, Concorezzo, Desio, Cusano Milanino, Triuggio e Vimercate, dove c'era un numero notevole di opifici. A Meda, Giussano, Lissone, Seregno e Seveso spiccava l'importanza dei mobilifici che usavano per la maggior parte lavoro manuale e materie prime estere. (Questo settore riuscì in breve tempo a superare quello tessile). Inoltre l'industria meccanica rapidamente nei paesi dislocati sui bordi della statale Monza -Lecco (Arcore, Renate, Veduggio, Paderno Dugnano). A Cesano Maderno e a Varedo si trovano alcune industrie chimiche (appartenenti al gruppo SNIA Viscosa) che hanno uno sviluppo sempre maggiore anche in altri comuni della Brianza. Negli anni 1950- 1960 prende il via anche l'industria alimentare e la Brianza si trova nei primi posti della graduatoria delle zone più industrializzate del Nord. Il tipo d'organizzazione più diffuso è quello della fabbrica e la Brianza assume le caratteristiche di un'area urbana con forte concentrazione industriale.

INQUINAMENTO

L'ecosistema urbano industriale della Brianza è un ambiente assai complesso dal punto di vista ecologico e presenta diverse forme d'inquinamento dell'aria, del suolo e dell'acqua. L'inquinamento atmosferico è causato soprattutto dalle emissioni dei camini domestici ed industriali, nonché dai tubi di scappamento degli autoveicoli, si tratta principalmente di fumi ad elevata concentrazione di CO2, CO, CH4, SO2, NO, granulati e polvere talvolta in sospensioni finissime denominate AEROSOL. Il rapido e talvolta disordinato sviluppo urbano ed industriale ha provocato anche problemi d'inquinamento del suolo relativo al non corretto smaltimento dei rifiuti, ci riferiamo ad esempio alle comuni immondizie (costituite principalmente da sostanze organiche putrescibili, spesso smaltite presso cave di ghiaia in maniera abusiva), ai residui solidi, oleosi o liquidi provenienti da lavorazioni industriali tessili, chimiche, metallurgiche o meccaniche, ai fanghi semiliquidi provenienti da impianti di depurazione, ai liquami di fogna o agli affluenti industriali che sono smaltiti abusivamente attraverso pozzi in strati di terreno permeabile. Quando tali sostanze

tossiche o di rifiuto raggiungono le falde o i corsi d'acqua provocano nella maggior parte dei casi inquinamento idrico. Per quest'ultimo intendiamo qualsiasi forma d'alterazione delle proprietà chimiche, fisiche o biologiche dell'acqua; pertanto è possibile distinguere tra:

     

  • inquinamento chimico: provocato dall'aggiunta di particolari sostanze che conducono a conseguenze negative sia per quanto riguarda l'utilizzo dell'acqua sia per quanto riguarda le forme di vita in essa presenti;

 

  • inquinamento fisico: consiste nell'alterazione della portata d'acqua di un fiume, variazione di temperatura diminuzione del flusso dovuta alla presenza di rifiuti grossolani o a prelievi eccessivi delle acque;

     

     

  • inquinamento biologico: quando si introducono nell'acqua microrganismi viventi o pesci porta- tori di malattie

     

In genere si può affermare che tutte le cause di contaminazione dell'acqua derivano dall'attività umana, dall'urbanizzazione, dall'industria, dall'agricoltura moderna ed infine da tutte le opere compiute dall'uomo per procurarsi o sfruttare terre ed acque. Questi fattori inquinanti hanno provocato alterazioni ambientali notevoli in Brianza, soprattutto nel bacino della valle del Lambro. Questo si estende dall'Adda al Ticino e raccoglie rifiuti urbani industriali ed agricoli di ogni tipo, tanto che il fiume Lambro contribuisce per il 30% all'inquinamento del Po.

 

Fig.2 Abbondante schiuma sulla superficie del fiume

 

 

 

PARCO DELLA VALLE DEL LAMBRO

IL FIUME

Il Lambro nasce nel triangolo Lariano alle pendici del Monte Forcella dalla sorgente chiamata Menaresta a quota 944 m s.l.m. Il suo corso è breve (134Km) ed ha i caratteri tipici del fiume prealpino. Nel suo primo tratto mantiene carattere di ruscello ed è alimentato da innumerevoli corsi d'acqua a regime torrentizio; giunto ai piedi del tratto montano, il ruscello entra nel parco naturale che prende il suo nome e, a seconda del luogo in cui scorre, il fiume assume diversi nomi. Il fiume entra in provincia di Milano lambendo i territori dei comuni di Veduggio, Renate, Briosco, Verano e, scorrendo in una valle profonda, bagna i comuni di Carate, Albiate, Triuggio, Sovico, Macherio, Lesmo, Arcore e Villa Santa. Abbandonata la Brianza, il Lambro scorre lento nella pianura milanese e qui viene sempre più "stretto" dagli insediamenti urbani che tendono a nasconderne l'esistenza. Dopo aver bagnato la zona orientale di Milano, il suo corso diventa più tortuoso e si fa carico del Lambro Meridionale formato dalle acque del Seveso e dell'Olona. Dopo una decina di Km da S. Colombano, in località Lambrina, nel comune di Orio Litta, il Lambro s'immette nel Po.

IL PARCO

Fig.3 Estensione del parco

Il Parco della Valle del Lambro è un consorzio regionale formato da 35 comuni delle provincie di Milano, Como e Lecco. Ha un'estensione di 66,2 Km2 e si sviluppa sull'asse del fiume Lambro per circa 25 Km, iniziando a Nord con i laghi di Pusiano e Alserio, terminando a Sud con il parco di Monza (il più grande parco cittadino dell'Europa). E' stato istituito da una legge regionale del 1983 per salvaguardare il fiume e la sua valle da un ulteriore massiccio intervento dell'uomo e per preservare e valorizzare le sue bellezze naturali, storiche e artistiche

Infatti nel 1965 il Lambro della bassa Brianza poteva considerarsi biologicamente morto. Lo sviluppo urbano - industriale illustrato sopra, fu particolarmente intenso lungo le rive del fiume che rappresentava una risorsa inesauribile d'acqua e di forza motrice, ma al tempo stesso, purtroppo, si

configurava come il principale ricettore degli scarichi urbani e industriali.

Le industrie tessili e le tintorie scaricavano quantità sempre più rilevanti di coloranti, tensioattivi e Cloro; le industrie meccaniche e galvaniche scaricavano i ingenti quantità di Cromo, Zinco, Ferro, Piombo e talvolta persino Cianuro. Nel Lambro finivano i residui di vernici delle industrie di verniciatura, nonché oli reflui, cherosene, nafta e altre sostanze tossiche.

I collettori fognari comunali scaricavano direttamente nel fiume determinando un pericoloso inquinamento

Nello stesso tempo, negli spazi che restavano a vocazione agricola, le moderne tecniche di coltivazione portavano ad un uso sempre più massiccio di concimi, diserbanti ed antiparassitari, il cui eccesso finiva nel Lambro.

L'evaporazione delle acque del fiume ha causato, soprattutto negli anni '60, numerose malattie asmatiche .

Nel 1982 si costituisce il Consorzio dei Comuni del Medio Lambro che avvia la costruzione di un grande collettore fognario sotto il letto del fiume che convoglia le acque reflue ad un impianto di depurazione a Monza.

La successiva entrata in vigore delle leggi di tutela ambientale ( Legge Merli e successive) permisero un progressivo miglioramento delle acque del Lambro. Questo recupero è testimoniato dal ritorno di larve e sanguisughe, che sono indicatori biologici della qualità delle acque, nonché dal ritorno di altre specie animali.

Oltre ai laghi, gli stagni e le paludi, anche il Lambro

ha un ruolo fondamentale nella conservazione e nello sviluppo della vita animale e vegetale del Parco. E' sufficiente pensare al ritorno dei pesci, del martin pescatore e delle gallinelle d'acqua nel tratto di fiume in cui era scomparsa ogni forma di vita negli anni Sessanta e Settanta per comprendere che la natura ha il potere di rigenerarsi quando l'uomo misura i suoi interventi sull'ambiente che lo circonda. 

 

Fig.4 Il fiume oggi

 

Dopo gli interventi di disinquinamento attuati dal Consorzio di Bonifica Alto Lambro, nelle acque delle rogge che scendono al fiume nel suo tratto collinare si è verificato il sorprendente e graditissimo ritorno del gambero di fiume pregiato crostaceo, che è un indicatore biologico sensibilissimo dello stato di salute dei corsi d'acqua.

Il ritorno del gambero nelle rogge, del martin pescatore e della gallinella d'acqua sul fiume, degli svassi e delle folaghe nei laghi e la presenza sempre più diffusa dei ricci e dei ghiri nei boschi ci dicono che la vita nel Parco pulsa ancora e ci fanno ben sperare in una futura inversione di tendenza dell'approccio umano nei confronti di un territorio dove la natura ha già sopportato gravi mutilazioni.

 

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LA FAUNA

Uccelli e mammiferi

Fig.5 Il martin pescatore

La fauna del Parco risulta ben diversificata per quanto riguarda i mammiferi e soprattutto gli uccelli. Sui laghi è facile vedere lo Svasso maggiore, la Folaga, la Gallinella d'acqua, il Germano Reale, qualche coppia di Cigni e alcuni Cormorani, mentre nei canneti si vedono e si sentono il Tarabusino, il Cannareccione, la Cannaiolo, il Basettino, sono poi inconfondibili il Martin Pescatore dallo splendido piumaggio ed il volo dell'Airone Cenerino. Lungo il corso del Lambro e le relative convalli sono ancora presenti i Picchi, le Cince, i Lui, il Fringuello e molte altre specie molto note. Non mancano i rapaci come il Nibbio bruno, la Poiana, il Gheppio; vi sono anche altri esemplari del Falco di palude, dell'Albanella reale e dello Sparviere. Durante la notte si possono dire i rapaci notturni come l'Allocco, il Gufo comune e la Civetta. Assai più complicato è vedere i mammiferi, sia per la loro scarsa quantità sia per la differenza e per le abitudini spesso crepuscolari o notturne. Nel Parco sono presenti la Volpe, il Tasso, la Donnola, la Lepre, il Riccio, il Ghiro, il Moscardino, la Talpa, il Topo selvatico e il Toporagno.

Pesci, anfibi e rettili

I laghi di Pusiano e Alserio hanno subito un graduale declino delle specie più sensibili (il Pesce persico, il Luccio, il Luccioperca, il Boccalone) ed hanno visto un incremento di quelle più tolleranti. Gli stagni che si sono formati in alcune cave abbandonate, alcune zone umide note da sempre, piccole sorgenti e corsi d'acqua, persino bacini modestissimi come gli ultimi lavatoi, sono ambienti essenziali per la riproduzione degli anfibi. Gli anfibi nel Parco sono rappresentati dalle Rane, dal Rospo comune dal Rospo smeraldino, dal Tritone crestato, dal Tritone punteggiato e dalla Salamandra pezzata. Variamente diffusi sono anche i rettili, quali il Ramarro e l'Orbettino, mentre maggiore è la presenza del Biacco e, nei pressi dell'acqua, la Biscia tassellata e la Biscia dal collare. Nelle zone boschive vive il Colubro d'Esculapio, mentre, più vicino alle abitazioni è comunissima la Lucertola dei muri e, assai più rara la Coronella austriaca.

LA FLORA

La flora del parco mostra vistosi esempi di manomissione arborea. La più eclatante riguarda l'introduzione della Robinia (Robinia pseudoacacia), leguminosa di origini nordamericane. La formazione forestale del Parco mostra caratteri di transizione tra i boschi della pianura e quelli delle Prealpi e si può riferire dal querceto misto di farnia (Quercus robur) e al carpino bianco. Tra le specie alto- arbustive domina nettamente il nocciolo (Corylus avellana). Numerosi sono gli arbusti che compongono il sottobosco: il precoce prugnolo (Prunus spinosa), i biancospini, la sanguinella (Cornus sanguinea), il corniolo (Cornus mas) e il pallon di maggio (Viburnum opulus), realizzano il bosco spoglio di primavera e nutrimento autunnale agli uccelli. Lo strato dei bassi arbusti è zona di rovi: vi sono molte specie di rampicanti ospiti del bosco. Sul finire dell'inverno e per tutta la primavera si può notare il rinnovarsi di stupende fioriture come il candido bucaneve, le primule gialle, le scille, gli anemoni, le pervinche, le viole, i mughetti e l'aglio ursino. In prossimità del fiume e delle zone umide si ergono maestosi i pioppi, gli ontani neri e numerosi salici. È molto abbondante, lungo il letto del fiume, la presenza dei primordiali equiseti e delle felci. La vegetazione acquatica è composta da diverse specie di muschi, alghe ed epatiche. Tra la flora del Lago di Alserio e di Pusiano si trova la castagna d'acqua, la ninfea e il nannufero.

I PROBLEMI DEL PARCO

Il Parco naturale della Valle del Lambro, è un'area nella quale ha predominato e continuerà a predominare la presenza e l'attività dell'uomo; il problema principale è quello di riuscire a porre fine allo sviluppo indiscriminato e al degrado di questi ultimi decenni.

Per prima cosa si elaborerà un piano territoriale tenendo conto di tutte le componenti naturali e antropiche.

E... LE PROSPETTIVE LAVORATIVE PER IL FUTURO?

Il Parco offre molte possibilità di lavoro, tra le quali il giardiniere, l'operatore ecologico, costruttori d'impianti di depurazione (architetti ed esperti), muratori per costruzioni di edifici interni, servizi per i trasporti ed esperti per visite guidate. Oltre a questi lavori del controllo e della manutenzione del parco, costituiscono un aspetto essenziale il notevole numero di volontari presenti.

 

 

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