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IL
FUMO
Le norme che in Italia
prevedono il divieto di fumo risalgono al 1934, anno di
pubblicazione del Regio Decreto n. 2316 che proibiva sia ai
minori di anni 16 di fumare in luogo pubblico - pena la sanzione
amministrativa di 4000 lire! - sia la vendita di tabacco a persone di
quella stessa età.
La situazione è
rimasta invariata fino al 1975, quando con la legge n. 584, per
la prima volta lo Stato intese tutelare la salute dei cittadini dal fumo
cosiddetto “passivo”, proibendo ai fumatori di consumare il
“rituale” profano della sigaretta in alcuni ambienti.
Nel 1995, il Governo è
ritornato sul divieto di fumo con una direttiva del Presidente del
Consiglio dei Ministri che ha focalizzato l’attenzione sulle
Amministrazioni Pubbliche, interpretando in maniera estensiva lo stesso
divieto già imposto dalla legge.
Una rivisitazione del
problema si è avuta ancora da parte del Governo, nel 2001 grazie ad una
maggiore presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica sui
problemi causati dalla nicotina. Numerosi studi scientifici hanno
evidenziato gli effetti nocivi, generati direttamente o indirettamente
da questo… passatempo.
Gli effetti nocivi
Il fumo contiene
sostanze irritanti e dannose per l’apparato respiratorio come il
monossido di carbonio, il catrame, la nicotina e metalli come il cadmio.
Dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge si sviluppa
un fumo contenente 4000 sostanze diverse delle quali 40
considerate cancerogene.
La nicotina è
la sostanza che determina l’assuefazione e che fa del fumo una
delle tossicodipendenze più pericolose. Essa determina degli effetti
diretti sul sistema nervoso instaurando il fenomeno della dipendenza,
fisica e psicologica, che si trasforma in una vera crisi di astinenza
nel momento in cui si decide di smettere di fumare.
Il
fumo non nuoce solo al fumatore ma anche a tutti coloro che sono
costretti a respirarlo: il cosiddetto fumo passivo riguarda i
familiari, specialmente i bambini, gli amici e i colleghi di lavoro,
insomma tutte quelle persone che vivono a stretto contatto con il
fumatore. Le sostanze contenute nel fumo di un ambiente, producono dei
danni a breve termine, come per es. l’arrossamento della congiuntiva
degli occhi e il fastidio alle mucose del naso, e a lungo termine
aumentando il rischio di contrarre patologie cardiache, asmatiche e
respiratorie, per non parlare dell’aumento del pericolo di cancro ai
polmoni. Quindi le leggi fatte per regolare il fumo nei locali pubblici,
imponendo dei precisi divieti, rappresentano certamente una buona regola
di civiltà perché evitano di imporre il fumo a chi non lo gradisce.
Bisogna capire quali
siano i reali danni del fumo per poter decidere di smettere.
Recenti indagini affermano che muoiono per fumo più persone di quanto
ne muoiano ogni anno per incidenti stradali, eroina, AIDS, omicidi e
suicidi.
Sono allarmanti le previsioni
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’aumento del
numero di morti per patologie cardiache, polmonari e tumorali
determinate dal tabagismo che si avranno nei prossimi anni se non si
modificherà il tasso di assunzione di questa sostanza considerata, a
tutti gli effetti, una droga.
Il fumatore in genere
conosce i rischi connessi al fumo, ma tende a rimuoverli ed evita
di pensarci, essendo condizionato dai modelli di comportamento veicolati
dalla pubblicità, dai personaggi famosi che tranquillamente fumano in
pubblico e talvolta dai medici stessi, dall’ambiente in cui lavora,
dai mass-media.
Fumare o non
fumare… questo è il problema
I danni che il fumo
produce sulla salute costituiscono da soli un valido motivo per smettere
di fumare o per non iniziare affatto. “Togliersi il vizio”
non è facile, non esistono cure miracolose per smettere ed il rischio
di ricaduta è dietro l’angolo soprattutto nei primi tempi.
Esistono diversi metodi per smettere di fumare e non esiste
quello migliore in assoluto che va bene per tutti. La sintomatologia
dell’astinenza può essere tamponata dall’uso di cerotti
transdermici, di gomme da masticare o di particolari bocchini contenenti
nicotina che vengono venduti in farmacia allo scopo di aiutare chi
desidera smettere di fumare. Lo scopo di questi preparati è quello di
diminuire gradualmente il livello di nicotina introdotto
nell’organismo per alleviare i sintomi della dipendenza. Naturalmente
questi metodi sono sconsigliati alle gestanti, alle donne che allattano
e a tutte le persone a rischio, che soffrono di patologie cardiache o
vascolari, che hanno dei motivi in più per smettere di fumare comunque.
Alla base di tutto ci
deve essere una grande forza di volontà e la consapevolezza di
aver preso una decisione reale e definitiva.
Per chi ha deciso di
smettere, qualche consiglio… fa bene alla “salute”!
- Dovete essere fermamente decisi ad
eliminare il fumo dalla vostra vita.
- Generalmente, è meglio
smettere d’improvviso. Tuttavia, se siete forti fumatori, può
essere d’aiuto un periodo di riduzione graduale anche con
l’ausilio di una terapia sostitutiva della nicotina (gomme da
masticare, cerotti transdermici, bocchini inalatori, etc.).
- Stabilite il giorno in cui
volete smettere: è consigliabile scegliere un periodo poco
stressante in cui sia più agevole interrompere la vostra routine,
ad esempio una vacanza.
- Tenete in conto che dovrete
affrontare le inevitabili crisi di astinenza. L’apice
della voglia di fumare viene raggiunto dopo circa 1 giorno dalla
sospensione di assunzione di nicotina. Il desiderio di fumare
perdura per diversi giorni (2-3 settimane) ma i momenti di crisi
si diradano sempre di più e i sintomi (irrequietezza, stizza,
necessità di fumare, mal di testa, etc.) sono destinati a
sparire.
- I momenti di astinenza acuta,
stimolando maggiormente il desiderio di fumo, facilitano le
ricadute. Per superare la tentazione di riprendere a fumare:
- cercate di dimenticare
l’impellenza del desiderio distraendovi con una alternativa:
masticando una gomma o concentrandovi su immagini spiacevoli
inerenti ai danni del fumo;
- in ogni caso, aspettate
almeno 5 minuti prima di tentare di soddisfare il desiderio,
perché probabilmente dopo questo breve tempo la voglia passerà
(infatti la “crisi” in realtà dura solo 3-5 minuti).
- Scrivete una lista con tutte le
motivazioni che vi hanno spinto a smettere di fumare e leggetela
nei momenti di crisi di astinenza.
- Pianificate come fare:
- eliminate ogni pacchetto di
sigarette, accendini e qualsiasi oggetto per fumatori;
- prendete nota delle vostre
abitudini riguardo al fumo ed evitate le situazioni
“pericolose” (caffè, pausa lavoro, tv, etc.). Cercate di
affrontare queste circostanze in modo nuovo trovando altri
motivi di piacere e di relax;
- chiedete l’aiuto ed il
sostegno dei familiari e dei colleghi di lavoro informandoli
che avete deciso di smettere. Inoltre il fatto stesso che
altri lo sappiano può essere uno stimolo a portare a termine
il vostro proposito;
- evitate il più possibile di
frequentare fumatori ed ambienti in cui si fuma;
- prendete l’abitudine di bere
molta acqua, latticini e frutta. Soprattutto nella prima
settimana è utile astenersi da alcolici di ogni tipo, the e
caffè.

- Fate attività sportiva e
motoria: rappresentano un’ottima occasione per scaricare la
tensione e ossigenare i polmoni riducendo sensibilmente il bisogno
del fumo.
- Prestate attenzione al vostro
peso. Quando si smette di fumare è normale ingrassare di
qualche chilo anche perché si tende a sostituire la sigaretta con
il cibo. Comunque, l’aumento di peso è minimo e dopo i primi
tempi ritornerete al vostro peso forma senza problemi.
- Utilizzate i soldi risparmiati
dall’acquisto di sigarette per regalarvi qualcosa che vi piace
in modo particolare. Se ricadete nella tentazione,
comunque, non scoraggiatevi perché la maggior parte dei
fumatori dice basta in modo definitivo solo dopo varie ricadute.
Preparate un nuovo programma antifumo e antiricaduta considerando
i motivi del precedente fallimento. Traete esperienza da coloro
che sono riusciti nell’intento.
Ogni tentativo è diverso dal precedente e questo potrebbe
essere quello buono.
Se non riuscite a
smettere (o non volete), cercate di fumare in modo diverso:
- limitate il fumo ad un massimo di
10 sigarette al giorno;
- evitate di fumare al lavoro;
- evitate di portare con voi
accendini o fiammiferi, per non mettere in atto i rituali
automatici di accensione di sigarette;
- rifiutate le sigarette che vi
vengono offerte;
- fumate le sigarette fino a metà
perché le prime boccate sono meno dannose grazie al fatto che il
filtro assorbe maggiormente la nicotina e il catrame;
- scegliete un tipo di sigaretta a
basso contenuto di condensato;
- comprate un nuovo pacchetto solo
dopo aver finito il precedente;
- non fumate prima o dopo i pasti
perché ciò interferisce con l’attività digestiva;
- astenetevi in presenza di non
fumatori per non provocare i danni del fumo passivo;
- ricordate che non esistono modi
sani di fumare.
Il fumo “giovane”
Nel nostro Paese,
l’abitudine a fumare dei ragazzi è un grave problema sociale perché
più del 90% dei fumatori ha iniziato durante l’adolescenza e la
grande maggioranza dei fumatori adulti vorrebbe smettere. Recenti
statistiche hanno messo in evidenza che, nell’ultimo biennio, c’è
stato un aumento di ragazzi che iniziano a fumare nella prima
adolescenza (11-14 anni), con una frequenza maggiore nelle femmine
rispetto ai maschi.
Le motivazioni sono
tante: alcuni lo fanno per sperimentare qualcosa di nuovo, altri per
sembrare adulti, altri ancora per scaricare lo stress o semplicemente
“perché lo fanno tutti”.
L’adolescenza è un
periodo tendenzialmente a rischio, in cui sono presenti diversi elementi
di cambiamento individuale accanto al desiderio di adeguarsi al gruppo
di appartenenza (amici, compagni di scuola, famiglia).
I genitori hanno un
ruolo fondamentale perché con l’esempio e il dialogo possono aiutare
i figli ad acquisire una maggiore consapevolezza sulla dannosità del
fumo.
Qualche suggerimento
per i genitori di figli adolescenti:
cogliete
l’occasione per discutere la serietà del problema del fumo con
vostro figlio;
- prendete spunto dalle notizie sui mass-media
per iniziare una discussione sull’argomento. Mostratevi attenti
e interessati a ciò che vostro figlio ha da dire in merito;
- chiedetegli apertamente se ha mai
provato a fumare senza cadere nel paternalismo o nel moralismo;
- se siete voi stessi fumatori, la
cosa migliore da fare è di dare il buon esempio tentando di
smettere. Alcuni studi hanno dimostrato che i figli di non
fumatori difficilmente fumano. Se avete già tentato di smettere,
discutete con vostro figlio sulle difficoltà che avete incontrato
e fatevi aiutare nel vostro intento;
- evitate di coinvolgerlo nei
rituali legati al fumo: accendere una sigaretta, andare a
comprarle oppure portarvi il posacenere.
Vietato fumare
La legge n. 584 del
1975 ha indicato un generico ed assoluto divieto di fumo nei
seguenti locali:
- corsie d’ospedale;
- aule delle scuole di ogni ordine e
grado;
- autoveicoli di proprietà dello
Stato, di enti pubblici e di privati concessionari di pubblici
servizi per trasporto collettivo di persone;
- metropolitane;
- sale d’attesa di stazioni
ferroviarie, autofilotranviarie, portuali-marittime, aeroportuali;
- compartimenti ferroviari per non
fumatori delle Ferrovie dello Stato e delle ferrovie in
concessione ai privati;
- compartimenti a cuccette e
carrozze letto, durante il servizio di notte, se occupati da più
di una persona;
- locali chiusi adibiti a pubblica
riunione (ogni ambiente aperto al pubblico ove si eroga un
servizio dell’amministrazione o per suo conto);
- sale chiuse di cinema e teatro;
- sale chiuse da ballo;
- sale-corse;
- sale riunioni di accademie;
- musei;
- biblioteche;
- sale di lettura aperte al
pubblico;
- pinacoteche e gallerie d’arte
pubbliche o aperte al pubblico.
In tali ambienti devono
essere apposti e ben visibili al pubblico i cartelli riportanti le
indicazioni circa il divieto di fumo.
Chi infrange il divieto
di fumo va incontro a sanzioni pecuniarie, raddoppiate se in presenza di
donne in evidente stato di gravidanza oppure di lattanti o di bambini
fino a 12 anni. Incorre in una sanzione di importo superiore anche chi
non ottempera al dovere di apporre i cartelli con i divieti imposti
dalla legge.
La Direttiva del
Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 dicembre 1995
prevede che le amministrazioni pubbliche attuino il divieto di fumo,
previsto dalla legge n. 584 del 1975, esercitando poteri amministrativi,
regolamentari e disciplinari nonché poteri di indirizzo, vigilanza e
controllo sulle aziende ed istituzioni da esse dipendenti e sulle
aziende private in concessione e in appalto.
La direttiva fornisce,
inoltre, i seguenti criteri interpretativi per l’individuazione dei
locali in cui si applica il divieto:
- per locale aperto al pubblico si
deve intendere quello in cui la generalità degli amministrati e
degli utenti accede senza formalità e senza bisogno di
particolari permessi negli orari stabiliti;
- tutti i locali utilizzati, a
qualunque titolo, dalla pubblica amministrazione e dalle aziende
pubbliche per esercizio delle proprie funzioni istituzionali,
sempre che i locali siano aperti al pubblico;
- tutti i locali utilizzati, a
qualunque titolo, da privati esercenti servizi pubblici, sempre
che i locali siano aperti al pubblico;
- i luoghi indicati dall’art. 1
della legge n. 584 del 1975, anche se non si tratta di “locali
aperti al pubblico” nel senso precisato dalla direttiva (es.
aule scolastiche: fra le aule delle scuole di ogni ordine e grado
si intendono ricompresse anche le aule universitarie).
La direttiva precisa,
inoltre, che le amministrazioni e gli enti possono comunque, in
virtù della propria autonomia regolamentare e disciplinare, estendere
il divieto a luoghi diversi da quelli previsti dalla legge n. 584 del
1975.
Si fornisce un elenco
esemplificativo dei locali che rientrano nella generica espressione “locali
chiusi adibiti a pubblica riunione” della legge n. 584 del 1975 in
cui vige il divieto di fumo:
- ospedali ed altre strutture
sanitarie (corsie, corridoi, stanze per l’accettazione, sale
d’aspetto e più in generale locali in cui gli utenti richiedono
un servizio-pagamento ticket, richieste di analisi, etc.);
- scuole di ogni ordine e
grado, comprese le università (aule, corridoi, segreterie
studenti, biblioteche, sale di lettura, bagni, etc.);
- uffici degli enti
territoriali quali regioni, province e comuni; uffici di
altre amministrazioni a livello territoriale: uffici del catasto,
uffici di collocamento, etc.;
- uffici postali (locali di
accesso agli sportelli, corridoi, etc.); distretti militari ed
altri uffici dell’amministrazione della difesa aperti al
pubblico (uffici di certificazioni, uffici informazioni e
relazioni con il pubblico); uffici I.V.A., uffici del Registro;
- uffici di prefetture,
questure e commissariati, uffici giudiziari;
- uffici delle società
erogatrici di servizi pubblici (compagnie telefoniche, società
erogatrici di gas, corrente elettrica, etc.);
- banche relativamente ai
locali in cui si svolgono servizi per conto della pubblica
amministrazione (riscossione imposte e sanzioni pecuniarie,
tesoreria per enti pubblici).
Le leggi
- Legge 10 aprile 1962 n. 165
"Divieto della propaganda pubblicitaria dei prodotti da
fumo"
- Legge 11 novembre 1975 n. 584
"Divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di
trasporto pubblico"
- DM 18 maggio 1976
"Disposizioni in ordine agli impianti di condizionamento o
ventilazione di cui alla legge 11 novembre 1975 n. 584, concernente
il divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto
pubblico"
- DM 31 luglio 1990
"Specifiche disposizioni tecniche per il condizionamento e
l’etichettatura dei prodotti del tabacco conformemente alle
prescrizioni della direttiva del Consiglio delle Comunità Europee
89/622/CEE"
- DM 30 novembre 1991 n. 425
"Regolamento concernente attuazione degli articoli 13, 15 e 16
della direttiva del Consiglio delle Comunità Europee del 3 ottobre
1989 (89/52/CEE) relativi alla pubblicità televisiva dei prodotti
del tabacco, delle bevande alcoliche e alla tutela dei
minorenni"
- Dir. Presidenza del Consiglio dei
Ministri 14 dicembre 1995
"Divieto di fumo in determinati locali della Pubblica
Amministrazione o dei gestori di servizi pubblici"
- Sentenza della Corte Costituzionale
11-20 dicembre 1996 n. 399
- Circolare del Ministero della Sanità
n. 4 del 28 marzo 2001
"Interpretazione ed applicazione delle leggi vigenti in materia
di divieto di fumo. G.U. 85 dell’11 aprile 2001".
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