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MINISTERO DELLA SALUTE |
| COME DIFENDERSI DAL GRANDE CALDO |
La Pagina del Pneumologo
Il caldo può essere pericoloso e
procurare problemi di salute alle persone con malattie respiratorie, soprattutto
affette da broncopatie cronico ostruttive (BPCO) e asma.
Quando la temperatura dell’aria sale oltre certi valori, ed aumenta anche la
quantità massima di vapore d’acqua che l’aria stessa contiene, si ha una
netta sensazione di difficoltà di respirazione, detta anche “sensazione di
afa” (l’impressione è quella di respirare nell’acqua!).
Normalmente, la termoregolazione del corpo avviene specialmente tramite
sudorazione, ma questa è ostacolata sempre di più in climi via via più afosi.
Ciò avviene in quanto, se l’aria contiene una alta percentuale di umidità,
ogni processo fisico di evaporazione (come la sudorazione) viene ostacolato,
rendendo così più difficile il processo automatico dell’organismo di
controllo della temperatura. In queste condizioni, viene aumentato il livello di
espulsione di vapore con la respirazione, e ciò rende il respiro stesso più
gravoso.
Ma ci sono altri fattori che aggravano la difficoltà di respiro da afa. Per
esempio, nelle grandi città, in assenza di forte vento, nell’aria si
accumulano livelli pericolosi di inquinanti, come diversi ossidi di azoto (N2O3,
NO2, ecc.) e di zolfo (SO2 e SO3), prodotti dalle combustioni dei motori degli
autoveicoli. Questi composti, a causa dell’alta temperatura reagiscono con
l’acqua presente nell’aria e producono acido nitroso, nitrico, solforoso e
solforico, che entrano poi nelle vie respiratorie. La quantità di acidi
respirati aumenta notevolmente se l’aria è molto calda e umida.
L’inalazione di questi prodotti acidi è dannosa per tutti, ma soprattutto per
gli asmatici e le persone affette da patologie respiratorie ostruttive (BPCO)
– e peggio ancora se sono anche cardiopatici affetti da insufficienza
ventricolare e/o ipertensione polmonare da insufficienza valvolare.
L’inalazione dei gas che si producono nelle città in presenza di afa e forte
traffico veicolare è veramente pericolosa e dannosa, potendo nei casi peggiori
scatenare crisi di asma o peggiorare gravemente una crisi respiratoria di
origine cardiaca.
Un altro temibile effetto dell’afa nei grandi centri urbani è la tendenza
alla formazione di ozono per reazione di catalizzazione sulle molecole di
ossigeno (O2), causata dai raggi ultravioletti e dagli ossidi prodotti dai
motori degli autoveicoli. L’ozono, nota molecola formata da tre atomi di
ossigeno, mentre nella stratosfera (a 10-40 km di altezza) ci protegge dai raggi
ultravioletti nocivi per la salute (UVB), negli strati bassi dell’atmosfera,
la cosiddetta “troposfera” (l’aria che respiriamo), è presente solo in
basse concentrazioni nell’aria.
Nei periodi tardo-primaverili ed estivi, le particolari condizioni di alta
pressione, le elevate temperature e la scarsa ventilazione favoriscono il
ristagno e l’accumulo degli inquinanti ed, inoltre, il forte irraggiamento
solare innesca una serie di reazioni fotochimiche che determinano concentrazioni
di ozono più elevate rispetto al livello naturale nell’aria che respiriamo.
L’ozono è un gas estremamente nocivo alla respirazione.
Esso, infatti, è instabile e si scinde in normale ossigeno biatomico e in un
atomo di ossigeno, che notoriamente è estremamente ossidante ed esercita
un’azione molto irritante sul tessuto degli alveoli, dove avviene la
respirazione.
Per tutti questi motivi i periodi afosi, oltre a rendere la respirazione
difficoltosa, e possono costituire un grave pericolo per la salute dei pazienti
affetti da disturbi respiratori, di sia di origine broncopolmonare che cardiaca.
Inoltre, i cardiopatici –asmatici o non – possono avere un considerevole
aggravio di lavoro cardiaco di pompa (per garantire una sufficiente circolazione
di sangue ossigenato dai polmoni) e nei casi peggiori, quando sono esposti a
forte afa, specialmente se vivono in una grande centro urbano dove l’aria è
inquinata, essi rischiano bruschi e gravi peggioramenti della situazione
cardiocircolatoria.
Tutti questi problemi sono notevolmente ridotti nelle località in riva al mare
o in zone non metropolitane.
E’ molto importante essere consapevoli di questi rischi e adottare adeguate
misure per ridurre la frequenza e la nocività degli effetti.
Cosa fare in caso di caldo eccessivo se si soffre di una malattia respiratoria cronica?
(Fonte: CCM - giugno 2006)