COMUNE DI MACHERIO
Gentile
Bareggese,
da qualche tempo si
rincorrono voci e giudizi su un argomento che va affrontato con la massima
serenità, oltre che con il necessario approfondimento: la possibile formazione in
Bareggia di uno spazio di incontro islamico.
Se
finora abbiamo limitato al minimo gli interventi al riguardo, non è stato certo
per nascondere qualcosa ai cittadini, ma al contrario per un profondo senso di
rispetto: primo, perché incombevano le elezioni e non volevamo che un tema così
delicato venisse usato, come purtroppo altri hanno fatto, quale arma politica;
poi, per non compromettere il lavoro che stavamo e stiamo svolgendo, di
confronto paziente e silenzioso sia con i cittadini che ci manifestano le loro
preoccupazioni sia con i cittadini che ci espongono le loro legittime esigenze.
Ora
è il momento di chiarire. Lo facciamo senza giri di parole, preferendo la
franchezza alla diplomazia.
1)
I FATTI
Qualcuno
si è stupito che il Sindaco abbia appreso da altri la notizia dell’apertura di
un centro di cultura o di culto. È normale. Nessuno ha mai fatto richiesta al
Comune in tal senso. Nessuno è tenuto ad avvisare il Comune di volere
acquistare un edificio privato. Qualche minuto dopo aver ricevuto l’informazione,
il Sindaco si è attivato per appurarne la veridicità, chiamando anche venditori
e acquirenti.
L’edificio
oggetto di compravendita tra privati si trova in una zona in cui è possibile,
da tantissimi anni e allo stesso modo che in altre zone del territorio,
esercitare il diritto di culto e svolgere attività socio-culturali. Tutti i
Comuni d’Italia sono tenuti per legge a prevedere non singoli edifici ma intere
aree sulle quali poter tradurre in concreto uno dei diritti fondamentali
dell’uomo: il diritto di culto e di associazione.
2)
I DIRITTI
La
libertà di culto è tutelata dalla Costituzione: di qualunque culto, di
qualunque religione. Se quindi uno o più cittadini destinano una loro proprietà
al culto in una zona dove ciò è permesso, non c’è Sindaco d’Italia, qualunque
sia la sua opinione al riguardo, che possa impedirlo. L’amministratore pubblico
è investito della tutela dei diritti, è il garante della Costituzione.
3)
LA VOLONTÀ POPOLARE
Un
amministratore pubblico nel suo agire ha due punti di riferimento: la volontà
popolare e la legge. Quando i due punti coincidono, e per fortuna è quasi
sempre, son contenti tutti: i cittadini che vedono le loro richieste accolte,
gli amministratori che rafforzano il consenso. Ma può capitare che la volontà popolare
non coincida con il dovere dell’amministratore di rispettare la legge. Un
amministratore degno di tal nome non può avere dubbi: sceglie la via, più
difficile, della difesa dei diritti sanciti dalla Costituzione.
4) LA CONVIVENZA CIVILE
Si
può lavorare per conciliare o lavorare per dividere; per buttare acqua sul
fuoco o benzina sul fuoco, per costruire ponti o far saltare ponti. Anche qui,
è questione di scelte. Noi abbiamo scelto di pre-occuparci della convivenza tra
diversi modi di pensare, di parlare, di agire, di pregare.
Sostenere,
a parole, la libertà di culto e opporsi ai luoghi di culto è una contraddizione
in termini: la libertà è tale quando ha l’opportunità di esprimersi. Diverso è
l’atteggiamento di chi non mette in dubbio questi principi, ma vuole discutere
sulla adeguatezza dei luoghi scelti.
5)
L’UBICAZIONE
Solo
dopo aver riaffermato e condiviso questi punti fermi, si può passare ad
esaminare le problematiche derivanti dall’ubicazione del centro di cui si sta
discutendo.
È
possibile individuare una sede più idonea in un’area più adeguata? Oppure è
possibile, se non si trovano alternative, attenuare l’impatto concordando
soluzioni che tengano conto delle esigenze degli uni e degli altri?
Ribadendo
che nessun Sindaco può vietare a privati, legittimamente venuti in possesso di
una struttura già esistente, di esercitare un loro diritto, abbiamo da subito
affrontato il problema, parlando direttamente con gli interessati e offrendo la
nostra mediazione.
6)
I COMPITI DELLA POLITICA
Quando
sono in atto trasformazioni come quelle generate da una immigrazione massiccia,
o ci si attarda a rimpiangere i tempi passati, o si affronta il problema della
integrazione concretamente e serenamente. Se non si vuole subire i mutamenti e
se non si vuole che esplodano, bisogna saperli guidare. Questo è il compito dei
politici, dai parlamentari agli amministratori locali.
Con
le nostre modeste forze, stiamo proprio cercando di trovare strade che
favoriscano l’incontro evitando lo scontro. Siamo tutti testimoni diretti della
presenza, che dura ormai da anni e in qualche caso già di seconda generazione,
di tanti cittadini provenienti da altri paesi. Abitano, lavorano, si spostano,
condividono con noi gioie e dolori della vita; e non devono avere la
possibilità di ritrovarsi, addirittura di ritrovarsi a pregare?
Noi
non interpretiamo il nostro ruolo in modo passivamente burocratico, limitandoci
ad accertare la regolarità degli atti (titolo di proprietà, compatibilità
urbanistica, osservanza delle norme). Un puro e cinico calcolo elettorale ci
poteva indurre a promettere ai cittadini contrari all’insediamento il nostro
appoggio, salvo poi dover confessare l’impotenza del’amministrazione comunale
di fronte alle leggi. Non lo abbiamo fatto per rispetto verso i cittadini e
verso noi stessi: meglio l’impopolarità che la mancanza di dignità.
Quello
che continuiamo a fare è la ricerca instancabile di un terreno di confronto e
di decisioni sagge. Ogni persona che desideri scambiare con noi opinioni e
proposte ci troverà sempre disponibili al dialogo.
Il Sindaco
e i suoi collaboratori
Macherio,
6/4/2005