PARCO DI MONTEVECCHIA


 
Il Parco
  • Gestore: Consorzio di Gestione Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone
  • Sede: Via Donzelli, 9 - 22050 Montevecchia (LC)
  • Tel: 039/9930384
  • Fax: 039/9930619
  • Superficie: 2.355 ha
  • Altimetria: h min 242 m slm - h max 497 m slm
  • Province: Lecco
  • Istituzione: 1983




L'habitat delle sorgenti petrificanti
(Cratoneurion)
L'habitat delle sorgenti petrificanti è uno dei tre habitat di interesse prioritario per la conservazione della natura dell'Unione Europea presenti nel Parco.
Questo habitat è rappresentato da ruscelli, con presenza costante di acqua corrente, in cui avvengono fenomeni di formazione di travertini. I travertini sono rocce porose, formate dalla precipitazione del carbonato di calcio (calcare) di cui sono ricche le acque sorgive, che lo acquisiscono durante la permanenza nel sottosuolo. Una volta venute a giorno, le acque tendono a depositare parte del calcare su tutto ciò con cui vengono a contatto, rivestendo così con patine via via più spesse le rocce, i sassolini, le foglie, i pezzi di legno, i muschi.
Questo fenomeno viene facilitato dalla presenza di cascatelle e di muschi che, con meccanismi fisici e biologici, accelerano la perdita di anidride carbonica da parte delle acque, e quindi la precipitazione del calcare.
All'habitat è stato dato il nome di una comunità di Muschi (Cratoneurion) particolarmente importante per il fenomeno di travertinizzazione.
Nelle condizioni più favorevoli si formano ammassi più grossi ed articolati, quali il sistema a vaschette e cascate, costituito da una vasca di ritenzione (pozza), seguita verso valle da una cascata in accrescimento, quindi da una marmitta ed un accumulo finale.
Il fenomeno di formazione dei travertini diminuisce allontanandosi dalla sorgente, conseguentemente alla precipitazione del calcare, fino a scomparire del tutto dopo alcune centinaia di metri.
 



Le sorgenti petrificanti nel Parco e le attenzioni per la conservazione
Questi habitat si ritrovano nel tratto iniziale dei ruscelli con presenza costante d'acqua all'interno dei boschi in tutta l'area delle colline calcaree presenti nella parte settentrionale del Parco, soprattutto all'interno della Riserva Naturale Valle Santa Croce-Alta Valle del Curone.
Gli studi effettuati indicano che i fattori più importanti per l'equilibrio di questi ambienti sono la presenza costante dell'acqua, la loro temperatura e qualità.
La loro conservazione richiede quindi l'attuazione di azioni gestionali che garantiscano la stabilità dell'ambiente.
Le condizioni ambientali all'interno del Parco sono notevolmente differenti da quanto si osserva nei Cratoneurion a nord delle Alpi, ove la presenza del bosco sembra invece impedire la presenza di questo habitat.

L'habitat del Gambero
I ruscelli che costituiscono l'habitat delle sorgenti petrificanti rappresentano anche l'ambiente preferenziale per il Gambero d'acqua dolce, che qui trova le acque ricche d'ossigeno che gli sono necessarie e numerosi nascondigli fra le rocce.
Era molto diffuso in passato in tutti i corsi d'acqua, e veniva anche frequentemente pescato per scopi alimentari, ma è stato negli scorsi decenni fortemente colpito da un'epidemia, i cui effetti si sono sommati all'inquinamento delle acque.

I pericoli
Per la conservazione di questi ambienti è necessario garantire la presenza costante dell'acqua, la sua temperatura e qualità. I principali pericoli sono quindi le modifiche del bacino di alimentazione per cause naturali (frane, smottamenti) o per l'azione dell'uomo (lavori che comportano la movimentazione del terreno), gli inquinamenti, l'improvviso aumento di luminosità nei boschi in cui scorrono i ruscelli, a seguito di tagli eccessivi o schianti. Ma sono ovviamente da evitare anche tutti i comportamenti che potrebbero causare l'alterazione diretta dell'habitat, come il transito di mezzi o persone nell'alveo.

Dove osservare le sorgenti petrificanti?
I luoghi ove l'osservazione può avvenire più facilmente, con maggior soddisfazione per il visitatore e con maggior sicurezza per l'ambiente, sono:

  • In valle Santa Croce, alle sorgenti della Molgoretta, con due diverse situazioni di notevole interesse;
  • alla località Riunione, in val Curone, presso Casa del Soldato;
  • lungo la strada da Valfredda a Montevecchia alta.

L'osservazione è comunque possibile lungo molti dei ruscelli nell'area di collina.
E' indispensabile il massimo rispetto per l'ambiente, astenendosi da qualsiasi manomissione!
In particolare, si raccomanda di non allontanarsi dai sentieri, e di non camminare mai nell'alveo dei ruscelli.





L'habitat dei boschi - prati magri
(Festuco-Brometalia)
I prati magri sono ambienti prativi seminaturali che hanno un elevato valore ambientale: sono infatti estremamente ricchi di specie vegetali termofile, cioè che richiedono buone condizioni di temperatura, e che talvolta esprimono condizioni di aridità, legate ad un substrato di tipo calcareo. Fra le molte specie che compaiono in questi ambienti spiccano diverse Orchidee.
Alla ricchezza floristica (cioè all'elevato numero di specie vegetali presenti) corrisponde un rilevante significato faunistico, soprattutto per quanto riguarda l'Entomofauna (gli Insetti). Particolarmente attrattive sono alcune Farfalle che qui trovano il loro habitat ottimale.La conservazione di questi habitat è strettamente dipendente dalle modalità di gestione.
In Lombardia i prati magri sono presenti solo sui rilievi calcarei nelle esposizioni più favorevoli, e quindi le presenze all'interno del Parco di Montevecchia e Valle del Curone sono fra le più meridionali ed a bassa quota, lembi residui di ambienti che poco più a nord, sui primi rilievi prealpini (Grigne, Resegone, Corni di Canzo, Monte Barro), raggiungono estensioni anche considerevoli.
A quote più alte, con differente partecipazione di specie, queste forme di vegetazione costituiscono "praterie primarie": sono stabili e non tendono a trasformarsi evolvendosi verso il bosco.
Alle quote inferiori questi ambienti occupano invece spazi strappati in un lontano passato al bosco termofilo, dominato dalla roverella, per consentire la coltivazione dei terreni o la pratica del pascolo.
La cessazione dell'attività agricola, divenuta ormai scarsamente conveniente in luoghi difficilmente accessibili, con morfologie sfavorevoli e con penuria d'acqua, riavvia la trasformazione verso il bosco, con la celere scomparsa di molte specie di notevole importanza naturalistica, la cui presenza è proprio legata alla periodica pratica dello sfalcio
 



L'habitat dei prati magri nel parco
L'habitat dei prati magri è uno dei tre habitat presenti nel Parco che l'Unione Europea considera di interesse prioritario per la conservazione della natura nel nostro continente.
Lo si ritrova sui versanti esposti a sud ed intensamente terrazzati delle parti sommitali del colle di Montevecchia e della valle Santa Croce, ma le superfici più interessanti si osservano su una trentina di ettari nei comuni di Perego e Rovagnate, su substrati, in un angolo di notevole fascino paesaggistico.
Qui i terrazzi (detti ronchi) sono stati intensamente e faticosamente coltivati fino agli anni '50, con vigneti, ortaggi ed anche cereali. Le profonde trasformazioni economiche hanno portato al loro abbandono quasi totale, così come è anche stato per gli antichi nuclei rurali delle Cascine Galbusera Bianca e Galbusera Nera.
Il bosco ha così avviato la riconquista dei terreni abbandonati, con l'ingresso prima delle specie arbustive (sanguinello, prugnolo spinoso, rovo) e quindi degli alberi (carpino nero, orniello, roverella, ciliegio).
L'articolazione del territorio fra i prati residui, gli incolti, gli spazi arbustivi, il bosco, con la definizione di ambienti di "margine" ha creato l'ambiente ideale per alcune specie di uccelli di pregio (Averla piccola .).
Ma nella seconda metà degli anni '90 si è assistito alla ripresa dell'interesse per le attività agricole in questo comparto territoriale, proprio nello stesso momento in cui si acquisiva piena consapevolezza dei valori naturalistici presenti. Contemporaneamente è fortemente cresciuta la pressione delle attività ricreative: la passeggiata "dei Cipressi" è giustamente considerata uno dei percorsi di maggior attrattiva del Parco, soprattutto nel periodo autunnale e primaverile.
L'Ente gestore del Parco si è quindi trovato ad affrontare la sfida rappresentata dalla necessità di conciliare le molteplici esigenze espresse dal territorio, fra loro spesso contrastanti:

  • la richiesta, da parte delle aziende agricole, di un pieno recupero delle superfici all'attività agricola, soprattutto per la coltura della vite;
  • l'esigenza dell'avifauna, che necessità di ambienti arbustivi;
  • la richiesta da parte dei visitatori, di paesaggi aperti, luoghi di sosta, sentieri agevoli;
  • a necessità di conservare superfici a prato, correttamente gestite, indispensabili alla conservazione dell'habitat dei prati magri e delle tante specie ad esso legate.


L'habitat dei boschi igrofili
L'habitat dei boschi igrofili di ontano nero è uno dei tre habitat di interesse prioritario per la conservazione della natura dell'Unione Europea presenti nel Parco.
Si tratta di boschi che vegetano su terreni ove per lungo tempo si hanno fenomeni di ristagno dell'acqua.
Questi luoghi, come la maggior parte delle zone umide, sono stati nel tempo frequentemente bonificati: attraverso l'apertura di fossati o simili, l'uomo ha operato per allontanare le acque, e consentire quindi il prosciugamento dei suoli.
Boschi di questo genere si osservano normalmente nelle aree periodicamente allagate lungo i grandi fiumi della pianura, o al piede dei versanti, dove si ferma l'acqua.
L'ontano nero (Alnus glutinosa) è la specie arborea principale di queste formazioni, ed è in grado di sopravvivere anche in ambienti sempre inondati.
Quando le condizioni ambientali diventano meno limitanti, i suoli meno difficili, umidi ma con minor frequenza di ristagno, compaiono altre specie, e fra esse la più significativa è sicuramente l'olmo (Ulmus minor).
Quest'albero in passato caratterizzava con la sua presenza imponente i boschi di pianura, ma è stato falcidiato negli ultimi decenni da un fungo parassita, e solo pochi individui raggiungono oggi grandi dimensioni.
Altri alberi che si possonoincontrare in questi boschi sono il pioppo nero (Populus nigra), alcuni salici, il pado, o ciliegio a grappoli (Prunus padus).
Anche qui si penetra però la robinia (Robinia pseudoacacia), una specie esotica di origine nord-americana, utilissima per l'elevata produttività di legname ma purtroppo fortemente infestante.
Nel sottobosco vegetano diverse specie arbustive, fra le quali è particolarmente appariscente nel periodo della fioritura e della fruttificazione il viburno o pallon di maggio (Viburnum opulus). Ad esso si accompagna spesso la frangola, (Frangula alnus), soprattutto sul margine del bosco.
Ma è soprattutto nello strato erbaceo, meno appariscente, che vegetano le specie più caratteristiche di questo ambiente, quali l'olmaria (Filipendula olmaria), il cardo giallastro (Cirsium oleraceum), i carici (Carex pendula e Carex remota), la valeriana (Valeriana dioica) a cui spessi si uniscono gli equiseti.
 



Erbe officinali
Il versante meridionale della dorsale collinare che unisce Missaglia a Montevecchia è caratterizzato dalla presenza, rara in Lombardia, di piante aromatiche-officinali che ben si adattano al microclima particolarmente mitigato dei ronchi terrazzati; questi terreni sono interessati, da molti anni, dalla coltivazione di due specie: la salvia ed il rosmarino.
Queste due colture, come molte altre, ancor oggi scandiscono la giornata di tanti agricoltori del Parco, imponendo loro di alzarsi all'alba per la raccolta delle foglie fresche, da destinare ai principali mercati ortofrutticoli o direttamente a catene di vendita al pubblico.
Molte delle operazioni del passato sono rimaste invariate e tra queste una delle più impegnative è sicuramente il trasporto nella "gerla" dei prodotti raccolti, oltre che la lavorazione del terreno ed il controllo delle erbe infestanti eseguiti manualmente con l'ausilio di piccoli mezzi meccanici.
Una delle abilità necessarie per coltivare le officinali sui terrazzamenti è sapersi muovere con sicurezza lungo le ripide scalinate di pietra "molera" che collegano tra loro i ronchi, realizzate quasi sempre sulle linee di massima pendenza.

  • Rosmarino (Rosmarinus officinalis)
    Vegeta ottimamente su suoli calcarei, ben drenati e talvolta aridi, su rupi e terrazzamenti come quelli delle colline del Parco di Montevecchia.
    Il rosmarino appartiene alla famiglia delle Lamiaceae ed è una specie perenne con aspetto di denso arbusto cespuglioso, sempreverde, fittamente ramificato con rami ascendenti a sezione quadrangolare; ha la particolarità di contenere olii essenziali aromatici.
  • Salvia (Salvia officinalis)
    L'aroma della salvia è forte, il sapore piccante ed amaro.
    Può vivere allo stato spontaneo oltre i dieci anni, mentre in coltura generalmente si mantiene dai tre ai cinque anni al massimo.
    Le parti richieste dal commercio sono molteplici a seconda dell'uso che può essere: alimentare, erboristico e cosmetico.

Le specie minori
Pur interessando investimenti di superficie limitati è significativo segnalare recenti impianti di erbe poco diffuse e "dimenticate" di cui ora si assiste ad un rinnovato interesse, quali: coriandolo, dragoncello, erba cipollina, iperico, melissa, menta, santoreggia, timo.
L'uso di questi aromi è prevalentemente destinato per il settore alimentare.

 

Attività agricole

L'agricoltura praticata nel Parco di Montevecchia comprende una molteplice gamma di attività ed ambienti, tali da racchiudere in sé uno "spaccato" quasi completo di tecniche, prodotti, terreni e risorse.
Nel Parco non c'è una coltura dominante, una spiccata specializzazione od uno standard comune, bensì una miriade di situazioni differenti che aumentano significativamente la biodiversità e la ricchezza del patrimonio rurale locale.
Il Parco è consapevole della loro importanza per la conservazione di importanti lembi di paesaggio e di agroecosistemi che aumentano la diversità del territorio.
Nell'area agricola pianeggiante del Parco (circa 400 ha) si trovano tipicamente le aziende cerealicole zootecniche, con allevamenti di bovini da latte, alimentati con una base di mais, foraggio ed orzo coltivati in rotazione negli estesi seminativi; soprattutto negli ultimi anni queste colture tradizionali hanno lasciato spazio ad impianti specializzati di orticole sotto tunnel (insalate, fiori di zucca, erbette..) o ai vivai in pieno campo di piante ornamentali.
In ambito collinare (circa 500 ha), oltre alle erbe officinali ed ai vigneti descritti successivamente, trovano spazio attività legate all'apicoltura, agli allevamenti ovi-caprini, alla coltivazione di piccoli frutti, alle primizie (piselli, taccole).
A tutto ciò bisogna aggiungere una serie di tradizioni "rurali" ancora radicate, come la presenza del maiale (salumi) e di altri animali da cortile, i formaggini freschi sia di capra che di latte vaccino, i pali di castagno per i vigneti, la manutenzione dei muretti a secco in pietra locale.

 

 

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