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L'ampliamento
dell'edificio settecentesco
Attorno alla metà dell'ottocento la
chiesa parrocchiale ei SS. Gervaso e Protaso, riedificata come sappiamo
circa un secolo prima, non era più adeguata per le esigenze di una
popolazione oramai molto cresciuta. Alcune sue parti si trovavano poi in
no stato di avanzato degrado e necessitavano pertanto un'immediato
intervento. Nel 1859 si provvide così al restauro della cappella della
Beata Vergine Addolorata, la cui immagine fu allora "inverniciata
dal Moroni di Milano". Sei anni più tardi venne restaurata la
cappella sita "dalla parte degli uomini", cioè dal lato della
chiesa che, durante le funzioni religiose, era riservato ai fedeli di
sesso maschile. Essendo poi "logoro ed indecente", il dipinto
della Vergine con angelo custode che l'adornava venne sostituito da un
altro raffigurante "S. Ambrogio in gloria e S. Carlo in
preghiera". Ideato dallo stesso parroco don Carlo Tancredi
Vassalli, il dipinto fu realizzato dal pittore Luigi Bianchi di Milano a
spese della nobile Marietta Greppi della Maldura.
Nel memoriale della parrocchia
è dato un notevole risalto alla visita compiuta a Macherio il 6 ottobre
del 180 dall'Arcivescovo di Milano monsignor Luigi Nazari di Calabiana,
che vi si recò per impartire la cresima. Come racconta il parroco "era
destinato che la parrocchia dovesse coi cresimandi recarsi a Desio"
; con le sue preghiere riuscì a fare in modo che fosse il prelato a
venire in paese, dopo aver visitato nella medesima mattinata anche
Vedano e Biassono. Per l'occasione sul sagrato della chiesa era stato
preparato un padiglione e la strada "addobbata fino alla portineria
del giardino Rivolta". Accanto al parroco di Macherio ad attendere
l'arcivescovo vi erano allora anche i sacerdoti dei paesi circonvicini e
il clero della zona.
All'anno precedente la visita risale la
prima richiesta di finanziamento avanzata dalla fabbriceria al consiglio
comunale per dare il via ai lavori di ampliamento della chiesa, che,
capace di ottocento posti, era insufficiente per una popolazione quasi
doppia. Nonostante l'offerta di 2.000 lire fatta dalla nobile Marietta
Greppi e il progetto già redatto dall'architetto Giorgio Pellini,
l'iniziativa non ebbe però seguito, con grande disappunto del parroco
che a sua volta, aveva offerto a titolo gratuito il terreno necessario
all'ampliamento. Nel periodo seguente, tuttavia, le richieste affinchè
"si pensasse al più presto a tanto stringente bisogno, sia per le
viste di igiene, sia per il decoro delle sacre funzioni" divennero
sempre più pressanti. A tal fine gli stessi capifamiglia del paese
giunsero a presentare una petizione alla giunta municipale dichiarando
"di gratuitamente prestarsi nell'occasione della fabbrica, per
trasporto dei materiali e manualanza a diminuzione della spesa di
costruzione.
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Petizione
dei capifamiglia per l'ampliamento della chiesa - (archivio
comunale)
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Sul finire del 1878, si giunse così
alla stesura di un nuovo progetto ad opera dell'architetto Gio Batta
Ferrari che, seguendo le indicazioni del parroco, pensò di ampliare la
chiesa dal lato del coro. Subito "si comincia il trasporto di
sabbia e ceppo, nonchè l'escavazione per la cripta, con una
lodevolissima prestazione per parte della opolazione", e nel maggio
successivo i lavori vengono appaltati al capomastro Bonifacio Radaelli.
Le difficoltà non erano comunque ancora finite:il 18 maggio del 1879,
giorno stabilito per la cerimonia della collocazione della prima pietra,
un nuovo contrattempo si frappose infatti all'inizio dei lavori. Vediamo
quanto accadde attraverso le parole del parroco, che per l'occasione
aveva invitato tutti i principali proprietari del paese. Tutto era
apparecchiato, addobbata la chiesa, ornato il luogo della cerimonia
vestiti a verdura ed a fiori i pali che circondavano la fossa della
cripta, e sopraposte bandiere sventolavano. Allestito un pulpito a
ridosso dei muri del vecchio coro da cui il prevsto di S. Fedele di
Milano doveva dire parole di circostanza. Fino dal mattino una folla
immensa di curiosi dei paesi limirofi si recavano nel giardino
parrocchiale per vedere i preparativi. Ma al giungere della posta
venne comunicato con ordine della sottoprefettura diretto a sindaco in
cui si prescriveva di sospendere ogni cosa. Descrivere qual triste
impressione, quale indignazione abbia prodotto nella popolazione questo
ordine di sospensione non è cosa che si possa narrare. Immediatamente
il parroco, con un membro della giunta e un fabbricere si reca alla
sottoprefettura, ove, in assenza del sottoprefetto, vengono ricevuti da
un segretario, persona inaccessibile che tien fermo sul diniego della
cerimonia in quel giorno. Il parroco arrivato a casa ordina la
convocazione del popolo prima dell'ora fissata ed avvisa il popolo che
per circostanze imprevedute non aveva luogo la cerimonia del
collocamento della prima pietra. Intanto arriva il sig. conte Scipione
Belgioioso (della Maldura); il prevosto di S. Fedele di Milano che
doveva recitare il discorso di circostanza, arriva pure il sig. sindaco
conte Guido Visconti il quale dispiacentissimo dell'accaduto vorrebbe
che si facesse la cerimonia sotto la sua responsabilità. Ma poi per
vari riflessi si è pensato di differirla.
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Progetto
di ampliamento della chiesa parrocchiale, 1878 (archivio
parrocchiale)
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Il giorno seguente il sindaco Guido
Visconti si recò dal sottoprefetto dove ottenne il permesso di svolgere
la cerimonia la domenica successiva cosa che poi avvenne nonostante la
pioggia, la quale non impedì neppure un numerosissimo concorso di
pubblico. Il 24 giugno, senza aspettare le necessarie autorizzazioni don
Carlo Tancredi Vassalli diede poi inizio ai lavori di fondazione che
furono portati avanti nonostante la diffida presentata dal sindaco. Il
parroco decise anzi di aumentare il numero dei muratori per accelerare
la realizzazione delle opere. A metà agosto venne così ultimata la
cripta e, nel periodo successivo il coro, il presbiterio,
"sormontato da una volta a tazza a tutto sesto" e la
sagrestia: tutte opere esterne alla chiesa preesistente con la quale
furono messe in comunicazione attraverso un ampia apertura praticata nel
vecchio coro. Si trattava, a questo punto, di eseguire i lavori di
congiungimento tra il nuovo e il vecchio edificio. Il parroco don Carlo
Trancredi Vassalli e i fabbricieri Luigi Caremi, Giovanni e Giuseppe
Rivolta avanzarono allora una richiesta di finanziamento al consiglio
comunale che rimase però anche questa volta senza esito. Nel frattempo
"fu dato principio all'abbassamento della sacrestia vecchia
utilizzata ora come oratorio per le ragazze, dell'oratorio attiguo alla
chiesa, ed al piano del presbiterio. Levate le balaustre ed arrivati al
piano della chiesa al quanto più sotto si è scoperto l'abside della
primitiva chiesa di Macherio, e nell'oratorio attiguo lateralmente dalla
parte dell'epistola (verso destra) l'altro abside simile".
Al centro dei due semicerchi dietro e
fondamenta degli altari si rinvennero allora alcune ossa che, secondo
quanto ipotzzò don Carlo Tancredi Vassalli furono probabilmente dei
"primi parroci di Macherio, che secondo l'antico costume come
scrive S. Ambrogio solevansi porre vicino all'altare. Le fosse vennero
poi richiuse; il parroco decise però di apporre "una pietra che
copre un piccolo vano per cui volendo si possono verificare e visitare
gli antichi fondamenti levando il pavimento". A memoria della
primitiva chiesa, quale era apparsa tre secoli prima a San Carlo, venne
infine inserita nel pavimento una piccola lapide con incise le parole "Prisciae
ecclesiae fundamenta".
All'inizio di maggio "fu dato
mano alla demolizione dell'altare maggiore" cui parteciparono "più
di 50 uomini del paese e delle frazioni sia pel trasporto dei marmi, che
per l'abbassamento del piano dell'altare". Ultimato quindi il
pavimento del coro e quello del presbiterio si provvede a collocare il
nuovo altare e il tabernacolo le cui "colonnette di alabastro
egiziano, simili agli specchi della mensa, coi capitelli di bronzo sono
avanzo dell'amico altare di Sovico".
Il 17 agosto del 1880 l'ingegner Caimi
dell'ufficio tecnico di Milano eseguì il collaudo delle opere di
ampliamento, trovandole consone al progetto e perfettamente eseguite;
due giorni dopo arrivò pertanto il benestare del sottoprefetto per
l'apertura al pubblico della nuova parte della chiesa. La cerimonia
della benedizione si tenne la domenica successiva "che essendo
la quarta domenica del mese suolsi dedicare a S. Cassiano". "
Quantunque piovesse a dirotto - racconta il parroco - fu immenso il
concorso pubblico accorso dai vicini paesi", e nessuno, a
quanto sembra, rinunciò allora visitare a cripta, dove era esposta a
reliquia di S. Cassiano e dove vennero accese per la prima volta le
lampade a petrolio eseguite dall'ottonaro di Macherio Giuseppe
Meraviglia.
Il primo maggio 1881 il parroco e i
fabbricieri presentarono una nuova istanza al comune per ottenerne il
concorso delle spese necessarie all'esecuzione delle opere di
congiungimento della parte nuova della chiesa con quella vecchia, in
modo da "ridurre il tutto della fabbrica ad unità di stile sia
nella parte interna che esterna". La richiesta venne allora accolta
dal consiglio comunale che per l'occasione stanziò 4.000 lire. Ottenute
le necessarie autorizzazioni i lavori vennero ripresi nel maggio del
1882 dal capomastro Carlo Farina della Santa che subito eseguì il
pilone verso mezzogiorno. Prima di procedere allo scavo delle fondamenta
dell'altro pilone fù però costretto ad abbattere il campanile il quale
"scarso di fondamenta buco alla base in tutti i quattro lati
difettoso attualmente già per screpolature, sarebbe in evidente
pericolo di rovina qualora gli si levassero colla demolizione l'arco ed
il muro che attualmente lo rinforzarono ai due lati".
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Progetto
Facciata, 1881 (archivio parrocchiale)
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Collocato quindi il tetto fra il nuovo
e il vecchio si procedette all'esecuzione di due nuove cappelle: una
dedicata alla Vergine Addolorata e l'altra a San Carlo che come gli
altri lavori interni della chiesa, furono terminate il 14 ottobre. Il
giorno successivo venne in paese per impartire la cresima il monsignor
Paolo Angelo Ballerini che vi giunse da Seregno accompagnato dalla banda
musicale del luogo.
Nel giugno del 1883 si inziò a dar
"mano alle pitture della cappella della Beata Addolorata per opera
del pittore Luigi Tagliaferri di Lecco e del decoratore Fioroni Angelo
di Milano" che in settembre eseguirono anche gli affreschi della
cappella di San Carlo. All'estate dell'anno seguente risalgono invece le
pitture e le decorazioni del coro e del presbiterio, che, eseguite a
tempera dal pittore cremonese Carlo Farina si guastarono però in
brevissimo tempo; le prime vennero allora ritoccate mentre quelle della
tazza che sovrasta l'altare furono completamente rifatte nel 188 da
Luigi Tagliaferri che procedette anche ad affrescare la navata e le
quattro cappellette minori: e così - annotò allora il parroco - la
chiesa si può dire completamente decorata".
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