| AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO |
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Reazioni,
il nuovo bollettino di Farmacovigilanza nr. 4/2007
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C'è bisogno della ricetta?
Vi è mai capitato di entrare in una farmacia di un altro paese dell'Unione Europea e chiedere un farmaco per il quale serva la ricetta medica? Bene, potete tentare di convincere il farmacista in tutti i modi, ma senza ricetta vi darà solo un farmaco da automedicazione. Da noi, invece, antinfiammatori, antibiotici, tranquillanti e così via vengono spesso dispensati senza ricetta medica.
Ad approfittare di questa maggiore elasticità dei farmacisti sono tutti: dai pazienti che dimenticano la ricetta, ai medici che inviano i pazienti con una prescrizione a voce. Ci si può allora chiedere chi abbia ragione: noi italiani, con la nostra maniera accomodante, o gli stranieri con la loro rigidità? Io credo che abbiano molto più ragione gli altri. Infatti nel decidere quali farmaci possano essere lasciati all'automedicazione le autorità regolatorie tengono conto della sicurezza: si lasciano liberi da ricetta i farmaci più sicuri, che abbiano un buon margine terapeutico e con un dosaggio tale da ridurre al minimo i possibili rischi. Ma se i pazienti hanno a disposizione liberamente anche farmaci che richiedono la ricetta i rischi sono maggiori, perché questi farmaci sono stati concepiti per essere usati sotto il controllo del medico.
Alcuni recenti eventi hanno riportato alla luce questo fenomeno. Nella recente vicenda della nimesulide (vedi pag. 7), è emerso che in Italia si consumano ogni anno 25 milioni di confezioni di tale principio attivo, di cui poco più di un terzo è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale: quante sono, dei 15 milioni di confezioni vendute senza rimborso, quelle vendute senza ricetta? E quanti sono, tra i milioni di utilizzatori di nimesulide, quelli che hanno (senza saperlo) una controindicazione all'uso come una epatopatia in atto, un abuso di alcol o che prendono altri farmaci noti come epatotossici? Se manca la prescrizione del medico, come si può essere certi che le controindicazioni del farmaco siano conosciute e rispettate?
Un altro esempio è la recente revisione dei econgestionanti nasali contenenti vasocostrittori, che ha portato l'AIFA a esprimersi per la controindicazione all'uso sotto i 12 anni, viste le scarse prove di efficacia e la presenza, seppur rara, di eventi avversi nei bambini. Tra le varie decisioni è stata presa quella di passare questi farmaci da banco a farmaci con ricetta per l'età pediatrica, mentre restano in commercio senza ricetta per i pazienti con più di 12 anni. Ma se tutti i decongestionanti verranno dispensati senza ricetta come si potrà evitarne l'uso nei bambini piccoli? Per cambiare le cose ciascuno deve fare la sua parte, in primo luogo i farmacisti che devono avere il coraggio di dire di no nell'interesse del paziente; ma anche i medici e i cittadini devono essere coscienti di questa nuova situazione. Il farmacista che rifiuta di dare un farmaco senza ricetta fa l'interesse del paziente.
(Fonte AIFA)