| MINISTERO
DELLA SALUTE |
| RAPPORTO
SUI TUMORI IN ITALIA |
| Fonte:
Istituto Superiore di Sanità - Redazione ministerosalute.it - Settembre 2005
|
|

|
|

|
| Mortalità per tutti i
tumori in Italia |
|
Mortalità per tutti i
tumori in Italia |
| Maschi (Fonte: ISTAT) |
|
Femmine (Fonte: ISTAT) |
La mortalità per tumore diminuisce in Italia
al ritmo di circa il 2% l’anno. Vale a dire che ogni anno le statistiche
registrano circa 2.300 decessi in meno (1.300 per gli uomini e 930 per le donne)
dovuti a neoplasie.
La diminuzione della mortalità tumorale è più marcata al Nord e tra i
giovani, ma le differenze tra Nord, Centro e Sud si sono pressoché azzerate,
lasciando il posto ad una sostanziale omogeneità su tutto il territorio
nazionale. Merito dei progressi nelle diagnosi, nelle terapie e nella
prevenzione, ma colpa anche, oggi più che nel passato, degli stili di vita.
E’ quanto emerge dal rapporto ISTAT “Nuove evidenze nell’evoluzione della
mortalità per tumori in Italia”, elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità,
l’ISTAT e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, e presentato al
Ministero della Salute, alla presenza del Ministro Francesco Storace.
La ricerca, che aggiorna i trend di mortalità tumorale nel nostro Paese a 10
anni dall’ultimo rapporto, presenta i risultati osservati in 30 anni, dal 1970
al 1999, relativi a tutti i tumori maligni, per un totale di 20 tipi di cancro,
che rappresentano nel loro insieme la causa dell’84% dei decessi per tumore
maligno registrati nel 1999.
Questa riduzione, ha detto il Ministro Storace, è
stata resa possibile, essenzialmente, da tre fattori:
- I progressi terapeutici.
L’incidenza dei progressi terapeutici sulla diminuzione della mortalità
per tumori dimostra l’efficacia della ricerca in Sanità: gli oltre 2.000
morti in meno all’anno ne sono testimonianza concreta. E questo rinnova e
rinforza la volontà di ottenere maggiori risorse da investire nella ricerca
- la prevenzione. Su questo
fronte c’è un impegno diretto del Ministero, che ha messo in atto una
politica di forte sostegno agli screening, con l’avvio di una grande
campagna per lo screening per il tumore della cervice uterina, del colon
retto e della mammella, alla quale sono stati destinati più di 50 milioni
di euro
- gli stili di vita.
Cambiamenti più evidenti messi in luce
dal Rapporto:
- grossa riduzione della mortalità, dovuta
alla prevenzione e a terapie più mirate e avanzate
- diminuzione negli uomini dell’incidenza
dei tumori del cavo orale esofago, della vescica e del polmone; al tempo
stesso, però, aumentano nelle donne i tumori del cavo orale, esofago,
laringe e polmoni. Da sottolineare, in particolare, il trend di mortalità
in aumento per le donne, sia per il cancro al cavo orale (praticamente
raddoppiato tra il 1970 e il 1999) che per il tumore al polmone, tanto da
poter parlare, specialmente per le ragazze più giovani, di “epidemia”
di cancro polmonare, con un incremento spiccato al Centro-sud. L’aumento
di questi tumori tra le donne viene posto in stretta relazione col fatto che
le donne fumano più degli uomini
- diminuzione della forbice di incidenza dei
tumori tra Sud e Nord (negli anni Settanta il rischio tumore, al Nord, era
quasi doppio, ora si va verso l’omogeneità). La spiegazione sembra dovuta
soprattutto al cambiamento degli stili di vita. Al Nord diminuisce, in
particolare per gli uomini, l’abitudine al fumo di sigaretta, ma non per
le donne che continuano ad essere forti fumatrici. Al Sud aumentano, invece,
i tumori relativi alle abitudini alimentari (mammella, tumori digestivi e
prostata) e la causa va ricercata nel cambiamento della dieta, che va in
direzione del consumo di cibi di produzione industriale e pubblicizzati a
scapito dell’alimentazione tradizionale e della dieta mediterranea.
Si registra un aumento del rischio per alcuni
tumori:
- melanomi della pelle, tra i
pochi tumori in reale aumento, causati, in particolare, dalle abitudini
all’esposizione solare e a un’abbronzatura esagerata e senza protezione
- linfomi non Hodgkin
(i
linfomi sono tumori delle ghiandole linfatiche; si classificano in
linfomi di Hodking - gruppo eterogeneo di tumori che può derivare dalle
ghiandole linfatiche e linfomi non Hodking - tumori tipici dell’età
adulta)
- tumori del cavo orale e
dell’esofago in crescita tra le donne soprattutto per l’aumento
dell’abitudine al fumo che nella popolazione femminile è passata dal 12%
al 18%.
Il quadro complessivo, dunque, ci parla di una
mortalità in calo a partire dalla seconda metà degli anni Novanta: la
sopravvivenza in Italia a cinque anni, nel 2000, è stata stimata in media del
46%, in linea col dato europeo del 45%.
La diminuzione di mortalità per tumori in
Italia riguarda quasi tutte le forme. Solo per pochi tipi di tumore si
riscontrano andamenti ancora in aumento e che chiamano a specifiche misure
preventive da adottare. Si tratta di quattro tipi di tumori associati a
comportamenti a rischio che sono in aumento in modo sistematico: i tumori del
cavo orale e dei polmoni nelle donne (associati all'aumento all'abitudine al
fumo), il melanoma della pelle (dovuto ad eccesso di esposizione ai raggi solari
ed ultravioletti), i linfomi non Hodgkin (associati con l'infezione Hiv.
Per consolidare la diminuzione della mortalità per tumori in Italia e prevenire
le forme che ancora risultano in aumento, sono quattro le indicazioni
riferibili a comportamenti individuali atti a contrastare un aumento di rischio:
- Alimentazione basata su prodotti naturali,
con largo apporto di vegetali freschi, frutta, pesce, cereali, legumi, e
relativamente povera di grassi animali, carni rosse, uova, formaggi, salumi,
etc. Alimentazione variata e semplice, evitando prodotti fast food,
merendine, alimenti industriali preconfezionati, eccesso di grassi e
zuccheri. Questo tipo di alimentazione detta anche “dieta mediterranea”
risulta preventiva per diversi tipi di tumore, quali tumori dell’apparato
digerente, tumori del polmone, tumori della mammella e tumori della
prostata, oltre a prevenire obesità, diabete, malattie cardiovascolari.
L’omogeneità raggiunta dalla mortalità per tumore sul territorio
nazionale, che si è verificata per molti tipi di tumore, è riconducibile
alla omogeneità del regime alimentare indotta dalla pubblicità, dalla
diffusione di supermercati e l’uso di prodotti della grande distribuzione,
l’introduzione di cibi preconfezionati di cui poco si conosce del
contenuto e del quale non si controllano le componenti alimentari.
L’uniformità alimentare ha prodotto un danno alle popolazioni del Sud
che, in questi 30 anni, hanno perso un vantaggio di salute che avevano.
- Prevenzione dell’abitudine al fumo,
particolarmente rivolto alle donne ed ai giovani, ovvero le fasce di
popolazione che meno hanno recepito i messaggi di rischio per la salute che
sembrano aver funzionato per gli uomini.
- Induzione di cultura di rapporti sessuali
protetti per la prevenzione di infezioni e malattie sessuali, epatiti e
conseguente aumentato rischio di epatocarcinoma, di infezioni Hiv, con
aumentato rischio di linfomi non Hodgkin.
- Protezione dell’esposizione ai raggi
solari ed ultravioletti, uso di creme solari con filtri, cautela
nell’esposizione per i bambini atta ad evitare scottature ed ustioni, come
fattori che aumentano il rischio di melanoma della pelle. È importante che
queste poche indicazioni riguardo a comportamenti individuali divengano
oggetto di azioni di prevenzione atte a contrastare un aumento di rischio di
tumore per la popolazione. La riduzione quasi generalizzata della mortalità
per tumore è un importante risultato sanitario e sociale, ma anche un
notevole risparmio di domanda e di spesa sanitaria. Basti pensare alla
impressionante riduzione della mortalità per tumore polmonare tra gli
uomini, del tumore dello stomaco, e della cervice uterina, per rendersi
conto del numero delle vite salvate e dei relativi costi sanitari evitati.
In sintesi:
- L’incidenza
Anche l’incidenza dei tumori maligni, al pari della mortalità,
segue un andamento decrescente, ma solo per gli uomini a partire dalla
seconda metà degli anni Novanta. Per le donne, infatti, l’incidenza, che
indica il numero di nuovi casi l’anno, è ancora in crescita, sebbene con
una velocità minore negli anni recenti. Oggi si stimano circa 250.000
tumori maligni l’anno.
- La sopravvivenza
I livelli di sopravvivenza per tumore in Italia sono in linea con la media
europea, secondo quanto attesta Eurocare, il più vasto studio comparativo
europeo di sopravvivenza finalizzato a conoscere le differenze di
sopravvivenza per tumore in Europa. Se in Italia, infatti, la sopravvivenza
a 5 anni è in media del 46%, il valore medio europeo è del 45%. La
sopravvivenza, poi, è più alta per le donne (54% contro il 40% degli
uomini), a motivo della diversa distribuzione per tipi di cancro, più
letali negli uomini (polmone, colon-retto, stomaco), meno severi nelle donne
(mammella, colon-retto, cervice e corpo uterino).
- La prevalenza
La prevalenza in Italia continua a crescere, a differenza dei tassi
di incidenza e di mortalità. Il fenomeno si spiega col carattere cumulativo
della prevalenza, che include tutte quelle persone che hanno avuto una
diagnosi di tumore, quindi anche coloro che ne sono guariti, i pazienti in
trattamento per tumori diagnosticati di recente, quelli che sono in terapie
per recidive e i pazienti terminali. In Italia, nel 2000 è stata calcolata
una prevalenza di 202 casi ogni 10.000 per gli uomini (2%) e di 256 ogni
10.000 per le donne (2.5%). In numeri assoluti, si parla di 550.000 uomini e
720.000 donne che nel 2000 avevano o avevano avuto un tumore.
- La speranza di vita
Gli uomini che si ammalano di cancro perdono in media 9 anni di vita, le
donne 16. Il tempo medio vissuto con il tumore è aumentato di circa mezzo
anno tra il 1970 e il 2000, contro i 7 anni di vita guadagnati invece nel
medesimo periodo (in 30 anni la speranza di vita è passata da 69 anni per
gli uomini e 75 per le donne nel 1970 a 76 e 83 nel 2000). E’ stato
calcolato che, eliminando ipoteticamente il tumore come causa di morte, la
speranza di vita arriverebbe a 80 anni per gli uomini e a 85 per le donne.
APPROFONDIMENTI
SULLE VARIE TIPOLOGIE